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Grazie a Matteo e Lady Macbeth che ci fanno apprezzare la democrazia

Oltre il punto cui siamo arrivati, siamo destinati ad addentrarci non nella dittatura ma in un terreno altrettanto insidioso: quello della democratura, formalmente democrazia e sostanzialmente autoritarismo.

di Nicola Cariglia | 29 Gennaio 2018

Le cronache hanno descritto, con dovizia di particolari comici e drammatici, la notte decisiva per le candidature del PD, con Renzi asserragliato nel suo ufficio: unica ammessa, si è letto, la sola Maria Elena Boschi, simile ad una lady Macbeth, se non ispiratrice, spalla autorevole nella conquista del regno: i prossimi gruppi parlamentari del partito democratico. Ma le stesse cose sono avvenute in tutti i partiti, meno appariscenti perché la matassa da sbrogliare nel PD era piò grossa e più complessa.

Ora, immaginiamo che in vista delle elezioni del 4 marzo fossero state ripristinate alcune leggi, norme interne ai partiti, consuetudini e regole di semplice  galateo già in vigore nella vituperata “prima repubblica”.  Per esempio: raccogliere le firme circoscrizione per circoscrizione, collegio per collegio; decidere le candidature negli organismi  competenti per territorio; mobilitare la macchina dei partiti con centinaia di migliaia di attivisti impegnati ad affiggere manifesti e battere porta a porta alla ricerca del consenso, non essendo consolidato lo scambio tra editori che concedono sistematicamente spazi nei TG, nei giornali e nelle radio, e partiti che manifestano la loro gratitudine negli atti legislativi e di governo. Ecco, immaginato questo ritorno alla faticosa prassi della democrazia, sarebbe mai pensabile tutto l’indecente obbrobrio che ha caratterizzato il parto delle candidature e delle liste? Credo proprio di no, perché le strutture periferiche dei partiti avrebbero avuto buon gioco ad imporsi, come è giusto, in ragione del fatto che sarebbero state indispensabili per prendere parte alla contesa elettorale, scegliere i candidati, fare la propaganda.

Quale che sia poi il risultato del 4 marzo, possiamo già dire di essere arrivati al capolinea della nostra democrazia, smontata pezzo per pezzo negli ultimi decenni con leggi, elettorali e no, che hanno espropriato la sovranità del popolo. Oltre il punto cui siamo arrivati, siamo destinati ad addentrarci non nella dittatura ma in un terreno altrettanto insidioso: quello della democratura, formalmente democrazia e sostanzialmente autoritarismo. Un regime oligarchico, con uomini soli al comando e pochissima o nessuna trasparenza nei processi decisionali.

Se, come tutti prevedono, nessuno dei partiti e degli schieramenti in lizza sarà in grado di governare da solo dopo il 4 marzo, potrebbe non essere una iattura ma l’occasione per invertire questo processo e ripristinare in pieno le regole della democrazia. E si dovrà cominciare proprio dalla democrazia dentro i partiti. Non credo che le regole interne ai partiti possano essere imposte: sarebbe un’arma pericolosa che potrebbe sortire effetti controproducenti. Ma legare un modesto finanziamento pubblico ai partiti, oltre che ai voti conseguiti, alla condizione che sia garantita la loro democrazia interna, è battaglia, certo difficile e impopolare, che una classe politica desiderosa di riscatto dovrebbe affrontare.

Nicola Cariglia

 

Pubblicato in : EditorialeTag: autoritarismo, battaglia, classe politica, consenso, democrazia, elezioni, finanziamento pubblico, giornali, governo, partito democratico, pd, processo, regime, renzi, riscatto, scambio

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Paolo Francia

    10 Febbraio 2018 alle 03:13

    Moroni, sul “Fatto quotidiano” ci sono fior fiori di giornalisti che, facendo semplicemente con onestà il proprio lavoro, descrivono la situazione e informano i cittadini.
    Quanto alla risposta di Nicola, ci illumina dicendo che sarà contento se a Renzi non andrà poi cosi male, ecco, invece auguriamoci che Nicola si sbagli completamente.
    4 amici al bar (sport).

