
Una galleria di profili vivaci nei quali la memoria storica si intreccia con il gusto per il dettaglio ma anche con i ricordi dell’autore dovuti alle sue frequentazioni personali. “Figure fra di loro molto diverse – scrive Quaglieni nell’introduzione al volume – in molti casi opposte, perfino inconciliabili che hanno avuto un ruolo nella storia italiana”.
Nella galleria trovano posto il maestro del pensiero liberale Benedetto Croce e il fondatore del partito comunista Antonio Gramsci; il semiologo Umberto Eco, idolo degli studenti universitari nel post-Sessantotto e lo storico antifascista Aldo Garosci, che fu fra i primi docenti a essere presi di mira dalla contestazione studentesca e previde gli anni di piombo; il giurista Stefano Rodotà, laicista dalle certezze granitiche e il liberale Valerio Zanone, che declinava la laicità come antidoto all’intolleranza ideologica e religiosa.
Il punto di vista dell’osservatorio di Quaglieni è il pensiero liberale. Riguardo al quale, fra le tante definizioni, spicca, nelle pagine di “Grand’Italia, quella di Alessandro Passerin d’Entrèves: “Io credo che liberale sia colui che dà fiducia all’uomo”.
E’ con questo approccio di curiosità e di passione per l’umano che l’autore del saggio propone i ritratti di uomini e donne di diverso orientamento culturale e politico. Non nasconde le sue idee, non rinuncia alle punture di spillo, ma il confronto con l’avversario resta leale, cavalleresco verrebbe da dire, mai viziato dal pregiudizio.
Ecco Francesco Ruffini, “il teorico della libertà religiosa che non giurò al fascismo”, Valdo Fusi, il partigiano cattolico che, nel dopoguerra, avrebbe voluto seppellire i combattenti di Salò; Carlo Antoni “il filosofo che denunciò per primo le foibe”, Gian Carlo Wick, “il fisico solidale con il dissenso sovietico”, Bruno Caccia, “l’eroe magistrato che si teneva lontano dai media”, Rita Levi Montalcini, “l’indomita scienziata che ebbe il Nobel”.
Interessante è anche il punto di vista liberale e umano di Quaglieni su personaggi come Umberto II di Savoia, “il gentiluomo che evitò una nuova guerra civile”, Giuseppe Saragat, Umberto Agnelli, Leonardo Sciascia, Oriana Fallaci, Giorgio Albertazzi, Giovanni Sartori. A proposito del quale egli scrive: “Se molte più persone avessero letto qualche suo libro, non saremmo nella palude, forse non avremmo vissuto certi momenti cruciali in cui i populismi rischiano di soppiantare l’esile pianta della democrazia e di uccidere ancora più l’esile pianticella della libertà”.
Riferendosi a momenti della storia del dopoguerra, Quaglieni non rinuncia a rivolgere qualche stoccata al conformismo degli intellettuali. “Ricordo il rifiuto a priori del pensiero di Benedetto Croce da parte di tanti amici-maestri con i quali non si poteva neppure iniziare un discorso sull’argomento senza venire subito interrotti”.
A questo proposito “Grand’Italia” non è soltanto un’interessante e istruttiva galleria di ritratti. E’ anche un invito al lettore a conoscere la lezione di personaggi il cui impegno ha dato un contributo significativo al progresso civile e democratico del nostro Paese. Un invito tanto più urgente in questi tempi di passioni estreme e insorgenze razziali che rischiano di portare pericolosamente indietro l’orologio della Storia.
Mauro Anselmo

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