Una volta Franco Celentano, scrittore ed amico purtroppo recentemente scomparso, mi confidò che molti uomini di “rispetto” erano caduti per mano di ragazzi o di fessi. In effetti, la sorte di alcuni guappi divenuti celebri come Teofilo Sperino lo dimostra pienamente.
Di questo temuto guappo di fine ottocento ho riportato nel mio saggio “Il guappo – nella storia, nell’arte, nel costume” (Kairòs Edizioni) alcuni gustosi aneddoti. Fu ucciso nel 1893 da Andrea Forgione, nipote di Luigi Forgione, un impresario di un’agenzia di pompe funebri taglieggiata dal guappo. Stanco dei continui soprusi subiti dallo zio, il giovane aveva aspettato lo Sperino all’uscita del Teatro Partenope per sparargli.
Paradossale il destino toccato ad entrambi. Deceduto fra atroci sofferenze alcuni giorni dopo l’agguato, lo Sperino avrebbe ricevuto funerali imponenti a testimonianza dell’ammirazione di cui godeva presso la gente. Al contrario, il giovane Forgione sarebbe stato processato e poi condannato.
Lo stesso Sperino è citato da Ferdinando Russo nel suo racconto “Come divenni guappo”, deliziosa ricostruzione, tutta giocata sul filo della memoria, della consacrazione del poeta a “guappetiello” o “sciammeria”.
Memorabile il momento in cui il Russo, ribellatosi ad un guappone che gli insediava la compagna, viene abbracciato da un guappo dall’aspetto “ardito e leale” che altri non era se non lo Sperino.
Né deve sorprendere il singolare rapporto, intessuto di devozione e rispetto, che legava i guappi agli artisti. Altro che sbruffo (la tangente pagata ai guappi): gli artisti ricevevano protezione a titolo gratuito. Potenza dell’arte!
Monica Florio

Lascia un commento