    Rispondi
    • andrea moroni

      11 Febbraio 2018 alle 10:59

      …beh, i fiori, dopo un pò, appassiscono

      Rispondi
  2. NICOLA CARIGLIA

    7 Febbraio 2018 alle 21:57

    Caro Moroni,

    mi aveva spalancato il cuore alla speranza con le sue premesse: la censura severa contro la tendenza a dare contro (sempre a uno, dice lei, senza essere sfiorato dal dubbio che non meno faziosi si è ad essere sempre a favore del medesimo uno); l’esortazione solenne ad oggettivizzare l’analisi; l’invito ad un atteggiamento propositivo, etc. Ebbene, non c’è niente nel suo intervento in linea con dette premesse. E perchè, poi, definire l’articolo come un estratto del Fatto quotidiano? Le ha lette le cronache della gestazione delle candidature di tutti gli altri giornali e giornaloni? Spero di no. Per il suo fegato….. Mi creda, avrei piacere che Renzi non fosse troppo danneggiato dal risultato del 4 marzo. Ma coloro che lo sostengono con argomentazioni come le sue gli rendono il compito quasi impossibile.

    Rispondi
    • andrea moroni

      8 Febbraio 2018 alle 19:23

      Egr Direttore,
      innanzi tutto un ringraziamento perchè solo il rispondere è un atto di rispetto che apprezzo molto. Circa però le sue osservazioni è vero che “non meno faziosi si è ad essere sempre a favore del medesimo uno” ma la mia era una constatazione del fatto che dai giornali ai comici la maggior parte danno contro a Renzi. Io, pur non essendo un fan di renzi ad ogni costo, volevo porre l’attenzione sul metodo che dovrebbe essere analitico e non emotivo: ognuno analizzi coloro i cui partiti di appartenenza propongono come candidati ragionevolmente potenziali alla presidenza del Consiglio e tragga le proprie personali conclusioni. Con un tale lavoro (che credo semplice) non si dà contro ad una persona ma il giudizio avviene in relazione agli altri. Inoltre si capisce altrettanto semplicemente che coloro che non si coalizzano fanno naturalmente perdere la parte della loro appartenenza politico-culturale ed essendo ampiamente riprovevoli da un punto di vista morale, risulta evidente la loro sola volontà di distruggere non potendosi nominare tenutari di valori che hanno tradito.
      Circa il richiamo al Fatto Quotidiano era solo per esemplificare un comportamento che da anni mostra (fra cose vere e false) un quarto della prima pagina sempre contro (chissà, fra poco scopriranno anche qualche malestro di un cugino di terzo grado!!).
      Rinnovando i miei ringraziamenti, saluto con cordialità

      Rispondi
      • Nc

        10 Febbraio 2018 alle 14:33

        Posso concordare su molte cose. Ma il collegamento tra Il Fatto è Pensalibero, quello no. D’ imperdonabile…

        Rispondi
        • andrea moroni

          11 Febbraio 2018 alle 11:03

          eheheh…capisco Direttore, ma avrà notato anche il commento di Paolo Francia!!!
          cordialmente

          Rispondi
          • NICOLA CARIGLIA

            11 Febbraio 2018 alle 13:58

            Caro Moroni,

            Paolo Francia è permaloso: nel caso specifico mi rimprovera (elegantemente) di avergli detto che non partecipo alle chiacchiere da bar sport. Facile ad offendersi, altrettanto a prendere sbandate. Per il Fatto, poi…..Roba da non credere per un quasi ana
            rchico.

  3. andrea moroni

    7 Febbraio 2018 alle 18:19

    forse il richiamo alla filosofia è il comportamento ed il commento più serio o meno sguaiato ad un articolo che sembra un estratto dal “fatto quotidiano”. Infatti ci si impegna sempre ad andare contro qualcuno (sempre lo stesso) senza mai oggettivizzare l’analisi (figuriamoci proporre aspetti propositaivi!!) nè presentare una visione generale ed un pò meno faziosa e limitata. Renzi ha accettato la sconfitta a quelle primarie vinte da Bersani ma così non è stato quando le primarie le ha vinte lui. Forse qualcuno si ricorda di come Craxi mantenne la segreteria a Palermo nell’81? Infiniti esempi consigliano di non abusare banalmente del termine democrazia. Un’ultima memoria: quando, sotto il governo D’alema, ci fu quel quasi plebiscito contro il finanziamento ai partiti, quanti si sono resi conto che quei finanziamenti vietati dalla porta principale sono comunque entrati da quella di servizio chiamata “rimborsi”? Cosa è questo se non un tradimento (gravissimo perchè morale) di tutti coloro che riponevano la fiducia nel partito? Ma oggi, immemori di chi ci ha fatto sfiorare la catastrofe greca, ci trastulliamo con le gag di Crozza, gli aneddoti del “falso quotidiano” o i richiami a lady Macbeth.

