Massimo Cacciari e Matteo Renzi, sindaci di Venezia e Firenze. E, come se non bastasse, Giuseppe Fanfani, sindaco di Arezzo e portatore di un nome che rimanda ad uno dei maggiori protagonisti della nostra storia del dopoguerra: Amintore Fanfani di cui, appunto, Giuseppe è figlio. Sono solo alcuni degli esponenti del PD che si sono pronunciati a voce alta e senza mezzi termini, contro la “sbandata” piazzaiola dei democratici in seguito al decreto governativo che intendeva porre rimedio al pasticcio della mancata presentazione della lista del PDL a Roma. E non hanno voluto attendere la fiacca manifestazione di sabato 13 marzo, e nemmeno che il Consiglio di Stato bocciasse ogni speranza di riammissione della lista PDL, per pronunciarsi. Ci hanno tenuto a fare sapere che un grande partito con l’ambizione di governare e modernizzare il Paese non può correre dietro alle frottole del Golpe dietro l’angolo, né giocare a nascondino (esattamente come il PDL di Berlusconi) con i problemi di tutti i giorni accettando che sia deviata l’attenzione su carte bollate, procedure e raccolta firme. Soprattutto hanno voluto denunciare il disagio verso un PD costantemente al rimorchio di qualcuno e qualcosa estranei al partito che si intendeva delineare agli Italiani: tanto Di Pietro ed il suo greve giustizialismo quanto Pannella, Bonino e radicali con il loro inesauribile contenzioso fatto di chiamate in causa giudiziarie e denunce che consegnano la politica ancora più nelle mani della magistratura.
Valgano per tutti le parole del sindaco di Firenze Matteo Renzi, che ancora una volta mostra la sua distanza verso il vecchio armamentario della sinistra sclerotizzata e si pone come uno dei perni sui quali potrebbe basarsi un altro PD, molto più in sintonia di quello attuale con le forze democratiche e progressiste europee e del mondo occidentale: “ Ma quale sit–in , evitiamo tafazzismi da leghisti di sinistra» ha detto a proposito della chiamata alle armi contro il decreto e chi lo aveva firmato. «Chi oggi attacca Giorgio Napolitano dovrebbe vergognarsi, il presidente della Repubblica è il garante di tutto, lo è sempre».
Quando Pensalibero ed il Gruppo fiorentino dei Centouno decisero di appoggiare Renzi nella sua corsa a sindaco della città, provocarono non poco sconcerto fra i quei duri e del mondo laico che tengono più alla purezza che alla possibilità di innescare novità positive. Ma fino a quando si comporterà così, il giovane sindaco di Firenze non ci farà rimpiangere di averlo appoggiato. E potrebbe contribuire non poco a disegnare quel nuovo partito di cui in Italia si avverte il bisogno: laico, moderno, in sintonia con i cittadini, non schiavo delle paure, dei pregiudizi, e della volontà di autoconservazione di una classe dirigente diffusa ed elefantiaca e totalmente autoreferenziale.

I Sindaci indicati hanno dimostrato di essere persone ,prima che funzionari di partito .
C’ è solo da sperare che l’atteggiamento si diffonda anche nell’elettorato ….affrancando ciascuno dalla paura di abbandonare le radici di fedeltà “all’ idea” !
Nota Bene. E’ solo una precisazione anagrafica che nulla toglie all’impegno del
sindaco di Arezzo. L’avv. Giuseppe Fanfani, ex militante DC, ora PD, è figlio di Ameglio Fanfani, avvocato biturgense, fratello dell’onorevole Amintore, leader dello scudo crociato e cavallo di razza della politica italiana.
Renato Traquandi