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Cuba, l’ultima pedina?

Gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni a Cuba nell’ambito di una campagna di pressione in corso da mesi contro l’isola caraibica. La decisione arriva poche ore dopo che gli esperti delle Nazioni Unite avevano denunciato il blocco dei rifornimenti di carburante imposto da Washington, definendolo equivalente a una “carestia energetica” indotta. Le misure prendono di mira il Grupo de Administracion Empresarial SA (GAESA), un conglomerato controllato dai militari cubani con legami con quasi tutti i settori dell’economia locale. In una dichiarazione su X, il Segretario di Stato americano Marco Rubio, figlio di esuli cubani e fervente anti-castrista, ha affermato che le sanzioni “dimostrano che l’amministrazione Trump non resterà a guardare mentre il regime comunista cubano minaccia la nostra sicurezza nazionale nel nostro emisfero” e che gli Stati Uniti “continueranno ad agire finché il regime non attuerà tutte le riforme politiche ed economiche necessarie”.

di Alessia De Luca | 9 Maggio 2026

Gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni a Cuba nell’ambito di una campagna di pressione in corso da mesi contro l’isola caraibica. La decisione arriva poche ore dopo che gli esperti delle Nazioni Unite avevano denunciato il blocco dei rifornimenti di carburante imposto da Washington, definendolo equivalente a una “carestia energetica” indotta. Le misure prendono di mira il Grupo de Administracion Empresarial SA (GAESA), un conglomerato controllato dai militari cubani con legami con quasi tutti i settori dell’economia locale. In una dichiarazione su X, il Segretario di Stato americano Marco Rubio, figlio di esuli cubani e fervente anti-castrista, ha affermato che le sanzioni “dimostrano che l’amministrazione Trump non resterà a guardare mentre il regime comunista cubano minaccia la nostra sicurezza nazionale nel nostro emisfero” e che gli Stati Uniti “continueranno ad agire finché il regime non attuerà tutte le riforme politiche ed economiche necessarie”. Il governo cubano non ha risposto all’ultima tornata di sanzioni, ma ne ha condannato una precedente serie, definendola una “punizione collettiva contro il popolo cubano”. Dalla cattura del leader venezuelano Nicolas Maduro, avvenuta il 3 gennaio a Caracas, il bloqueo che da sessant’anni soffoca l’isola ha raggiunto livelli inediti. Da allora Washington ha interrotto le forniture di petrolio venezuelano, considerate vitali per l’isola, e ha emesso un ordine esecutivo che prevede sanzioni contro qualsiasi Paese che rifornisca l’isola di carburante, imponendo di fatto un embargo energetico.

Una crisi sempre più nera?

In seguito al blocco, negli ultimi mesi solo una petroliera russa ha raggiunto Cuba, aggravando una crisi energetica già drammatica, e precipitando l’isola in un’emergenza umanitaria sempre più grave. I blackout – già frequenti – si sono trasformati in interruzioni di corrente diffuse e continuate. Il 16 marzo, la rete elettrica nazionale cubana – basata su centrali termoelettriche di fabbricazione sovietica, obsolete e fortemente dipendenti dalle importazioni di petrolio – è collassata. I continui blackout hanno costretto gli ospedali a ridurre i servizi, le scuole a sospendere le lezioni e le attività commerciali a chiudere. Il sistema sanitario cubano, un tempo considerato un’eccellenza, conterebbe un arretrato di oltre 96mila interventi chirurgici, di cui 11mila per i bambini. In seguito alla scarsità di carburante, da mesi ormai la popolazione cubana è costretta a vivere anche 15 ore al giorno senza energia. La carenza di gas da cucina, benzina e diesel ha messo a dura prova anche i trasporti, l’approvvigionamento alimentare e persino le pompe idrauliche, alimentate a diesel. La crisi ha portato a un’impennata dell’inflazione, compresi i prezzi dei generi alimentari, e a una rapida svalutazione del peso cubano. “La privazione di energia come strumento di coercizione è incompatibile con le norme internazionali sui diritti umani”, hanno affermato tre relatori speciali delle Nazioni Unite, condannando quello che hanno definito un “blocco illegale” che “non solo sconvolge la vita quotidiana, ma mina anche il godimento di un’ampia gamma di diritti umani”.