    Rispondi
  4. marzio siracusa

    2 Febbraio 2018 alle 17:00

    Paolo, vorrai ammettere che se sfilassimo dal nostro vissuto Hitler, Mussolini e Stalin con relative scenografie, la bigotteria planetaria sarebbe ancora ferma alle tette, ai culi, e a tutti gli attributi innominabili su Pensalibero. Hitler, Stalin e Mussolini con corredo di relative atrocità, sono l’antipasto obbligatorio del ” politically correct “, e ci è andata bene, perché se fotografia e cinema fossero esistiti dalla notte dei tempi, Hitler, Mussolini e Stalin verrebbero evocati come simpatici buontemponi, e non avremmo fondamenti per innalzare la nostra superiorità morale. Per dire senza ipocrisie che da molto tempo gli assassinati delle Fosse Ardeatine non mi commuovono più di quanto lo possano i settemila schiavi fatti crocifiggere dal console Marcello sulla via di Brindisi, che certo nessuno ha mai commemorato. Ma è tipico di un popolo e di una cultura allo sbando vagare a casaccio da una commemorazione all’altra, poiché senza discernere non si capisce nemmeno bene cosa è giusto ricordare, oppure si finisce nell’attuale frittata italica, dove si commemora tutto e il contrario di tutto, dall’omicidio stradale al femminicidio, dalla bomba mafiosa a Tito Speri, dalla legge Merlin a Porta Pia, dai cento anni della nascita di Mastroianni all’invenzione della pizza margherita ,e così demenziando nel ricordare tutto perché non si sa cosa volga e cosa no, e per difendere fino alla tomba le trasfusioni di emotività e certezze avute dai padri. Sic!

    Rispondi
    • Paolo Francia

      5 Febbraio 2018 alle 01:42

      Marzio, ma il rimbecillimento collettivo, con tutte le commemorazioni, sono pianificate per calmare il popolo, altrimenti questo si sarebbe già rivolto. I giornalisti ormai obbediscono a questo diktat del rimbecillimento di massa, per cui lo scimunito che ha inventato il bracciale per controllare gli schiavi che lavorano da Amazon è fatto passare per “genio”, come altri inventoiri idioti e quotidiani , inventori di cose stupide e inutili. Le grandi testate, si, poverini, ridotti a pagine di gossip da far rimpiangere Novella 2000, a questo si sono ridotti. E questa gente ci dice anche chi sia utile votare o non votare.

      Rispondi
  5. marzio siracusa

    1 Febbraio 2018 alle 09:44

    Se la governabilità è ridotta alla tenuta del nostri libri contabili depositati a Bruxelles e Washington, perché si teme che una vastissima astensione almeno del 60 %, possa portare al collasso dello Stato? Tutt’altro, mentre Washington e Bruxelles tengono la nostra contabilità. avremmo la possibilità di ripensare una democrazia raffazzonata e inquinata dalle condizioni storiche del 1945 che non esistono più. Un’astensione maggioritaria andrebbe non solo contro la retorica della partecipazione per evitare il Pinochet che non c’è, ma creerebbe le premesse per una nuova assemblea costituente, dove allora l’Europa e la perdita di sovranità reale sarebbero il centro legittimo e democratico di una vera nuova impostazione storica e costituzionale, che invece l’imposizione delle elezioni europee non risolverà mai. Non votiamo e turiamoci le orecchie contro le vecchie Sirene interessate al voto.

