
Questo non significa che per i prossimi due anni assisteremo a un Presidente americano più diplomatico, né che adotterà un linguaggio improvvisamente più misurato. Tuttavia l’attuale inquilino della Casa Bianca, consapevole della natura temporanea del proprio mandato, sembra essere stato richiamato all’ordine da quelle influenti reti di potere d’oltreoceano che nel corso della storia hanno esercitato un ruolo non trascurabile nella formazione della classe dirigente statunitense. In passato figure appartenenti a questi ambienti hanno accompagnato l’ascesa di numerosi Presidenti, tra cui George Washington, James Monroe, Andrew Jackson, James K. Polk, James Buchanan, Andrew Johnson, James Garfield, William McKinley, Theodore Roosevelt, William Howard Taft, Warren G. Harding, Franklin D. Roosevelt, Harry S. Truman e Gerald Ford, tutti indicati come massoni certificati. Altri leader, come Ronald Reagan e Bill Clinton, sono stati invece accostati a organizzazioni paramassoniche: Reagan agli Shriners, mentre Clinton aderì in gioventù all’Ordine di DeMolay. Per quanto riguarda Donald Trump non emergono conferme o indiscrezioni rilevanti circa una sua eventuale appartenenza a tali circuiti. Tuttavia il recente atteggiamento più prudente nei confronti dell’Iran lascia intravedere l’influenza di pressioni esterne ben precise. Resta da chiedersi da dove provengano e quale sia la loro reale portata. È noto, infatti, che una parte della tradizione associativa americana, inclusa quella massonica, si sia storicamente caratterizzata per una forte componente filantropica e patriottica, spesso intrecciata con interessi economici e strategici. In questo contesto le scelte di politica estera possono difficilmente essere lette come il risultato di un’unica volontà individuale, ma piuttosto come il punto di equilibrio tra diverse forze, visibili e meno visibili, che operano all’interno del sistema di potere statunitense.
Angelo Santoro

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