“La verità ti fa
male”, è il titolo di una canzone di Caterina Caselli degli anni ’60.
Il titolo della canzone potremmo attribuirlo al
capo politico del M5s, Luigi Di Maio, perché dalle elezioni politiche a quelle
europee, il M5s ha perso 6 milioni di voti, nell’Umbria è passato dal 27,5 per
cento del 2018, al 14,6 per cento delle europee e al 7,4 per cento delle
regionali di domenica scorsa; il NO all’Ilva, al Tap, al Tav e alla Gronda,
opere sulle quali il M5s ha condotto la campagna elettorale per le politiche,
raggiungendo quasi il 33% dei consensi, si è trasformato in un SI, nel tempo
che si impiega a voltare una pagina. Insomma, una verità amara.
In tale situazione, il Di Maio non trova di
meglio che scagliarsi contro i fondi per la convenzione con Radio Radicale. Una
porcata dice, lanciando una campagna sul blog che invita a scegliere tra i
fondi a Radio Radicale o ai terremotati.
Insomma, si utilizza una tragedia per nascondere
le proprie incapacità politiche e il tradimento di quanto promesso agli
elettori. In analogia, Di Maio dovrebbe invitare i cittadini a scegliere se
destinare i 4 milioni complessivi, dovuti dagli eletti penta stellati a favore
della piattaforma Rousseau o, invece, a donarli per la cura dei bambini
oncologici. Che miseria!
Evidentemente, il capo politico non è al
corrente (non ci meraviglia) che il totale di spesa programmata, per le aree
colpite da terremoto, si attesta a 40,58 miliardi, e che lo stanziamento per la
convenzione con Radio Radicale ne rappresenta lo 0,00. Urge, invece, che il
ministro Di Maio si metta al lavoro per far utilizzare, presto e bene, i fondi
già disposizione per i terremotati, visto che molti comuni aspettano ancora
interventi risolutivi dopo il terremoto e proprio Radio Radicale ha più volte
segnalato i problemi del dissesto e del rischio sismico.
Radio radicale svolge da 43 anni un servizio
pubblico di interesse generale, come riconosciuto anche dall’Autorità per
le Comunicazioni.
Trasmette le sedute parlamentari e le attività
di altre istituzioni, del Governo, del Consiglio superiore della magistratura,
della Consulta e le attività dei partiti, compreso quello del M5s, dei
sindacati e delle associazioni.
Conserva la memoria storica informatizzata della
vita politica italiana dell’ultimo quarantennio. E’ come una grande biblioteca,
dove ogni cittadino può attingere liberamente perché ha il diritto alla
conoscenza.
Ecco, è la memoria che porta alla conoscenza che
Di Maio vorrebbe cancellare. E’ il “vaffa” alla consapevolezza, alla
comprensione, alla preparazione e alla competenza.
Mala tempora currunt sed peiora parantur.
Primo
Mastrantoni, segretario Aduc
Governo. Di Maio, la memoria, la conoscenza e Radio Radicale
Di Maio non trova di meglio che scagliarsi contro i fondi per la convenzione con Radio Radicale e invita a scegliere tra i fondi a Radio Radicale o ai terremotati. Si utilizza una tragedia per nascondere le proprie incapacità politiche.

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