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I CIALTRONI ESISTONO MA LA RETORICA DEL GOLPE E’ SOSPETTA

Il PD non ha nulla da guadagnare a cercare di montare la protesta di piazza: è un campo su cui vigono regole mediatiche che premiano chi la spara più grossa. E considerato che c’è già chi le spara che più grosse non si può, il PD non avrebbe altro spazio sulla scena che quello per accodarsi. Come una pecora, in un macello. Di Tommaso Ciuffoletti

di Tommaso Ciuffoletti | 15 Marzo 2010

Di tutta la vicenda relativa alle liste per le elezioni regionali di questi giorni rimane soltanto un dibattito tanto misero, quanto avvelenato in cui si perdono i contorni della questione. Chiariamo subito che in Lombardia e per il caso del listino della Polverini in Lazio la riammissione delle liste incriminate non è legata a decreti di sorta, ma alle decisioni dei tribunali amministrativi. Allo stesso modo il caso della lista PdL a Roma, che giustamente continua a non essere ammessa, è l’esempio lampante di come dai predellini ci si può sporgere per salutare folle, ma non per costruir partiti.

Il decreto interpretativo firmato da Napolitano, infine, è un atto superfluo, inutile, se si vuole risibile, ma non golpista. Mostra certamente quanto vi sia d’arroganza in una maggioranza che gioca a far la vittima dei giustizialisti di sinistra, senza mai aver avuto l’onestà d’ammettere che tutta questa situazione è dovuta alla propria cialtroneria. Ma la retorica del golpe viene brandita come una clava da chi persegue interessi che sono ben altri da quelli della difesa delle istituzioni dello Stato. E la prova lampante di ciò è data dal becerume dei toni e delle parole usate da costoro nei confronti di chi rappresenta l’unità nazionale; il Presidente della Repubblica.

Per guardare alla versione fiorentina del dibattito, dunque, io credo abbia ragione il sindaco Renzi a dire che il PD non ha nulla da guadagnare a cercare di montare la protesta di piazza contro il governo. Non foss’altro perchè una piazza di quel tipo è un campo su cui vigono regole mediatiche che tutti conosciamo. Sono quelle che premiano chi la spara più grossa. E considerato che c’è già chi le spara che più grosse non si può, il PD non avrebbe altro spazio sulla scena che quello per accodarsi. Come una pecora, in un macello.
E’ già successo tante volte, non mi stupirei se succedesse ancora, visto quanto è restia la vecchia classe dirigente di quel partito (che è la stessa dei tanti partiti che lo hanno preceduto) ad imparare dai propri errori.

Eppure, al netto di queste considerazioni, il caso di questi giorni avrebbe molto da dire, d’interessante, ai cittadini che guardano allibiti il teatrino delle reciproche accuse. Perché le norme che regolano l’accesso alle competizioni elettorali sono importanti in un paese democratico. C’è chi, Pannella e i Radicali per non fare nomi, denuncia non da ieri, ma da decenni, come queste vengano costantemente violate dalla totalità dei partiti che poi, attraverso i propri eletti, siedono proprio nelle assemblee legislative del paese.

Forse qualcuno che non è smemorato come la classe politica di questo paese, ricorda il caso delle firme false della lista di Alternativa Sociale, di Alessandra Mussolini, alle scorse Regionali del 2005. Un caso che toccò anche la Toscana, dove si scoprì che centinaia di firme false erano state autenticate da amministratori locali di centrosinistra, i quali furbescamente credevano che la lista mussoliniana, che si presentava da sola, potesse toglier voti a quelle della coalizione berlusconiana.

Ebbene, riflettere sui criteri con cui viene gestita la vita democratica di questo paese, a partire dalle possibili riforme delle norme che regolano l’accesso alle competizioni elettorali, così come quelle che regolano la comunicazione pubblica nei periodi precedenti le elezioni non sarebbe esercizio banale. Certo più utile di decreti salvacialtroni e della vuota rissa di questi giorni. Anche se mi rendo conto che nei periodi di campagna elettorale il buonsenso si sospende.
E non è un caso che in Italia ci sia campagna elettorale tutto l’anno.

Tommaso Ciuffoletti – dal Corriere Fiorentino

Pubblicato in : Primo piano

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Nacqui. E questo è quanto.

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