Questa pratica trae origine dalla proibizione delle donne di cantare in chiesa le parti femminili che in precedenza venivano eseguite da fanciulli o da “falsettisti” maschi (Soprani artificiali).
Nella seconda metà del ‘500 erano affidati a “castrati” (Soprani naturali) in quanto si riteneva che questi ultimi erano più adatti al nuovo stile “affettuoso”, essendo in possesso di indubbio fascino sensuale.
A Napoli, nasce una vera e propria “industria” di castrati; essi erano disponibili in abbondanza in quanto le famiglie povere affidavano i loro bambini ai Conservatori nella speranza che questo sacrificio venisse compensato dalla possibilità che potessero diventare famosi e ricchi e la normale crescita di questi fanciulli fu sacrificata alla scarsa possibilità che diventassero divi strapagati.
Anche se conseguenza dell’operazione era un eccessiva grassezza, essi erano elogiati non solo per il canto ma anche per la recitazione.
Nel suo studio “Parallèle des Italiens et des Francois”, l’Abate Raguenet afferma che i castrati non solo “toccano l’anima” con la loro bella voce, ma impersonano i ruoli femminili con maggior grazia e bellezza delle donne stesse.
In effetti i cantanti castrati che riuscivano ad affermarsi impressionando con la loro voce, impersonavano i ruoli femminili “con maggiore grazia e bellezza delle donne stesse” perché la potente “messa di voce” mandava in estasi il pubblico dell’epoca, le donne in particolare.
Erano strapagati e assumevano atteggiamenti divistici paragonabili solo a talune grandi star odierne.
Ben presto i castrati vennero impiegati oltre che nella musica sacra, anche nell’Opera.Tra le grandi voci ricordiamo ancora oggi: Baldassare Ferri, Gaetano Majorana detto Caffarelli o Caferiello, Francesco Grossi detto Siface, Il Cav. Don Carlo Broschi detto il Farinello, Antonio Uberti detto il Porporino, il Marcesi, il Bernacchi, il Giziello, il Carestini, il Crescentini e Aprile Giuseppe detto Scirolino -attivo tra il 1755 ed il 1780-.
Gli storici ricordano che il Ferri, dopo lo spettacolo, rincasava sotto un getto continuo di fiori.Quello che narrano della sua voce e del suo virtuosismo permette di pensare a lui come una specie di Paganini dell’ugola.
La Scuola di Canto più famosa del tempo era senza dubbio quella di Nicolò Porpora,dove si formarono i più importanti cantanti dell’epoca tra i quali il Farinelli, il Caffarelli, il Porporino
Tutti costoro erano i veri signori e tiranni della scena, il pubblico fanatizzava e delirava per loro, gli impresari li adulavano, i compositori li temevano e non osavano ribellarsi ai loro capricci il librettista doveva pensare prima a loro e poi al maestro e a sé per ultimo. E i capricci e le pretese dei cantanti erano pari alla loro ignoranza.
Aggiungerei una piccola osservazione a questo breve saggio, la Chiesa si è resa responsabile di questo fenomeno. Giovanni Paolo II -che pure ha chiesto scusa per tante altre brutture che la Chiesa nel passato? ha messo in atto- è morto, dimenticando di chiedere scusa a tutti quei bambini che subirono questa tremenda mutilazione.
L’importante però è preoccuparsi che non si attuino liberalizzazioni che possano minare l’integrità della famiglia.
Che Circo, gente!
Enzo Amato

Lascia un commento