E’ più di un mese che le prestigiose e costose università inglesi sono bloccate dallo sciopero dei docenti che contestano la gestione delle università e ancora di più quella dei fondi pensione. In sostanza le università strapagano i docenti famosi (e anche quelli poco famosi ma ben introdotti nel complicatissimo sistema delle cooptazioni successive) e sfrutta i docenti più giovani , ai quali non resta neanche il tempo per produrre le pubblicazioni che li faranno avanzare di prestigio e di grado. Questo succede sia in USA che in GB.
Ma in GB, all’insegna che privatizzare è bello, anzi obbligatorio, se no non sei “in”, han privatizzato anche i fondi pensione delle singole università, che pretendono di non dare più nessuna sicurezza ai pensionati: se ci sbagliamo a fare investimenti, magari perchè ci siamo fidati del nostro amico di qualche circolo esclusivo, che poi si è rivelato un truffatore, ridurremo le pensioni. Un’idea folle nel paese che ha avuto il miglior welfare dal governo laburista del dopoguerra, anche se la Thatcher si è data molto da fare per demolirlo, in mezzo agli applausi dei neoliberisti, e trasformando i laburisti di Blair in suoi seguaci e propagandisti nella sinistra europea che infatti ha cominciato a declinare.
In USA più o meno lo stesso, con la complicazione ideologica che i giovani docenti di economia si danno anche da fare per demolire i sacri principi del neoliberismo. E così hanno cominciato a intervenire alle assemblee annuali della associazione nazionale degli economisti, ponendo domande imbarazzanti ai mostri sacri della scuola di Chicago. Come ad esempio quale sia il fondamento scientifico della tecnica matriciale, quella usata per i ragionamenti delle banche centrali, che sarebbe tanto scientifica quanto fare oroscopi col computer. E anche l’eretica domanda su come è fatto il PIL, su cui si basano i dictat delle autorità monetarie: pare che sia piuttosto differente da un paese all’altro. D’altra parte, parlando a spannometro, uno può ammettere che il Pil della Russia sia inferiore a quello della Germania, ma che sia inferiore anche a quello dell’Italia mi sembra strano.
Noi invece continuiamo a bere tutto quello che ci raccontano, perchè siamo un po’ provinciali e forse perchè col nostro sistema universitario i ragazzi più in gamba in Italia arrivano fino alla laurea magistrale, ma il dottorato e il lavoro lo cercano all’estero..
A proposito di neoliberisti, non si sente più parlare dell’Istituto Bruno Leoni, sorto improvvisamente, come un fungo, una quindicina di anni fa, quando c’era da predicare la religione delle sacre privatizzazioni ( e delle svendite dei beni pubblici, col record raggiunto con l’operazione autostrade, le più care del mondo, grazie a Prodi-D’Alema). Forse costava troppo rispetto agli obiettivi ancora da raggiungere?
Claudio Bellavita

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