Caro Direttore,
mi inserisco nel dibattito aperto dalla presa di posizione del sindaco Renzi in ordine alla decisione assunta dal centrosinistra di manifestare a Roma contro il Governo per l’emanazione del noto decreto salva-liste.
A differenza del caporedattore di Repubblica Iozzelli, che intravede nella posizione di Renzi una equidistanza fra la posizione del suo partito e il governo, mi permetto di avanzare un altro approccio al problema che probabilmente incomincia a farsi largo più di quanto non si pensi.
Il fatto che due Sindaci autorevoli, Matteo Renzi di Firenze e Giuseppe Fanfani di Arezzo, abbiano preso le distanze dalla piazza può significare che incomincino ad avvertire essi stessi il bisogno di sperimentare la costruzione di un campo nuovo nella politica italiana; che possano cioè ritenere, come chi scrive, che occorra riunire i progressisti e i moderati da una parte, separandoli dai vari conservatorismi, populismi, radicalismi, che devono collocarsi altrove.
È troppo semplice affermare di stare con Napolitano se non si ha chiaro che la battaglia democratica si sta combattendo nell’ultima trincea, quella rappresentata dalla Presidenza della Repubblica, nei confronti della quale da una parte della sinistra forcaiola si è sollecitato l’impeachment.
Nei due campi della politica italiana, i legulei e i fondamentalisti di piazza stanno trascinando l’Italia verso la notte della Repubblica. È incredibile che il centrosinistra non si renda conto che siamo all’epilogo della crisi istituzionale e solo un trasversalismo politico che si occupi della sostanza democratica può evitare il rischio di un “blocco di ordine” verso cui potremmo precipitare.
Al mixer di scemenza e di arroganza del PdL, i riformisti del centrosinistra avrebbero dovuto assumere la lezione di Togliatti che nel 1945, rientrando in Italia, si guardò bene dal non riconoscere il re e Badoglio. Subito dopo, insieme a Nenni e De Gasperi, fu individuata con la reggenza quella soluzione-ponte che portò tutti, monarchici compresi, ad accettare il processo costituente del nuovo stato repubblicano.
Ciò fu possibile perché fu affermato il principio di riconoscere tutte le parti, nessuna esclusa.
L’auspicio è che dopo l’imminente passaggio elettorale il Pd possa trovare finalmente il proprio “centro di gravità permanente”, perché la partita democratico-istituzionale non può essere lasciata nelle mani di Pannella e Di Pietro, peraltro portatori di disegni contrastanti, il primo di un presidenzialismo all’americana, il secondo di uno “stato di polizia” di segno populista.
Spetta a quanti si sentono figli di quelle espressioni politiche ideali e culturali di matrice cattolica, democratica e socialista, gettare il cuore oltre l’ostacolo per costruire, sulle ceneri di questi diciotto anni di transizione italiana, la terza repubblica.
Ecco perché c’è da sperare che sia Renzi che Fanfani non vengano lasciati soli.
Pieraldo Ciucchi
Segretario Reg.le PSI della Toscana
Assolutamente d’accordo, Pieraldo. Ma a Riccardo gli telefono io o gli telefoni tu? (n.c.)

Nota Bene. Solo una precisazione: L’avv. Giuseppe Fanfani, ex DC ora PD, sindaco di
Arezzo, è figlio di Ameglio Fanfani, fratello
di Amintore.
Renato Traquandi