
La denuncia di Benjamin Netanyahu contro Haaretz non mi sorprende. Dopo le accuse pubblicate dal quotidiano, una reazione del genere era quasi scontata.
La novità, però, è un’altra: da oggi Haaretz non è più soltanto il giornale che accusa Netanyahu. È anche il giornale che dovrà rispondere della solidità di ciò che ha scritto.
Per una testata storicamente schierata nell’area della sinistra israeliana e da sempre duramente ostile a Netanyahu, il passaggio è tutt’altro che secondario. Finché lo scontro resta politico, ogni articolo può essere letto dentro una battaglia editoriale ormai nota. Quando però l’accusa diventa così grave da finire davanti a un giudice, il peso cambia. Non basta più essere contro Netanyahu. Bisogna avere ragione.
Ed è questo il vero punto della vicenda di oggi. La querela non assolve Netanyahu e non condanna Haaretz, ma sposta l’onere della discussione dalle opinioni ai fatti. Un terreno molto meno comodo per tutti.
Soprattutto per chi ha scelto di alzare così tanto la posta; se Haaretz è in grado di fornire prove oggettive lo faccia, altrimenti taccia perchè sta facendo ad Israele danni enormi.
Piero Terracina

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