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I focolai della prossima crisi globale

di Gerardo Coco | 4 Ottobre 2015

Quando la prossima crisi eromperà, quella precedente nel 2008 al confronto sarà ricordata come lo scoppio di un petardo. 

Negli ultimi vent’anni si sono verificate crisi a ondate. Quella asiatica (1997), quella russa (1998), quella argentina (1999-2002), quella tecnologica (2000-2002); quella dei mutui (2008) e, infine, quella europea (2010). Ora è in arrivo un’onda più forte delle precedenti e c’è solo da capire da quale parte e per quale causa. I principali focolai sismici sono tre.

1.Debito. L’economia globale è in caduta libera perché ha accumulato un debito che è quasi tre volte il prodotto lordo: $200 trilioni a fronte di $74 trilioni. Il debito è andato fuori controllo sia perché è stato destinato a consumo e speculazione e non ad attività produttrici di reddito, sia perché si è cercato di rimediare al debito creandone di più. Ma c’è un problema ancora più grave. Del debito globale, $100 trilioni rappresentano titoli obbligazionari dei governi (bond) contemporaneamente utilizzati come collaterale per le operazioni di prestito e per garantire oltre $550 trilioni di derivati. I derivati sono prestazioni assicurative offerte da banche e hedge fund che dietro pagamento di un prezzo/premio proteggono gli investitori dal rischio di ribasso del valore dei bond. Se lo standing creditizio dei bond si abbassa anche il valore dei derivati diminuisce e gli emittenti per mantenere intatto il valore dei titoli obbligazionari devono immediatamente aumentare il collaterale costituito da un numero maggiore di titoli, allo stesso modo di come lo speculatore di borsa che si finanzia a credito, deve provvedere alla ricopertura della sua posizione con altre azioni non appena il loro valore cala. Il mercato dei derivati è proliferato sia per la crisi dei debiti sovrani sia perché consente l’immediato incasso dei premi. Poiché le banche centrali con il loro colossali acquisti di bond ne hanno ridotto la disponibilità nel mercato, gli assicuratori sono costretti a utilizzare più volte lo stesso collaterale per un numero sempre crescente di contratti. Pertanto, se per un qualsiasi motivo, si verificasse un rialzo dei tassi di interesse e un corrispondente ribasso dei titoli, il valore di tutto il credito obbligazionario non avendo più copertura adeguata, collasserebbe in un batter d’occhio. Bond e derivati hanno elevato al massimo grado, il rischio, la volatilità e la tossicità nei  mercati e creato la più grande bolla della storia finanziaria che, pronta a scoppiare in qualsiasi momento non colpirebbe un settore, come titoli tecnologici o mutui, ma tutti i settori e valori indistintamente allo stesso tempo, ossia l’intero sistema. E’, in assoluto, il più pericoloso focolaio di crisi.

 

2.Dollaro. Fino ad oggi ha rappresentato l’ossigeno dell’economia globale determinando il valore di qualsiasi strumento finanziario nel mondo: azioni, bond, materie prime, preziosi, immobili, oggetti di collezione ecc. Se si vogliono capire le evoluzioni dell’economia bisogna tenere sempre sott’occhio l’US dollar index (USDX), l’indice che misura il suo valore rispetto al paniere delle principali valute. Siccome il 70% del paniere è composto dall’euro (57.8%) e dallo yen (13.6%), sono le variazioni rispetto a queste valute a essere importanti. Il valore del dollaro è pilotato dalla Federal Reserve (Fed) che abbassando o rialzando i tassi di interesse disincentiva o incentiva rispettivamente gli investimenti in questa valuta. Se per sei anni i tassi di interesse sono rimasti tra lo 0% e il 0.25%, come mai dal 2014 il dollar index ha subito una forte impennata? Perché la Fed ha interrotto gli stimoli monetari promettendo di rialzare i tassi, mentre la banca centrale europea e quella giapponese, invece, si sono mosse in direzione opposta varando mostruosi stimoli monetari per svalutare le proprie valute. Pertanto il mercato, grazie alla svalutazione dell’euro e dello yen, ha percepito il dollaro che è intrinsecamente una valuta debole (gli USA sono il paese più indebitato del mondo), come valuta rifugio. Ma il dollaro forte ha provocato più deflazione: infatti i prezzo del petrolio è delle altre materie prime, dal 2014, sono scesi di oltre il 50%. Il valore del dollaro varia sempre inversamente a quello delle materie prime e finché resterà forte i loro prezzi non aumenteranno. Ora, tutti gli occhi sono puntati sulla Federal Reserve. Se aumentasse il tassi d’interesse, il dollaro si rivaluterebbe ancora di più mettendo a rischio l’export americano e, soprattutto, i paesi emergenti ormai sull’orlo del default perché super indebitati in questa valuta. Si verificherebbe per loro una crisi tipo 1997 (crisi asiatica), amplificata dal crollo del mercato dei bond e dei derivati come prefigurato al punto1). Se la Fed, invece, riprendesse le politiche espansive per reagire alla deflazione globale, il dollaro invertirebbe il trend, i prezzi del petrolio e altre materie prime aumenterebbero e l’inflazione ridestandosi, colpirebbe le economie importatrici. Allo stesso tempo, però, emergerebbe l’intrinseca debolezza della valuta americana e, tenuto conto che i paesi asiatici la stanno già sostituendo nelle loro transazioni commerciali, dio solo sa quale scompiglio nascerebbe da una fuga precipitosa di capitali dalla moneta di riserva. Comprensibili quindi le perplessità della Fed sull’aumento dei tassi.

