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Guerra Usa-Israele/Iran e consumatori… che continuano a pagare

Fa effetto pensare che il principale risultato dell’accordo/tregua nella guerra in corso tra Usa/Israele e Iran, dal punto di vista americano, consista nella riapertura dello Stretto di Hormuz, che è stato chiuso proprio a causa dell’intervento militare. E fa effetto pensare che è stata scatenata una guerra per introdurre un pedaggio nello Stretto di Hormuz, joint venture o meno che sia per la riscossione, due milioni a petroliera o un dollaro a barile che sia, autorizzazione o meno al transito che ci voglia da parte delle Guardie della rivoluzione islamica.

di Vincenzo Donvito | 10 Aprile 2026

Fa effetto pensare che il principale risultato dell’accordo/tregua nella guerra in corso tra Usa/Israele e Iran, dal punto di vista americano, consista nella riapertura dello Stretto di Hormuz, che è stato chiuso proprio a causa dell’intervento militare. E fa effetto pensare che è stata scatenata una guerra per introdurre un pedaggio nello Stretto di Hormuz, joint venture o meno che sia per la riscossione, due milioni a petroliera o un dollaro a barile che sia, autorizzazione o meno al transito che ci voglia da parte delle Guardie della rivoluzione islamica.

E mentre ognuno riflette su questi “effetti”, i consumatori stanno facendo i conti con i costi di questa guerra. I prezzi medi dei carburanti sono alle stelle. Sebbene la cessazione delle ostilità abbia provocato un significativo calo del prezzo del petrolio, le conseguenze economiche saranno durature. Oggi il prezzo del barile è di circa 90 dollari rispetto ai 70 di prima del conflitto e ci vorrà tempo prima che i prezzi si abbassino.

Le grandi aziende di consegna, da cui dipende l’economia dei consumi, anche se trattano con prodotti finiti e prezzati prima degli aumenti, hanno già aumentato le tariffe, così come hanno fatto alcune compagnie aeree per i biglietti. Rispetto agli allarmi in corso in Italia e in Europa, la Delta Airlines – caso sintomatico – ha annunciato un aumento delle tariffe per il bagaglio registrato e un aumento dei costi del carburante di 2 miliardi di dollari nel secondo trimestre rispetto all’anno scorso. Wall Street prevede che i prezzi complessivi siano aumentati dell’1%.

A meno che il conflitto non sia risolto in modo permanente e le forniture energetiche  dai Paesi del Golfo tornino alla “normalità”, è difficile immaginare che l’aumento dei prezzi non peggiori e influisca sull’intera economia…. ricordandosi che i picchi dei prezzi energetici colpiscono ovunque e in fretta. E che le vittime principali sono i consumatori, proprio per la loro funzione senza potere e condizionamenti che hanno sui mercati.

Vincenzo Donvito

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Vincenzo Donvito

Vincenzo Donvito, giornalista classe 1953, è fondatore ed animatore di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e consumatori), della quale è Presidente.

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