
Riflessione di giornata.
Bisogna essere degli autentici dementi se si scatenano prima le guerre e poi si pretende di risolverle con i negoziati.
Le guerre non nascono ai tavoli diplomatici e quasi mai finiscono perché qualcuno decide improvvisamente di diventare ragionevole. Le guerre iniziano quando una delle parti ritiene di poter imporre la propria volontà con la forza. Da quel momento entrano in gioco eserciti, economia, industria, logistica, risorse e capacità di resistenza.
I negoziati non fermano i missili, non arrestano i carri armati e non cambiano da soli il corso degli eventi. Al massimo prendono atto di una situazione che si è già consolidata sul terreno.
La storia è piena di trattati, armistizi e accordi. Quasi tutti sono arrivati dopo che il fronte aveva già emesso il proprio verdetto. Prima vengono i fatti, poi le firme. Prima la realtà, poi i comunicati ufficiali.
Per questo fa sorridere chi invoca negoziati come una formula magica mentre i combattimenti sono ancora in corso e gli obiettivi delle parti restano incompatibili. È come pretendere di discutere il risultato di una partita mentre si sta ancora giocando.
In questo senso Netanyahu una cosa l’ha capita perfettamente. Che piaccia o meno, ha compreso che una guerra non si conclude con dichiarazioni solenni o tavoli apparecchiati per le fotografie di rito. Si conclude quando gli obiettivi militari e strategici vengono raggiunti oppure quando diventa impossibile raggiungerli.
Altri, invece, sembrano non averlo ancora capito. Continuano a chiedere trattative immediate senza spiegare come si possano conciliare posizioni che restano inconciliabili sul terreno. Confondono l’auspicio con la realtà e la propaganda con la strategia.
La pace è una cosa seria. Proprio per questo non può essere ridotta a uno slogan da esibire davanti alle telecamere. Prima vengono i fatti. Poi, eventualmente, arrivano le firme.
Questo vale per tutti, dementi inclusi.
Piero Terracina

Lascia un commento