 

3. Borse e altri focolai. Dopo sei anni di crescita ininterrotta le principali borse mondiali sono tutte pericolosamente altalenanti.Il 24 agosto scorso, il Dow Jones perdeva all’apertura, 1,300 punti (da 16.700 a 15.400) ma ne recuperava, 1000 nei giorni successivi. Una perdita in sol giorno che non si verificava da decenni, un segno premonitore. Il primo di settembre perdeva altri 470 punti. In tutte le altre borse stanno verificandosioscillazioni simili: repentini ribassi e rialzi possono essere il sintomo di un tonfo finale e catastrofico. Con denaro preso a prestito a interessi ridicoli, le principali società quotate, invece di impiegarlo in nuovi investimenti e creare posti di lavoro si sono ricomprate le proprie azioni (buyback) facendo aumentare il rapporto prezzo/utili e illudendo il mercato sulle aspettative della loro crescita. Dopo il mercato dei bond e il dollaro, le borse sono la terza grande bolla che non riflettendo i fondamentali reali sono sempre a rischio di esplosione. Tutte e tre sono la conseguenza delle politiche monetarie delle banche centrali i cui bilanci gonfiati si correlano perfettamente a mercati e a valori assurdamente sopravalutati in un mondo in costante rallentamento. Tutto questo si verifica in un momento in cuigrandi gruppi industriali e bancari hanno iniziato a tagliare posti di lavoro. Hewlett packard licenzierà 55.000 persone, HSBC (Londra) 50.000, la  Deutsche Bank  23.000 (1/4 del suo staff totale). Quest’ultima ha in bilancio 57 trilioni di derivati. Cha sia una nuova Lehman Brother? Deutsche Bank, L’Europa intanto è un Titanic e anche la Germania sta entrando in crisi. C’è infine una guerra fredda in corso che coinvolge Medio Oriente, Europa dell’est e zone africane. L’atlante politico mondiale assomiglia sempre di più a un 1909 o 1939 mentre quello economico, al 1999 o 2007 ma in peggio. Eppure molti vedono segnali di ripresa dell’economia mondiale. Noi invece vediamo sempre più chiari e forti, segnali di una nuova grande e inevitabile crisi che quando eromperà, quella precedente nel 2008, al confronto, sarà ricordata come lo scoppio di un petardo.

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, banca centrale, banca centrale europea, banche, banche centrali, borsa, capitali, crisi, europa, federal reserve, finanziaria, germania, la germania, lavoro, lehman, mercati, mercato, mondo, persone, posti di lavoro, usa

Info Gerardo Coco

Laureato in economia all’Università Bocconi di Milano ha proseguito gli studi economici e finanziari al Politecnico di Huddersfield (UK). Ha una vasta esperienza in economia internazionale. Ha lavorato per diverse multinazionali in posizioni di responsabilità e ha costituito negli Stati Uniti una fondazione riconosciuta dalle Nazioni Unite per lo sviluppo economico nei paesi emergenti. Ha tenuto conferenze sullo sviluppo alla Columbia University di N.Y. al MIT di Boston e alle Nazioni Unite. E consulente industriale e membro del comitato scientifico dell’università Unimeier di Milano dove insegna di economia e finanza.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Piero

    24 Ottobre 2015 alle 22:18

    Grazie, come sempre, per l’eccellente analisi.

    Rispondi
  2. marzio siracusa

    11 Ottobre 2015 alle 15:29

    Cari signori, investire in fabbriche di armi, come azionisti o come consumatori, non sarebbe male. E’ un settore che renderà sempre di più.

    Rispondi
    • paolo francia

      12 Ottobre 2015 alle 22:22

      Marzio, ognuno è libero di scegliere come difendersi, nessuno ti impedisce di avere porto armi e un’arma.
      Da qui a investirci in azioni, ce ne corre, potrei dirti che anche il porno funziona benissimo, ma non mi metterei per questo ad acquistare azioni del mercato del porno!