    Rispondi
    • Paolo Francia

      2 Febbraio 2018 alle 11:08

      Vero, ma solo in parte. Lo spauracchio del fascismo viene riscaldato ad ogni elezioni, anche a Nicola scappa sempre quel Mussolini, o anche Hitler, dimenticando quanto sia cambiato il Mondo da allora. Nel calderone astensionismo, come in quello dei votanti 5 stelle, ci sono le facce della stessa medaglia. Non se ne puo’ piu’ di questo sistema, e si vedrà nell’astensionismo o nel voto ai 5 stelle, il solo modo di ribellarsi con intelligenza.
      Ma attento Marzio, le elezioni saranno valide anche se dovessero assentarsi dalle urne il 70% degli italiani, e lo sai. A ridosso poi delle elezioni, la sirena suonerà e a niente servirà turarsi le orecchie. Ci sarà sicuramente una maggioranza di votanti, allora inutile farsi illusioni su questo soggetto. Poi non se ne puo’ piu di Mussolini e di Hitler e anche di dover sempre turarsi qualcosa.
      Respiriamo a pieni polmoni, smog permettendo, e se proprio ci brucia di votare, votiamo i 5 stelle. Tante personalità di cultura e di ingegno si stanno presentando per questo movimento.

      Rispondi
  6. n.c.

    30 Gennaio 2018 alle 12:23

    Caro Paolo,
    santa e affascinante la tua ingenuità: i buoni tutti da una parte e i cattivi dall’altra. Salvo rimescolare il tutto al prossimo giro….

    Rispondi
    • Paolo Francia

      1 Febbraio 2018 alle 00:36

      Non credo che sia ingenuità, sei libero di pensarlo, ma sei fuori strada. I soliti noti, pero’, mi sembrano tutti da una parte, le liste di FI e del PD sono la a dimostrarlo, nessun duello, sono già pronti a governare assieme.
      Penso invece che , dall’altra parte, ci sia molta piu’ serietà, che sarà premiata nelle urne e te ne accorgerai, e ve ne accorgerete.

      Rispondi
      • Nc

        1 Febbraio 2018 alle 10:11

        Se valuti la serietà dal consenso ricorda che in Italia nessuno mai ne avuto quanto Mussolini

        Rispondi
        • Paolo Francia

          2 Febbraio 2018 alle 10:57

          Se te la valuti dal non consenso, essendo i tempi di Mussolini morti e sepolti, si tratterebbe veramente di dittatura, o democratura, l’hai detto te!

          Rispondi
          • n.c.

            2 Febbraio 2018 alle 12:32

            Paolo, nemmeno in tema di calcio, di cui sono pure appassionato, ho mai partecipato alle discussioni da bar dello sport.

    • Paolo Francia

      2 Febbraio 2018 alle 00:55

      Non sono ingenuo Nicola, non lo saranno i votanti del M5S, verso il quale, chi tiene alla democrazia, dovrebbe stendere tappeti di rose, poiché questo rifiuto di una politica fallimentare, da Renzi a Berlusconi già dolorosamente sperimentata, si manifesta pacificamente, se si fosse continuato a gabbare cosi palesemente gli italiani, senza questa possibilità dei 5 stelle, credo che una rivolta sarebbe stata realistica. Allora, vedremo dopo il 4 chi è ingenuo e chi no.

      Rispondi
  7. Paolo Francia

    30 Gennaio 2018 alle 10:26

    Anche in questo caso, caro Nicola, comincio dal fondo….finaziare ancora i partiti?!? Mi pare che dimenctichi che siamo in Italia, una cosa del genere la puoi fare nei paesi scandinavi o in Germania, appena c’é ombra di latino, forget it!
    I soli che stanno cercando, da anni, di abbassare i costi della politica sono i 5 stelle, e per questo soltanto sono invisi dagli altri.
    Sulla Democratura, hai ragione e lo dico da tempo! E’ anche peggiore, perché si camuffa di belle facce e belle intenzioni, facendo passare per “dottatori” una Le Pen e un Salvini. IL metodo Macron ne è un esempio, perché contrariamente ai 5 stelle, lui era ministro di Hollande del PS, quindi ha ucciso il babbo, ha fatto carriera come difensore dei piu deboli e uomo di sinistra, per poi rivelarsi peggio di un Sarkozy qualunque. E’ solo la faccia pulita messa la dalla finanza europea per fare gli interessi degli imprenditori ricchi a discapito della eguaglianza. Ma, ahimé, purtroppo piu preparato di Renzi, il quale potrebbe ambire a essere eletto capo della confesercenti vinai del Chianti.
    La Boschi, in un Paese normale, sarebbe già stata allontanata dalla cosa pubblica, qui invece, anch’essa senza la nobiltà di Lady Machbeth, decide per meriti di lecchinaggio, chi entra e chi no nelle liste.
    Resta solo la speranza che i 5 stelle abbiano abbastanza numeri da poter governare o almeno per impedire inciuci dei quali si sente già l’odore come dell’arrosto nelle scale.

