Abbiamo sempre ignorato quali suggestioni ideologiche potessero scuotere il borgo e il contado di Capalbio. Nel contempo, e senza alcuna benevolenza, avevamo considerato l’indubbia capacità di quei luoghi di attrarre le meglio teste del pensiero unico progressista. Noi, un po’ provinciali e un po’ reazionari, economicamente impigriti sulla Riviera di Ponente e con qualche giovanile incursione a Bellaria Igea Marina, non abbiamo mai dubitato che questa perla della Maremma sapesse offrirsi al viandante ricca di colori, unicità, prelibatezze e saggezza. Si narra di dune su spiagge dorate, scorci esclusivi sulla macchia mediterranea, equilibrata densità di ospiti, rigore civile e riflessioni elevate. Intellettuali organici, sia pur in braghette e pianelle, che sono consuetudine sfiorare e che lasciano ogni piè sospinto tracce sapienti e spunti ragguardevoli sotto la torre merlata o sulle terrazze vista mare. Una sorta di paradiso “laico, democratico, antifascista” pur in funzione solo nei mesi estivi.
Poi, una decina di giorni fa, il vice prefetto di Grosseto ha annunciato e statuito per stanziali e villeggianti che accanto alle ville, unanimemente giudicate di gran lusso e finemente arredate, si dovranno sistemare cinquanta migranti richiedenti asilo. Una opportunità per i tanti cantori dell’emancipazione delle vittime della guerra e dello sfruttamento? Mica tanto, poiché va bene dissertare sulle diseguaglianze, ma altra cosa è sorbirsele. Così le reazioni non si sono fatte attendere. Il primo a mettere le mani avanti è stato il sindaco Pd Bellumori: bisogna accogliere, per carità, ma non qua” ha detto senza troppe esitazioni. A seguire il solito preambolo il razzismo non c’entra e siamo per l’accoglienza, però… Però – santo cielo – un po’ di buon senso: come fa ‘sto vice prefetto a non intendere quali sarebbero le problematicità che questo comune piccolo e fragile e un po’ speciale, con una spiccata vocazione al turismo culturale, di qualità… patirebbe con la presenza di cinquanta migranti cinquanta. E che c…o! verrebbe loro da dire.
Gli indignati di Capalbio faticano, e molto a quanto pare, a capire perché anche a loro è toccato in sorte ciò che nel resto d’Italia è ormai prassi quotidiana. La piccola Atene, che per decenni ha bravamente respinto la quotidianità non conforme alle sue pretese, vacilla. Nella ridotta dell’ultima spiaggia gli ex comunardi, dopo la solita raccolta di firme, hanno annunciato una manifestazione di protesta per il 25 agosto in occasione del Premio Capalbio: tradizionale giorno in cui, da anni e a turno, si sorteggiano tra loro e si manifestano reciproco apprezzamento artistico. Non ultimo, non si sa mai, hanno presentato un paio di opposizioni, finemente argomentate, presso il Tar di competenza i cui tempi favoriranno lo stallo del contendere.
Ci vien da pensare, ma che l’hanno letto il Capitale? Che ne fanno de Il Manifesto tutte le mattine? Se i proletari di tutto il mondo debbono (ancora) unirsi, da qualche parte dovranno pur farlo e sarà Capalbio e le sue belle spiagge a negarsi – nel caso – alla storia? Meglio che un qualche promotore boldriniano o qualche neo papista vadano a rammentare l’ortodossia a questi riottosi.
Maurizio Careggio

Ero a Capalbio in quei giorni. Sicuramente il quadro delle opinioni nel dibattito sull’argomento non è quello riportato nell’articolo.
E’ stato comunque positivo perché ha costretto a riflettere su temi sbrigativamente liquidati.
Va rifiutato il confino di migranti in realtà non in grado di supportarne la difficile convivenza e integrazione.
Per tutti vedasi le opinioni del Sindaco di Abetone che è giunto a chiedere la separazione sui mezzi di trasporto tra migranti e studenti.
Mettere la testa sotto la cenere e predicare bene è modo troppo facile di tacitare la coscienza, darà la soddisfazione di poter dire “io gliel’ho cantate a quelli..” ma non serve a fare un passo in avanti.