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I fascisti tiepidi

di Lorenzo Borla | 10 Febbraio 2013

La divulgazione della pagina di diario di Elsa Morante nel numero scorso, apprezzata da più di un lettore, ha stimolato l’emersione di un altro reperto storico, e cioè uno scritto di Giorgio Scerbanenco (nato in Ucraina nel 1911 come Volodymyr-Giorgio Šerbanenko, scrittore prolifico in tutti i generi letterari), redatto durante il suo esilio in Svizzera dopo l’8 settembre.

ScerbanencoFu in quei due anni, dal ’40 al ’42, che nacque la timida piantina del fascista tiepido. Già era allignata un poco anche negli anni passati, naturalmente. Vi è sempre il debole che nasconde la sua debolezza sotto il manto di una bolsa obiettività (non della vera, che è tutt’altra cosa). Vi è sempre chi si lascia impressionare dai successi e che dice di sì al prepotente non solo col capo, che sarebbe comprensibile, ma con lo spirito. Il ragionamento di questi animi molli è noto: io non sono fascista, dice il fascista tiepido. Ma non posso disconoscere i fatti. Io sono obiettivo. Vi sono nel fascismo degli aspetti cattivi, e li riconosco. Ma ve ne sono anche molti di buoni: le paludi sono bonificate, le scuole riordinate, i servizi pubblici funzionano. E’ stupido voler trovare tutto cattivo nel fascismo, e dimostra scarsa intelligenza. Per quanto fossero pochi i sostenitori di questa puerile teoria, pure in quel periodo dettero molto fastidio, e più che fastidio disgusto. Era la teoria dei don Abbondio e, guardato dal punto di vista morale, don Abbondio è disgustoso. E soprattutto è irredimibile. Era inutile obiettare a questa gente: no. No.

No. Da un’idea falsa e incivile come quella che costituiva il nocciolo del fascismo, non può nascere nulla di buono. Da un errore non può nascere il giusto, e dalla menzogna non può nascere la verità. Le cosiddette realizzazioni del fascismo sono solo apparenti e nascondono il male in sé. Sono orpelli. Sono i fasti del bancarottiere che si dimostra potente a spese degli ingenui creditori. Essere obiettivi col fascismo significa essere obiettivi con l’errore, partecipare all’errore, accrescerlo. La vera obiettività verso il fascismo e teorie similari consiste nella negazione completa e assoluta, perché non inquini ulteriormente la verità. Concedere qualche attenuante e peggio ancora qualche merito alla teoria della sopraffazione metodica dell’individuo, della soffocazione costante della  libertà, significa essere non obiettivi, ma manutengoli di quella teoria.

Nessuna bonifica, nessuna guerra vinta, nessun impero, nessun trionfo renderanno giusto l’errore. (Giorgio Scerbanenco, I don Abbondio in Patria mia. Riflessioni e confessioni sull’Italia).

Pubblicato in : Cultura ed eventi

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