• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Hoppershow felsineo

Mi attrae delle opere di Hopper, anzitutto, lo stile minimalista, essenziale, con cui ha reso immagini e soggetti tratti dalla vita quotidiana.

di Paolo Marini | 24 Aprile 2016

Nel 1968 il Whitney Museum di New York ereditava dalla moglie di Edward Hopper, morto appena un anno prima, una fortuna: oltre 3.000 opere (tra dipinti, disegni e incisioni) del maestro americano. Il quale aveva trasferito un po’ del proprio carattere schivo e riservato nel silenzio, negli spazi e nella solitudine che essudano dalle sue tele. Si è detto di lui: artista isolato, poiché legato ad un’arte realista, certamente “relittuale” (Luca Beatrice) nel Novecento, che è stato il secolo delle avanguardie e delle grandi, spesso violente o ‘vocianti’ innovazioni, anche in campo artistico.

Mi attrae delle opere di Hopper, anzitutto, lo stile minimalista, essenziale, con cui ha reso immagini e soggetti tratti dalla vita quotidiana. Malgrado il realismo di partenza, un’atmosfera metafisica invariabilmente li pervade, al punto che quelle stesse cose quotidiane – come ha scritto Elena Pontiggia – “non sono più strumenti ovvi, ma segni misteriosi”. E ancor più mi avvincono quelle figure umane – come sospese tra sé stesse – chiuse in un isolamento, in un fermo-immagine che disvela la vocazione di fondo dell’artista: per una visione superiore, interessata a ciò che non muta, al noumeno, alla sostanza; piuttosto che alla introspezione, alla ricerca psicologica o, peggio, allo psicologismo.

Fino al prossimo 24 luglio il Palazzo Fava o delle Esposizioni di Bologna ospita una selezione di opere prestate dal museo newyorchese, un ensemble articolato in sei sezioni diacroniche, per diffondere la conoscenza di questo artista ancora troppo ignorato, che ha solcato con impronta personalissima il proscenio dell’arte moderna. Qualcuno ha definito il suo modo di guardare la realtà “freddo ed essenziale, immediato e privo di giudizio” (ancora Luca Beatrice, nel catalogo della mostra). Rifletto su questo ritrarsi, non solo nella vita ma in un certo senso anche dalla tela, ovvero quel rapportarvisi egli stesso da spettatore, come ad un sublime escamotage per attivare un passo, un’emozione di più in chi si accosti alla sua opera: “entrare troppo nello specifico non avrebbe permesso allo spettatore di ricorrere alla propria memoria e soggettività per interpretare quel che vedeva nei quadri” – come spiega Carter E. Foster, sempre nel catalogo.

Edward Hopper è stato anche un grande disegnatore, i suoi disegni raccontano l’infinito lavoro che egli compiva per raggiungere un certo risultato. “Hopper partiva – scrive Foster – dal particolare per arrivare al generale: i dettagli di un luogo (…) diventavano spunto per evocarlo senza rappresentarlo”.

Si vada dunque, si vada insomma alla mostra felsinea, a celebrare il post-impressionismo solidificato, il senso di apparente, volumetrica certezza, la discrezione di quest’arte, smisurata tanto da nascondere ogni possibile, ogni visibile traccia di autocompiacimento. Proprio in questo – mi pare – l’arte di Hopper ha più che da dire, semmai da insegnare, a ciascuno di noi, l’uomo che fa silenzio intorno a sé per dare voce alle cose, alla loro insondabile essenza: cifra esattamente opposta allo show, al circo Barnum cui consentiamo di assediare l’esistenza con il soverchiante baccano di ciò che non ha peso.

Edward Hopper (1882 1967) Second Story Sunlight 1960 Oil on canvas, 102,1×127,3 cm Whitney Museum of American Art, New York; purchase, with funds from the Friends of the Whitney Museum of American Art © Whitney Museum of American Art, N.Y.
Edward Hopper (1882 1967) New York Interior c. 1921 Oil on canvas, 61,8×74,6 cm Whitney Museum of American Art, New York; Josephine N. Hopper Bequest © Heirs of Josephine N. Hopper, Licensed by Whitney Museum of American Art
Pubblicato in : ArteTag: bologna, Edward Hopper, lavoro, selezione

Info Paolo Marini

Nato a Siena nel 1965, vive a Firenze da oltre quarant’anni. Laureato in giurisprudenza nel 1991, dopo una intensa militanza politica nel Partito Liberale (1984-1993) ha scelto di impegnarsi al di fuori del sistema dei partiti. Appassionato di arte, letteratura, storia, filosofia e diritto, ha pubblicato “Dal patto al conflitto” (1999) – critica radicale alla concertazione e ai suoi riti – e due volumi di poesia – “Pomi Acerbi” (1997) e “All’oro” (2011) -, oltre a numerosi articoli per varie testate, cartacee e on line. Avvocato civilista e del lavoro e consulente di imprese, ha al proprio attivo anche pubblicazioni – libri, articoli, note di commento, check list – soprattutto in materia di diritto e procedura civile, protezione dei dati personali e responsabilità amministrativa di enti e persone giuridiche.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti