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I costi politici della guerra di Gaza

Il risultato finale del summit in Arabia Saudita è piuttosto generico: cessate il fuoco, condanna d’Israele, creazione di uno stato palestinese. di Ugo Tramballi

di Istituto Ispi | 18 Novembre 2023
Tank-during-Gaza-operation-

di Ugo Tramballi

“We are loosing badly in the messaging battlespace”, la nostra narrativa sulla guerra a Gaza sta gravemente perdendo il confronto in Medio Oriente, diceva qualche giorno fa un cablo mandato a Washington dall’ambasciata Usa in Oman. L’isolamento dell’America e del resto d’Occidente su questo conflitto non è solo fra gli arabi ma è globale. Il vertice di Riyadh ne è stato una prova. E’ difficile ricordare quando sauditi, iraniani, turchi, i litigiosi partner della Lega Araba, si fossero incontrati al più alto livello per esprimere una posizione condivisa.

In realtà il risultato finale del summit è piuttosto generico: cessate il fuoco, condanna d’Israele, creazione di uno stato palestinese. Gli interventi dei leader erano stati molto più duri sia verso Israele che contro Stati Uniti ed Europa. “Chi tace sull’ingiustizia” di ciò che accade a Gaza, diceva il turco Recep Erdogan, “ne è partecipe quanto Israele”. Tuttavia, il risultato di questo vertice è che sia semplicemente avvenuto; che la questione palestinese sia all’ordine del giorno; e che Israele sia in qualche modo regredito all’isolamento dei tempi in cui nel mondo arabo non era in pace con nessuno. La pace con Egitto e Giordania, i recenti accordi di Abramo, le relazioni economiche più o meno informali con molti altri, Arabia Saudita compresa, sono congelati.

I più antichi come i più recenti, sono accordi fra governi, non lo sono mai stati anche fra i popoli. Di fronte alla brutalità delle operazioni israeliane a Gaza, i leader arabi più moderati non possono ignorare la mobilitazione delle loro piazze. Più o meno come Joe Biden a Washington: le sue dichiarazioni pubbliche a favore d’Israele sono diverse dalle pressioni esercitate a porte chiuse, per fermare Bibi Netanyahu. Sta perdendo la battaglia mediatica, ma anche il presidente americano deve tener conto del sostegno incondizionato dei repubblicani a Israele e dei sondaggi che lo danno perdente contro Donald Trump alle presidenziali fra meno di un anno.

Probabilmente non era questo l’obiettivo di Hamas, quando aveva scatenato la brutale aggressione contro Israele, all’inizio di ottobre. Tuttavia, qualunque fosse l’obiettivo, ciò che sta accadendo ne è la conseguenza: nessun arabo parla di normalizzazione con Israele; la questione palestinese ignorata da anni, è tornata prioritaria; Usa ed Europa sono in serie difficoltà fra il sostegno a Gerusalemme e l’evidenza del disastro umanitario provocato dagli israeliani.

Mentre a Riyadh si discuteva, centinaia di migliaia di palestinesi fuggivano dal Nord al Sud della striscia Gaza, grazie a una breve tregua concessa da Israele su pressioni americane. Più di una corsa disperata verso la salvezza, sembrava una pulizia etnica.

Ugo Tramballi

Senior Advisor, Ispi

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: anni, battaglia, costi, europa, lega, mondo, sostegno, stati uniti, usa

Info Istituto Ispi

Istituto per gli studi di politica internazionale. L’attività dell’Ispi venne avviata ufficialmente il 27 marzo 1934 da un gruppo di giovani studiosi dell’Università di Milano e di Pavia che, anche in considerazione della forte presenza internazionale che caratterizzava il nostro paese in quegli anni, si proponevano di dotare l’Italia fascista di un centro di studio focalizzato sulla politica estera, ispirandosi al modello del Royal Institute of International Affairs di Londra e della Foreign Policy Association di New York.
ll rilancio dell’Istituto nel terzo millenio è stato completato dall’Ambasciatore Boris Biancheri (Presidente dal 1997 al 2011) dall’Ambasciatore Giancarlo Aragona (dal 2012 al giugno 2016) ed ha visto una ripresa e ampliamento di tutte le attività dell’Istituto, dalla convegnistica – con le conferenze internazionale quali ad esempio MED Dialogues, i fori di dialogo bilaterali con alcuni paesi di importanza strategica quali ad esempio Francia e Germania – alle iniziative per le imprese – con la conferenza scenari che si tiene all’inizio di ogni anno, i lunch talk e brief ad hoc – alle pubblicazioni diffuse sempre di più in modalità digitale alle attività della ISPI School che, oltre al tradizionale Master in preparazione al concorso per la carriera diplomatica, ha ampliato la propria offerta proponendo il Master in International Cooperation e corsi più brevi (Winter e Summer School) per avvicinarsi al mondo delle relazioni internazionali e della geopolitica.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Enrico Martelloni

    19 Novembre 2023 alle 09:53

    Come sempre site ambigui.
    Hamas è una organizzazione criminale, questa è la realtà, armata da Putin.
    Israele ha risposto all’aggressione: se vai a rompre i coglioni alla tigre, poi non ti lamentare se ti divora.
    Israele come l’Ucraina sono due democrazie emancipate che sono state attaccate. Mosca e Hamas sono dittature. Se questo non lo avete capito, di geopolitica non avete nessuna credibilità. Nemmeno sapete che negli USA, democratici e repubblicani sono entrambi per Israele.

    Rispondi

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