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Perchè sarebbe stato meglio che non fosse Renzi a fondare il partito di centro

La scissione indebolisce, in seno al Pd, la componente liberal-democratica riformista.

di Pietro Ichino | 4 Novembre 2019

Col sistema elettorale proporzionale, al centro del sistema politico italiano si apre un rilevante spazio per uno o più partiti che riescano a raccogliere chi rifiuta un Pd un po’ spostato a sinistra e chi rifiuta una FI diventata satellite della Lega di Salvini. Renzi motiva la scelta di essere lui a occupare questo spazio con la necessità di mantenere la nuova forza politica centrista ancorata alla coalizione che sorregge il Governo Conte-bis, in chiave europeista e anti-sovranista. Questo è l’aspetto positivo dell’operazione; ma ce ne sono anche due negativi. Innanzitutto la scissione dà per irreversibile l’involuzione del sistema politico nazionale in senso proporzionalistico. Inoltre essa indebolisce, in seno al Pd, la componente liberal-democratica riformista, che coltiva due elementi essenziali del DNA del partito: il suo europeismo e – nonostante tutto – la sua vocazione maggioritaria nel contesto di un sistema maggioritario. Avrei dunque preferito che fossero altri – come Calenda e Stefano Parisi, possibilmente unendosi con Bonino e Della Vedova – a incaricarsi di rispondere alla nuova domanda politica al centro dello schieramento; e che Renzi continuasse invece la sua battaglia dentro il Pd. A chi mi obietta che nel dicembre 2012 feci una scelta analoga a quella renziana di oggi, partecipando con Monti alla fondazione di Scelta Civica, rispondo che in quel momento il Pd, con Stefano Fassina responsabile dell’Economia, stava abbandonando la scelta europeista che lo aveva caratterizzato fin dalla nascita. Oggi, invece, proprio il Pd costituisce la garanzia più forte dell’ancoraggio del nostro Paese al processo di integrazione europea. Ho spiegato altrove che, rispetto a questa scelta fondamentale (nitidissima nella linea seguita da Nicola Zingaretti), le oscillazioni a sinistra o a destra sono dettagli di peso secondario, che dunque non possono motivare una scelta grave come quella di una scissione.

 

Pietro Ichino (da pietroichino.it)

Pubblicato in : Primo pianoTag: battaglia, governo, integrazione, lega, monti, pd, pietro ichino, processo, renzi, sistema elettorale, sistema politico

Info Pietro Ichino

Pietro Ichino è un giurista, giornalista e politico italiano. Già deputato dal 1979 al 1983 come indipendente eletto nel Partito Comunista Italiano e senatore dal 2008 al 2013 eletto nel Partito Democratico, è senatore eletto nella circoscrizione Lombardia nella lista Con Monti per l’Italia e docente ordinario di Diritto del lavoro nell’Università degli Studi di Milano. A febbraio 2015, ritorna nel PD.

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