    Rispondi
    • Paolo

      30 Gennaio 2018 alle 11:16

      Perché non hanno allora forzato la mano per votare la legge Richetti o altre migliorative della trasparenza e della governabilità. Loro come altri sono per lo sfascio salvo poi arrivare come i difensori della Patria….

      Rispondi
  8. Flavio Berlanda

    29 Gennaio 2018 alle 20:57

    PLATONE: «COSÌ MUORE LA DEMOCRAZIA,
    PRIMA CHE NEL SANGUE NEL RIDICOLO»

    Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria; quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango; quando il padre si abbassa al livello del figlio e si mette, bamboleggiando, a copiarlo perché ha paura del figlio; quando il figlio si mette alla pari del padre e, lungi da rispettarlo, impara a disprezzarlo per la sua pavidità;
    quando il cittadino accetta che, di dovunque venga, chiunque gli capiti in casa, possa acquistarvi gli stessi diritti di chi l’ha costruita e ci è nato; quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle?
    In un ambiente siffatto, in cui il maestro teme ed adula gli scolari e gli scolari non tengono in alcun conto i maestri; in cui tutto si mescola e si confonde; in cui chi comanda finge, per comandare sempre di più, di mettersi al servizio di chi è comandato e ne lusinga, per sfruttarli, tutti i vizi; in cui i rapporti tra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche convenienze nelle reciproche tolleranze; in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte;
    in cui l’unico rimedio contro il favoritismo consiste nella molteplicità e moltiplicazione dei favori; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti ne diventino complici; in un ambiente siffatto, quando raggiunge il culmine dell’anarchia e nessuno è più sicuro di nulla e nessuno è più padrone di qualcosa perché tutti lo sono, anche del suo letto e della sua madia a parità di diritti con lui e i rifiuti si ammonticchiano per le strade perché nessuno può comandare a nessuno di sgombrarli; in un ambiente siffatto, dico, pensi tu che il cittadino accorrerebbe a difendere la libertà, quella libertà, dal pericolo dell’autoritarismo?
    Ecco, secondo me, come nascono le dittature. Esse hanno due madri.
    Una è l’oligarchia quando degenera, per le sue lotte interne, in satrapia.
    L’altra è la democrazia quando, per sete di libertà e per l’inettitudine dei suoi capi, precipita nella corruzione e nella paralisi.
    Allora la gente si separa da coloro cui fa la colpa di averla condotta a tale disastro e si prepara a rinnegarla prima coi sarcasmi, poi con la violenza che della dittatura è pronuba e levatrice.
    Così la democrazia muore: per abuso di se stessa. E prima che nel sangue, nel ridicolo .
    Tratto da: Platone, La Repubblica.

    Rispondi
  9. guglielmo adilardi

    29 Gennaio 2018 alle 20:13

    Andrà a finire che dopo le elezioni nessun partito prevarrà, per cui rimarrà Gentiloni con un Governo istituzionale a preparare altra legge elettorale; intanto passerà un anno o più.

    Rispondi
    • Paolo Francia

      31 Gennaio 2018 alle 21:38

      Non credo che nessun partito prevarrà, ci sarà forse un’altra sorpresa.

      Rispondi
  10. puccio cartoni

    29 Gennaio 2018 alle 16:18

    Dici bene : “dovrebbe…” . Purtroppo nessuno dà vista di riconoscere che siamo in oligarchia travestita costituzionalmente da democrazia ,dato che il sistema messo in piedi si basa su interessi personalistici di potere e denaro che non possono essere gettati alle ortiche…emblematico il caso di Grasso , eguale nel nome di schieramento ,ma crapulone nel comportamento effettivo circa incarichi e prebende . Ce ne vorrà per emulare un Prodi od un Amato ,ma sembra sulla buona strada.
    Inutile stare a disquisire …nel nostro sistema sono mancati completamente i controlli ( qui custodet custodes ? ) , e quelli sbandierati sono solo inutili e burocratici doppioni , atti non a salvaguardare l’ utenza ( il popolo ) ma a garantire i manovratori. Ora , come si rimedia …?

    Rispondi

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