La previsione era facile e Pensalibero l’aveva avanzata. La prima vittima della lotta nel PD di Firenze ( con quattro esponenti di fieramente contrapposti nella competizione interna per la designazione del candidato alla carica prestigiosa di sindaco della città ed un partito annichilito per l’inchiesta della magistratura sulla variante urbanistica di Castello ( i terreni della Fondiaria), sarebbe stato l’assessore ed ex parlamentare Graziano Cioni.
Sorprendente, semmai, è stato il modo: una grande assemblea in una casa del popolo ed un voto per decretare la sua cancellazione dalla competizione.
Il pretesto è stato, ovviamente, l’avviso di garanzia ricevuto nell’ambito dell’inchiesta per fatti ad essa solo indirettamente legati. Cioni non si è mai occupato di varianti urbanistiche pur essendo da anni uomo di molto potere. Gli si rimproverano fatti che, in confronto agli scenari delineati dai magistrati sono poca cosa: quisquiglie e pinzillacchere, direbbe Totò. Buscherate, si dice a Firenze.
Ma sacrificarlo faceva comodo per deviare l’attenzione da ciò di maggiormente grave che è stato confermato in queste settimane politicamente bollenti di dicembre: il groviglio soffocante di interessi che si è consolidato in decenni di potere e che rende Firenze chiusa e immobile, impermeabile a qualsiasi iniziativa non omologa a chi detiene il potere politico ed economico in città.In questo modo il partito tenta di rifarsi una verginità ostentando un farisaico rigore. E la battaglia per la designazione del candidato sindaco viene incanalata su binari rassicuranti. La messa fuori gioco di Cioni indebolisce anche l’altro outsider, il giovane presidente della provincia Matteo Renzi. E la gara sarà circoscritta ai due esponenti maggiormente organici agli apparati ex DC ed ex PCI: il parlamentare Lapo Pistelli e l’assessore Daniela Lastri.
Si tratta di un’amara beffa per l’assessore sceriffo, presentatosi ai nastri di partenza dell’ultima grande corsa della sua vita (ha 62 anni) con un programma tutto legge ed ordine. Dopo aver fatto arrestare, nella sua carriera, due persone in flagranza di reato, con le mazzette in mano, deve cadere sulla questione morale.
Quando nel 1997 Antonio Di Pietro ebbe in regalo dai DS il seggio senatoriale del Mugello, chi lo portò per mano in tutte le sezioni, nei circoli, tra la gente, fu proprio l’allora parlamentare Graziano Cioni. Fu una cavalcata trionfale che schiacciò avversari di rango come Giuliano Ferrara e Sandro Curzi. L’eroe di Mani Pulite potè apprezzare quanto fosse stretto il rapporto di Graziano con la gente. Dopo undici anni proprio Di Pietro è stato tra i primi a sparare contro un modo di intendere la politica che porta ad occuparsi della gente e a mantenerla legata con l’arma della gratitudine. Come se i voti di allora fossero passati da Graziano a Tonino per incantamento.
HANNO SPARATO ALLO SCERIFFO ( UN COLPO DI LUPARA! )
In questo modo il partito tenta di rifarsi una verginità ostentando un farisaico rigore. E la battaglia per la designazione del candidato sindaco viene incanalata su binari rassicuranti. La gara sarà circoscritta ai due esponenti maggiormente organici agli apparati ex DC ed ex PCI.

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