I segni duri della crisi si leggono anche dai cartelli esposti al pubblico. Situazione: noto bar fighetto di una operosa città del centro Italia. Scritta cubitale: questo locale rimarrà aperto anche a Natale, Santo Stefano, Capodanno e il 1 Gennaio 2009. Dice una signorina che sorseggia il cappuccino: “Di solito chiudevano il 22 dicembre e riaprivano il sei gennaio”. Ecco i cartelli della crisi. Crisi dura. Fa impressione che nello stesso giorno i due più diffusi quotidiani italiani lanciano l’apertura con le stesse parole : i timori di Tremonti. Ma a veder bene qui i timori diventano tremori, non solo di un ministro, ma di una collettività mondiale. Segni duri e reazioni tutte da coordinare, dopo i primi interventi per mettere al sicuro istituti di credito e risparmi. Perché il debito del caso italiano fa la differenza. Eppure accanto ai cartelli della crisi, ai segnali della recessione, ci sono fenomeni di consumo e di stile di vita nettamente in controtendenza. Ad esempio vien da dire che ristoranti, palestre, centri benessere, prodotti elettronici, e certi negozi di grido sembrano rimanere immuni per ora rispetto alla gelata economico finanziaria. Qualcuno si lamenta ovviamente perché magari la famiglia o la coppia non esce più tre quattro sere a settimana ma due, e tuttavia alla cena al ristorante non si rinuncia ancora. E poi c’è il fenomeno della corsa ai servizi di lusso o di benessere anche nel periodo nero della recessione e della stagnazione. E questo non fa altro che confermare la netta divaricazione della platea sociale, la sempre più marcata differenza tra le classi sociali: quelle che stanno bene o comunque al riparo del vento della crisi e le classi invece nettamente investiste nella loco capacità di spesa e di vita. Insomma chi poteva fare spendere mille euro di palestra a stagione lo può fare anche ora, e chi invece poteva concedersi un bimestre di allenamento per prepararsi, che so’, al mare , non lo può fare più. La crisi ha gelato le famiglie under 20 – 25 mila euro l’anno e risparmia almeno, per adesso, i nuclei che possono contare su redditi da 35-40 mila euro in su. Nonostante certi cartelli dunque ci sono stili di vita e consumi diffusi che continuano imperterriti: bar e pub pieni come in estate, al rito dell’aperitivo e del post aperitivo, interi eserciti di giovani, e pretendenti tali, vestiti griffati, che si alternano al banco e al tavolino a consumare ballon di rossi pregiati e drink a botte di otto euro alla versata. Continuano i consumi quotidiani e frenano invece le spese più consistenti come dimostra lo s-boom dell’automobile. Settore auto e settore edilizio sono i due comparti che pagano nell’immediato il costo grosso della gelata mondiale, almeno da noi. Il mercato italiano dell’automobile potrebbe attestarsi nel 2009 a quota 1.850.000 immatricolazioni, meno 13,6 per cento rispetto al 2008, ma meno 25,7 per cento rispetto al 2007, con la prospettiva di rimanere su bassi livelli per un lungo periodo. Uno s/boom dell-auto vero e proprio. Previsione Promotor, fatta alla vigilia del Motorshow. Un crisi iniziata dieci mesi fa per una certa stanchezza della domanda dopo undici anni di vendite su livelli elevati, la forte crescita dei prezzi dei carburanti, il fallimento degli incentivi alla rottamazione nella versione 2008. Poi l’esplosione della crisi globale ha dato il colpo di grazia. Fa una certa impressione, in tutto questo quadro, vedere che è crisi pesante del settore auto e gli esuberi (ovvero i licenziamenti) più rumorosi, quasi da catastrofe, sono nelle telecomunicazioni. Anche nella crisi, siamo sempre uno strano Paese.
Fabrizio Binacchi
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