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Biennale: la “cultura” delle polemiche inutili politiche

La Biennale di Venezia, che dovrebbe essere espressione dell’arte e della cultura, è diventata ostaggio di polemiche e di richieste di esclusione che con l’arte non hanno nulla a che fare. Da una parte il Governo italiano, che prima nomina Pietrangelo Buttafuoco e poi lo mette all’indice perché non si piega ai diktat della sua politica estera. Quindi, interviene pure l’Europa che usa l’arma del ricatto finanziario: “Se aprite il padiglione russo, vi tagliamo i fondi”.

E tutto questo avviene senza neppure accorgersi che si sta attuando il solito doppio standard; per cui né l’Italia né l’Europa, le quali chiedono di escludere la Russia di Putin, paese aggressore, non chiedono invece l’esclusione di Israele che sta compiendo il genocidio dei palestinesi.

di Enrico Rossi | 9 Maggio 2026

La Biennale di Venezia, che dovrebbe essere espressione dell’arte e della cultura, è diventata ostaggio di polemiche e di richieste di esclusione che con l’arte non hanno nulla a che fare.

Da una parte il Governo italiano, che prima nomina Pietrangelo Buttafuoco e poi lo mette all’indice perché non si piega ai diktat della sua politica estera.

Quindi, interviene pure l’Europa che usa l’arma del ricatto finanziario: “Se aprite il padiglione russo, vi tagliamo i fondi”.

E tutto questo avviene senza neppure accorgersi che si sta attuando il solito doppio standard; per cui né l’Italia né l’Europa, le quali chiedono di escludere la Russia di Putin, paese aggressore, non chiedono invece l’esclusione di Israele che sta compiendo il genocidio dei palestinesi.

É normale e giusto che i conflitti in corso coinvolgano e agitino le coscienze. Ma trasformare la Biennale in un tribunale internazionale è un errore storico e culturale imperdonabile.

Se iniziamo a selezionare gli artisti in base ai loro governi, chi resterà a esporre? Escluderemo forse la Cina per il mancato rispetto dei diritti umani?

O escluderemo anche gli USA per ogni loro intervento militare?

Più di mezzo mondo finirebbe per essere escluso.

La Biennale è stata voluta dalla borghesia veneziana illuminata di fine Ottocento, 1895, con lo scopo di ridare a Venezia un ruolo centrale nel mondo dopo l’unificazione d’Italia. Ma é stata fisicamente “edificata” pezzo dopo pezzo dalle grandi potenze mondiali, rendendola l’unico luogo al mondo dove la geografia politica si trasforma in una mostra di architetture diverse e di incontro permanente tra culture diverse.

Risalendo nella storia, a parte l’esclusione del Sudafrica dell’Apartheid nel 1969, fu negli anni 30 che la Biennale finì totalmente sotto l’egida fascista e venne usata per fini politici. Nel 1934 Hitler visitò la mostra e l’arte considerata “degenerata” (cubismo, espressionismo) venne bandita dai padiglioni per compiacere l’alleato tedesco. In quel caso, la politica non si limitava ad escludere paesi, ma addirittura escludeva linguaggi artistici e accettava la censura nazista sull’arte “degenerata”?

Ogni volta che la politica ha provato a decidere cosa fosse giusto e bello esporre ha finito per soffocare il pensiero critico e la libertà dell’arte e della cultura.

Difendere oggi l’autonomia della Biennale e di Buttafuoco non significa difendere la Russia o Israele ma il diritto dell’arte ad essere in una zona franca, un territorio dove le opere sono al riparo dai missili e dagli interessi politici e geopolitici.

Se accettiamo che Bruxelles o Roma decidano chi ha diritto di cittadinanza nell’arte abbiamo già perso un pezzo importante della nostra libertà.

La politica e soprattutto i governi nel campo dell’arte possono solo fare questo: lasciare che gli artisti parlino e lasciare che i critici e il pubblico giudichino.

Purtroppo, é segno che stiamo davvero vivendo brutti tempi dover assistere alle odierne polemiche sulla Biennale e dover fare queste discussioni.

Enrico Rossi

https://www.agi.it/cronaca/news/2026-05-08/biennale-proteste-presenza-israele-salvini-buttafuoco-36960452

Pubblicato in : Editoriale

Info Enrico Rossi

Enrico Rossi è un politico italiano, presidente della Regione Toscana dal 2010 al 2020. È membro del Comitato europeo delle regioni (CoR) dal 26 gennaio 2015; dall’ottobre 2019 è vicepresidente del gruppo socialista al CoR. Sindaco di Pontedera dal 1990 al 2000, assessore regionale alla Sanità dal 2000 al 2010. Nel 1999 viene chiamato a Roma da Walter Veltroni per assumere l’incarico di vice responsabile nazionale dell’area economica dei Democratici di Sinistra.

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