      Rispondi
  3. paolo francia

    8 Ottobre 2015 alle 06:51

    Condivido quanto espresso in questo articolo, i politici in perenne campagna elettorale hanno perso il senso della realtà e risponderebbero al prof Coco di essere un Gufo.
    Detto questo, in effetti lei cita i problemi ma non offre un aiuto concreto, un suggerimento quanto meno per evitare al particolare la catastrofe annunciata. Nelle catastrofi di questo tipo si salva solo chi si mette al riparo in anticipo.
    Ma come fare? Appunto convertendo adesso i risparmi in Oro? Cosa ne pensa per esempio di convertire i risparmi in euro in un’altra divisa come il Franco Svizzero? Abito al confine con la Svizzera tedesca, potrebbe essere questa una soluzione per lei?
    Oppure svuotare le assicurazioni vita e i risparmi acquistando il mattone, o spendere quanto piu possibile prima che l’euro perda valore? Che ne so, fare lavori importanti di restauro, comprare un’auto nuova, insomma azzerare quasi il denaro disponivile in banca?
    Lei cosa farebbe o come si prepara concretamente per evitare o limitare il tonfo?

    Rispondi
    • Gerardo

      8 Ottobre 2015 alle 09:14

      Coloro che nel 2006 avevano previsto la crisi dei mutui e le sue conseguenze venivano definiti gufi. Erano, invece, semplicemente realisti. Le crisi hanno sempre lo stesso paradigma, non c’è neppure bisogno di essere esperti in economia, basta guardare alla storia (e alle “bolle” del passato). Io non sono titolare di una rubrica di investimenti e posso dare solo semplici consigli. Cosa succede durante una crisi finanziaria? Innanzi tutto il valore delle obbligazioni (statali e societari) crolla e i creditori ci perdono, per cui, primo, evitare di investire in passività di terzi. Secondo, il valore dei beni tangibili, aumenta per cui investire in buone azioni (che hanno dato dividendi negli ultimi cinque anni), immobili e preziosi e materie prime. Quando lo sviluppo è zero e aumenta la scarsità, il valore di tutte le cose tangibili e concrete aumenta. Quanto all’oro non superare il 20% nel portafoglio. Quanto alle valute, avrei già venduto il dollaro e comprato il franco. Ma attenti alla volatilità. Infine diversificare il proprio portafoglio per area geografica.

      Rispondi
  4. Orazio

    7 Ottobre 2015 alle 23:25

    Mi ricorda l’avvocato Nando Ioppolo che due anni fa ci ha lasciti,, il quale ripeteva un concetto semplice e che guarda caso fa pand-dan con la prima parte dell’artico. Ovvero che le bolle, Lui le chiamava in un altro termine ovvero speculazione sui cespiti, nelle quali manine libere, dico libere di operare, hanno sapientemente fatto espandere in modo artificiale, molte “aree” con la possibilità data loro dalle banche con la riserva frazionaria.
    Dire che le banche operano in tal modo è dire l’evidenza.
    Il fatto che il sistema sta collassando, lo dobbiamo all’ingordigia delle stesse che hanno minato deliberatamente l’economia, non dico mondiale ma sicuramente delle nazioni occidentali.
    Certamente in un modo fin troppo connesso, anche quelle nazioni che sono ai margini si trovano sospinti da tali tempeste ad esserne interessati loro malgrado.
    Rispondendo al sig. Onorio, credo che si debba mettere in PESANTE DISCUSSIONE tale sistema, riportando o meglio togliendo alle banche ogni possibilità sia diretta che indiretta di emettere moneta.

    Rispondi
  5. Onorio

    5 Ottobre 2015 alle 14:50

    Buongiorno Prof. Coco,
    difficile non essere d’accordo con Lei. Del resto i pochi che ancora parlano di “luce in fondo al tunnel” sono oramai soltanto i politici ed i loro più stretti accoliti….
    Posto che è impossibile prevedere che cosa farà da detonatore dello scoppio della prossima bolla, mi par di capire che Lei abbia un’idea abbastanza precisa del quando: nel 2016, dico bene?

    Rispondi
    • Gerardo

      5 Ottobre 2015 alle 22:40

      Non si può mai prevedere il momento del tonfo finale, so solo che ci stiamo avvicinando molto velocemente. Comunque non mi preoccupa tanto l’evento in sé che do per scontato, quanto la reazione e le misure dei governi: renderanno ancora più acuta la crisi e scoppieranno sommovimenti sociali dappetutto.

      Rispondi
      • Onorio

        6 Ottobre 2015 alle 14:57

        Grazie.
        A questo punto ritengo che sarebbe utile un Suo articolo relativo a ciò che i cittadini potrebbero fare per prepararsi nel migliore dei modi alla futura crisi.
        A questo proposito, ricordo diversi Suoi interventi in favore dell’oro fisico.
        Tuttavia, non Le pare che questo tipo di asset presenti troppe controindicazioni “pratiche” (scarsa reperibilità, difficili e costose commerciabilità e custodia)?
        Del resto se, come Lei sostiene, gli Stati non molleranno la presa tanto facilmente, è probabile che presto verrà abolito non solo il denaro contante, come ormai si sente dire sempre più insistentemente, ma, a maggior ragione, sarà vietato anche il commercio di oro fisico. E se sarà vietato venderlo, sarà anche inutile possederlo. Non crede?

        Rispondi

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