Un tempo collezionavo penne stilografiche. Ne ho di tipi diversi, alcune a me particolarmente care. Mi piaceva la scrittura a mano, per l’idea che le parole fossero in quel modo più preziose, soppesate, scelte; perché, con il poeta Seamus Heaney, ero convinto di poter materialmente scavare il mondo scrivendo (“Tra il mio pollice e l’indice / sta comoda la penna. Scaverò con quella”). Il poeta irlandese ebbe tutto il talento per farlo davvero. Come ha scritto Luca Guerneri, “Heaney è uno di quei poeti per i quali la poesia trascorre nel mondo e il mondo in quella, senza apparenti fratture, in una prossimità che è il dono di chi davvero riesce a pensare l’esistenza in versi”. Ecco, infatti, il carisma dei poeti, quello di guardare e pensare poeticamente; di chiamare le cose con le parole giuste, e quindi scriverle. Magari con una penna stilografica.
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