Sono in molti a pensarlo ed è comprensibile, inevitabile se ci si attiene alla identificazione tradizionale fra la Guerra Fredda e la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Non sono però proprio tutti a vederla così, almeno in America.

Matlock non è neppure convinto che l’evento decisivo sia stato l’abbattimento del Muro di Berlino (anche quella fu una conseguenza) bensì il vertice a Malta del dicembre 1989 al termine del quale il presidente Usa annunciò che non c’erano più le basi ideologiche della Guerra Fredda e che i due Paesi non si consideravano più nemici né avversari. Lavoravano invece assieme e ne uscirono la fine della corsa agli armamenti, il bando alle armi chimiche, la riduzione degli arsenali nucleari, la caduta della cortina di ferro su tutta l’Europa, la liberazione dei “satelliti”. “La fine della Guerra Fredda – disse Gorbaciov – è una vittoria per entrambi”. Fu subito dopo che l’Unione Sovietica andò in pezzi ma per cause interne, non per pressioni americane. Al contrario il governo Usa dedicò molta attenzione a evitare un eccessivo trionfalismo. Fu proprio su una piazza di Kiev che nell’agosto 1991 che Bush (padre) rivolse alla folla che lo festeggiava un monito contro il “nazionalismo suicida”.
L’Urss cominciò a decomporsi pochi giorni dopo, ma per diversi anni, gli Stati Uniti non cercarono di trarre profitto strategico della debolezza e del caos politico a Mosca. Gli screzi cominciarono più tardi, con l’offerta di Bush figlio alla Polonia in testa di sistemi missilistici da installare nei pressi del confine russo. Putin reagì rabbiosamente. Obama tentò una ricucitura e cancellò quel progetto, ma sopravvennero nuove tensioni in Libia, in Siria. La “protezione” della Russia alla “spia dissidente” Snowden, la campagna del Cremlino contro gli omosessuali, che portò al rifiuto di Obama di presenziare all’inaugurazione delle Olimpiadi ai Sochi. Infine l’ Ucraina e la Crimea. Tensioni che non sono ancora Guerra Fredda ma le assomigliano e contengono pericoli per tutti. Per l’Ucraina, per il Medio Oriente, per l’Europa, per la Russia. per l’America. E suggeriscono nostalgie. Riassunte in una foto di un quarto di secolo fa ripubblicata oggi in America: Ronald Reagan sulla piazza Rossa in compagnia di Gorbaciov, che stringe la mano a un bambino alle cui spalle c’è un giovanotto biondo dai lineamenti oggi fin troppo riconoscibili: un agente del Kgb di nome Vladimir Putin.

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