Prevenzione, educazione del cittadino, sicurezza. I sindaci sono animati dalle migliori intenzioni quando aumentano gli autovelox in città e dintorni. Negano ogni spirito repressivo e men che meno propositi di maggiori entrate. Lunga vita alle buone intenzioni in materia di traffico a patto che sia tutto oro quello che riluce. E non è detto che sia proprio così.
Prendete un sindaco in tv. Piu’ o meno recita la stessa litania: lo stato lesina i trasferimenti, l’autonomia impositiva è limitata (meno male n.d.r.), aumentano il costo dei servizi e il rischio tagli. Mai un cenno a quelle vere e proprie poste di bilancio che sono diventate le multe. Silenzio sospetto e spesso conduttori conniventi.
Eppure si tratta di cifre che fanno notizia. Nel 2005 le contravvenzioni hanno rappresentato il 17% delle entrate dei Comuni. Roma è da primato, Milano si prepara a varare il ticket d’entrata in centro sorvegliato da porte telematiche, una vera manna per le casse comunali vista l’esperienza di Firenze che ha messo in preventivo per quest’anno 50 milioni di euro (cento miliardi delle vecchie lire) di cui gran parte grazie alle porte telematiche in predicato di aumentare di numero, ovvio. E via multando.
Ogni gli anno introiti crescono. E allora sorge spontanea una domanda. Ma se le cifre crescono non vuol dire che sono fallite le politiche della prevenzione e dell’educazione del cittadino di cui sopra? Cosa resta della giusta repressione se manca l’obbiettivo di far diminuire le sanzioni? Non resta forse una repressione tout court e un sistema per far cassa? E quanto è lecito che un ente locale, sociale e morale come il Comune ne approfitti?
Le amministrazione di Santa Luce in Toscana e di Segrate in Lombardia Milano sono diventate famose per la repressione un po’ “allegra” messa in atto in alcuni tratti stradali di loro competenza. Ci sono voluti fior di ricorsi e un estenuante contenzioso per arrivare ad avere giustizia? .Uno scatto e via. Soldi che arrivano sull’unghia e se c’è qualche problema sono affari del giudice di pace e del Prefetto.
Ma non erano i banditi alla Ghino di Tacco quelli che tendevano le trappole?
Enrico Buffoni

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