
Si sono battuti con il poco che avevano. Contro la fame, contro la sete, contro le esplosioni che arrivavano senza preavviso. Hanno cercato rifugio tra le braccia di chi poteva proteggerli, anche solo per un attimo. Padri, madri, sconosciuti. Nessuno poteva garantire la salvezza, ma loro ci speravano lo stesso. Non avevano scelta.
Hanno rinunciato alle cose semplici. Alla scuola, ai giochi in strada, a una caramella condivisa sotto il sole. Le bambine disegnavano col gesso sull’asfalto. I maschietti rincorrevano palloni fatti di stracci. Ma tutto questo è stato cancellato. In un attimo.
Non è stato permesso di vivere. Non ai bambini morti sotto le bombe. Non a quelli rimasti senza gambe, senza braccia, senza voce. Eppure tutti hanno lottato. Hanno combattuto contro la paura, contro l’istinto di arrendersi. Ma le bombe correvano più veloci delle loro gambe. Più veloci dei sogni. E li hanno raggiunti. I piccoli eroi non ce l’hanno fatta. Nessuno li ha commemorati. Nemmeno nel Giorno della Pace qualcuno ha detto i loro nomi a Sharm el-Sheikh e prima ancora a Gerusalemme. I potenti avevano altro da fare. Troppo da dire, troppo da difendere. Eppure sarebbe bastato un minuto. Un solo minuto di silenzio. Per pensare ai loro sorrisi spezzati, ai corpi fragili, alle vite finite come danni collaterali. Non so se questa strage sarà ricordata davvero. Forse un giorno al Parlamento Europeo qualcuno si alzerà in piedi. In silenzio. Senza bandiere, senza discorsi, senza calcoli. Forse allora si troverà il coraggio di dire basta. Di smettere di armarsi. E di destinare miliardi non alla guerra, ma ai bambini del mondo. A quelli che oggi vivono sotto le bombe come ieri li vivevano a Gaza. Solo per onorare questi bambini. Coraggiosi, silenziosi, invisibili. Eroi senza nome. Sconfitti dai proiettili, ma soprattutto dall’indifferenza di un mondo che si è accorto di loro troppo tardi. Quando ormai tutto era compiuto.
Angelo Santoro

Lascia un commento