E’ partita “la bambola” per confondere, ancora una volta, le acque su quanto accadde al nostro “sciagurato Paese” nei primi anni novanta.
Ed è partita in grande stile: l’ex presidente della Repubblica Azelio Ciampi e l’immancabile Antonio Di Pietro hanno lanciato nello stagno non un sasso, ma un macigno. Di sicuro effetto perché si tratta di un tasto, la mafia, a toccare il quale si è sicuri, in Italia, di mobilitare schiere di specialisti in servizio permanente per gettare fango su chiunque non appartenga alla cerchia dei professionisti dell’antimafia.
Ciampi, strumentalizzando parole del procuratore antimafia Grasso, ha fatto balenare l’ipotesi che le stragi di mafia del biennio 92-93 siano state ordite per favorire l’avvento di un golpe in Italia. E Di Pietro è andato dietro sollectando una commissione parlamentare di indagine.
E’, in tutta evidenza, una manovra ben collaudata nel campo della comunicazione: si anticipa una notizia, mescolando vero e falso, per depotenziarne l’effetto.
Perché, in realtà, qualcosa di grave e di torbido è avvenuto negli anni novanta. E non è esagerato parlare di golpe: quello mediatico giudiziario al traino delle inchieste di Tangentopoli.
Ciampi e Di Pietro, all’epoca, ricoprivano incarichi di importanza cruciale: il primo come uomo di raccordo con gli ambienti della finanza nazionale e internazionale; il secondo come principe delle manette e delle patrie galere.
Non è un caso che proprio loro siano ora in prima linea nell’orientare l’attenzione, con allusioni oscure, verso la mafia.
La quale può darsi che abbia svolto un qualche ruolo nel creare le condizioni per il crollo del sistema politico di allora.
Ma nel ’92 e ’93 il vecchio sistema era agonizzante e non poteva certo raccogliere i frutti di quanto la mafia andava seminando. Berlusconi non aveva ancora deciso di “scendere in campo” ma le allusioni di Ciampi e Di Pietro tendono ad insinuare il dubbio che fosse “ai preliminari”.
Dunque, chi poteva trarre beneficio da ciò che accadeva? E chi, realmente, ne ha tratto beneficio?
Una Commissione di indagine sarebbe utilissima se guardasse a trecentosessanta gradi e non fosse pre-orientata. Ciampi, per il suo ruolo chiave nei rapporti col mondo economico nazionale e internazionale potrebbe dire molte cose se lasciasse stare la mafia, nel qual campo, sia detto senza offesa, è solo un dilettante.
P.

Siamo proprio ai livelli del “gratta e vinci”!