L’Avana nel mirino?

Dopo aver catturato il leader venezuelano Nicolás Maduro e ucciso la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei in un attacco militare, Trump ha dichiarato esplicitamente che Cuba potrebbe essere il suo prossimo obiettivo e ha lasciato intendere che, una volta risolto il conflitto con l’Iran, rivolgerà la sua attenzione all’isola caraibica. Le autorità cubane hanno respinto le minacce, affermando che la nazione è pronta a difendersi. “Ci impegneremo sempre per evitare la guerra”, ha dichiarato Díaz-Canel in una rara intervista a Newsweek all’inizio di aprile. “Lavoreremo sempre per la pace. Ma se si verificasse un’aggressione militare, reagiremo, combatteremo, ci difenderemo e, se dovessimo cadere in battaglia, morire per la patria significa vivere”. Mosca – un solido alleato dell’Avana sin dalla Rivoluzione cubana del 1959 – ha espresso a più riprese profonda preoccupazione per l’escalation delle tensioni la crescente pressione esterna sull’isola. Il motivo è chiaro. “La caduta di Cuba sarebbe percepita dal Sud del mondo come la prova definitiva dell’incapacità di Russia, Cina o chiunque altro di fungere da centro di potere alternativo agli Stati Uniti”, ha scritto il noto commentatore politico russo Ruslan Pankratov, sottolineando che “in Asia, Africa e America Latina, tutti capirebbero una cosa semplice: impegnarsi nella ‘multipolarità’ è rischioso perché non può proteggere i suoi alleati dalle pressioni americane”.

Un trofeo per Midterm?

Ma, per Trump, la partita cubana non è solo geopolitica: è anche – forse soprattutto – domestica. Alle prese con indici di gradimento in caduta libera dopo l’aumento dei prezzi del carburante innescato dalla guerra in Iran, e senza una vittoria eclatante da poter rivendicare nel quadrante mediorientale, il presidente si trova in una posizione scomoda. Cuba potrebbe offrirgli una rapida via d’uscita. Abbattere l’ultimo bastione del comunismo nell’emisfero occidentale sarebbe un trofeo di portata storica, facilmente traducibile in consenso – soprattutto tra i cubano-americani della Florida, uno dei blocchi più fedeli e mobilitati del suo elettorato. Non è detto però che nella mente di Trump ci sia solo l’ipotesi di un regime change che comporterebbe, automaticamente, il doversi assumere la responsabilità della gestione e transizione nell’isola. Un’altra ipotesi più percorribile potrebbe essere un cambio dei rapporti con il regime che garantisca l’accesso privilegiato degli Usa agli investimenti nell’isola. Comunque vada, il destino di Díaz-Canel – con cui pure i funzionari americani avevano avviato ad aprile un dialogo definito “fruttuoso” – dipenderà meno dalle doti diplomatiche dell’Avana che dagli umori di Washington. E dalla necessità di Trump di intestarsi, prima delle elezioni delle elezioni di midterm una vittoria altamente simbolica che, nel Golfo, ormai sembra fuori portata.

Il commento

Di Antonella Mori, Head programma America Latina ISPI

“La situazione economica e umanitaria a Cuba è drammatica e la recente iniziativa dell’Amministrazione Trump, l’Ordine esecutivo del primo maggio, continuerà ad aggravarla. Nonostante la minaccia di Trump di invadere l’isola, lo scenario più probabile rimane quello “venezuelano”: un limitato cambiamento di governo, che garantisca scelte gradite agli USA in termini di presenza straniera nell’isola, e un graduale processo di apertura politica ed economica. Una svolta democratica a Cuba nel breve periodo appare ancora lontana – ma il paese sembra ormai entrato in un’orbita di pressioni che difficilmente potranno essere arrestate”.

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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