Comincia oggi la settimana che ci porterà alle festività natalizie che, anche se non si festeggiano in tutto il mondo, rappresentano sempre un momento che, in concomitanza con la fine dell’anno solare, rappresentano la fine di un ciclo, che sui mercati significano chiusura di posizioni, di portafogli, in attesa di un nuovo anno, nel quale poi si faranno le dovute analisi e considerazioni per l’assunzione di nuove forme di asset allocation. L’anno quindi è in chiusura, e possiamo dire che termina con incognite e dubbi relativi ai due temi fondamentali che hanno caratterizzato il 2022, ovvero inflazione da un lato e rischio recessione dall’altro. Le banche centrali hanno cercato di mantenere la barra dritta, va detto, pur nella difficoltà di aver dovuto affrontare l’inflazione più alta degli ultimi 30 35 anni, che è emersa in seguito alla più grande pandemia degli ultimi 100 anni, che aveva costretto le autorità monetarie ad inondare il mercato di liquidità, che poi, era inevitabilmente sfociata nel rapido aumento dei prezzi delle materie prime, e nella chiusura dei commerci in seguito ai lockdown a cui molti paesi erano stati costretti. Sono stati, il 2020, 2021 e 2022 anni di grandissima tensione e problematiche che non si possono cancellare, tantomeno dimenticare. E ci avviamo a vivere un 2023 che parte all’insegna, come detto, di tante incognite e dubbi, perché non sappiamo se a prevalere, sarà la recessione, e quindi una ripartenza importante nel momento in cui le banche centrali saranno nuovamente pronte a tagliare il costo del denaro, oppure se l’inflazione, che ancora è troppo alta in tanti paesi, e non accenna a calare al ritmo a cui le autorità monetarie speravano, sarà destinata a perdurare costringendo le banche centrali a restringere ulteriormente la politica monetaria. Con questi dubbi arriviamo a fine anno, e la settimana entrante, molto probabilmente, ci riserverà ancora qualche ultimo movimento interessante considerato il fatto che saranno pubblicati ancora dati importanti. Tra questi, redditi e spese personali statunitensi, che potrebbero fornire ulteriori indicazioni su un eventuale rallentamento dell’economia Usa. Ma anche gli ordini di beni durevoli e il Price consumer expenditure, altra misura importante sull’inflazione. Da segnalare anche la decisione della Boj sui tassi, e dati tedeschi su Ifo e fiducia dei consumatori. Interessanti anche i verbali della Rba australiana, che dovrebbero indicare ulteriori rialzi del costo del denaro. Infine dati sulla fiducia dei consumatori in Uk e per ultimo da segnalare l’inflazione Canadese. Insomma ancora sufficiente carne al fuoco per vedere price action interessanti prima di chiudere questo 2022. Tecnicamente sembra che le ultime ore ripropongano un po’ di forza e recupero del dollaro, che contro euro e sterlina ha recuperato oltre l’1.5% in due sedute, analogamente al rimbalzo che si è avuto contro lo Jpy. Una price action che però deve ancora svilupparsi per essere definita una correzione degna di tal nome e per ora si tratta solo di un consolidamento che potrebbe anche essere il preludio ad un nuovo ribasso. Si è mosso di più in discesa l’azionario che invece ha visto i listini Usa cedere per quattro sedute consecutive con i primi target correttivi raggiunti. Ora si tratterà di capire se il risk off delle ultime sedute sarà in qualche modo confermato. Molto dipenderà dai dati, come sempre.
Saverio Berlinzani

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