
Alla Farnesina lo chiamano “dialogo franco”, ma il sapore è quello di un’alleanza che scricchiola sotto il peso di interessi divergenti. L’incontro tra il vicepremier Antonio Tajani e il Segretario di Stato USA Marco Rubio non è stato la parata di unità che il cerimoniale avrebbe voluto vendere. Dietro le rassicurazioni di rito sull’importanza della NATO e del legame transatlantico, è emersa la sagoma di un’America sempre più orientata al protezionismo e un’Italia che fatica a trovare un equilibrio tra la fedeltà a Washington e la difesa dei propri interessi nazionali.
Nonostante i tentativi di smorzare i toni, le dichiarazioni di Tajani – che ha tenuto a ribadire come “gli Stati Uniti abbiano bisogno dell’Europa” tanto quanto il contrario – suonano più come un avvertimento che come una constatazione. Il riferimento del Ministro alla necessità di agire “a testa alta” tradisce l’insofferenza per un rapporto che molti, a Roma, percepiscono ormai come eccessivamente sbilanciato verso i diktat d’oltreoceano.
Il dossier più scottante resta la sicurezza marittima. Se Tajani ha offerto la disponibilità della Marina Militare italiana per operazioni di sminamento nello Stretto di Hormuz, lo ha fatto ponendo una condizione non negoziabile: un cessate il fuoco permanente in Medio Oriente e un accordo solido sull’Iran. Una posizione che cozza con la linea dura di Rubio e dell’amministrazione Trump, decisi a procedere con o senza il consenso europeo.
Ancora più teso il fronte economico. Mentre Rubio ha incalzato l’Italia affinché “protegga i propri interessi economici” (si allinei alla guerra commerciale contro la Cina), Tajani ha dovuto incassare il muro americano sui dazi. La promessa di Rubio di “parlare italiano la prossima volta” è stata l’unica concessione simpatica in un tavolo dove, sui fatti, Washington non ha arretrato di un millimetro.
Il risultato è un “disgelo” che resta sulla carta. L’Italia si dice pronta a cooperare, ma non a essere la comparsa di una strategia americana che minaccia di colpire le esportazioni europee e di disimpegnarsi militarmente dal Vecchio Continente. Rubio riparte lasciando dietro di sé più interrogativi che certezze, e un governo italiano che, pur professandosi alleato fedele, sembra aver capito che la cortesia diplomatica non basterà a salvare l’economia nazionale dall’isolazionismo americano.
Giuseppe Basilico

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