
Lo chiamano equilibrio internazionale. Io la chiamo codardia.
Mentre l’Occidente si culla nell’illusione anestetica di un greggio che scende sotto i cento dollari al barile — come se il prezzo del sangue si potesse misurare in brent —, il Medio Oriente brucia della sua solita, eterna vampa d’odio. I Pasdaran, i guardiani di quel regime teocratico che soffoca ogni anelito di libertà, tornano a ruggire. Minacciano “nuovi obiettivi” in caso di attacco statunitense. Lo fanno con la spocchia di chi sa che l’Europa trema al solo pensiero di una lampadina spenta, mentre nello Stretto di Hormuz due navi colpite galleggiano come simboli di una vulnerabilità che continuiamo a negare.
Hormuz non è solo una rotta commerciale; è la giugulare del mondo libero, e noi permettiamo a dei fanatici in turbante di stringervi attorno le dita.
Nel frattempo, poco più in là, la terra di Gaza continua a inghiottire i suoi figli. Tre morti, tra cui un minore, stroncati dal fuoco israeliano. È la tragica, matematica conseguenza di una guerra infinita, dove i civili diventano carne da cannone per cinici calcoli geopolitici e Hamas usa i propri bambini come scudi umani per alimentare la propaganda dell’orrore. Da una parte lo scontro frontale, dall’altra l’odio teologico. E in mezzo, il silenzio complice di un mondo che ha barattato la dignità con il petrolio a buon mercato.
Non illudetevi. Quello che accade a Hormuz, quello che accade a Gaza, non è “lontano”. È la barbarie che bussa alle nostre porte, e noi continuiamo a risponderle controllando il listino della borsa.
L’Occidente si illude che il calo del petrolio sotto i cento dollari sia una vittoria, ignorando che il Medio Oriente sta bruciando. Mentre i Pasdaran minacciano il mondo e stringono la giugulare di Hormuz, e a Gaza il fuoco israeliano continua a mietere vittime innocenti, noi rispondiamo con il cinismo del pallottoliere. Questa non è diplomazia, è il fallimento morale e il suicidio spirituale di una civiltà che ha barattato i propri valori e la propria libertà per un benessere a buon mercato.
Giuseppe Basilico

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