Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta dei termini che più frequentemente ritroviamo a descrivere e caratterizzare i contenuti dell’opera lirica, parole il cui significato si è spesso modificato gradualmente nel tempo, insieme alla cultura musicale.
Belcanto
Stile e tecnica vocale che per consuetudine viene collocata tra il 1670 ed il 1820, epoca che ha visto il predominio sulla scena di controtenori, falsettisti, castrati, cantanti questi dotati di una inconsueta estensione vocale e capacità tecniche straordinarie.
Termine legato alla cultura edonistica, il Belcanto utilizza il principio del piacere e della bellezza fini a se stesso. L’obbiettivo è il bel suono, inserito in un contesto di astrazione che si oppone decisamente al principio della Camerata Fiorentina, che metteva la musicalità al servizio del testo, con un assoluto distacco tra sesso del cantante e ruolo interpretato. Caratterizzato da suoni dolci e omogenei nel passaggio dalle zone gravi alle acute, da grande agilità decorativa, con un uso costante di abbellimenti e raffigurazioni, ha sottoposto i musicisti a precise regole di pausa e fraseggio che agevolassero la respirazione del cantante attraverso la linea melodica.
Recitativo
Forma espressiva propria dell’opera lirica, costituita da un brano per voce sola utilizzato specialmente nelle prime opere per imitare il linguaggio parlato. Il recitativo rappresenta il motore dinamico dell’azione, e fino alla metà del XIX secolo aveva una netta separazione dall’aria, che, al contrario, era riservata alla descrizione degli stati emotivi e sentimentali del personaggio. Successivamente a questo periodo la distinzione tra le varie parti dell’opera sarà meno scandita, il recitativo subirà trasformazioni virtuose ed ornamentali, ma non perderà il carattere dinamico che lo caratterizza. Sarà utilizzato anche per dividere l’aria dalla cabaletta.
Cabaletta
Definisce un’aria breve e caratterizzata da ritmo sostenuto, tono vivace, spesso allegro e viene solitamente collocata a conclusione di una scena. Frequente nel melodramma italiano di fine ottocento, raggiunge la sua moderna accezione con Mozart indicando l’ultima sezione dell’aria tripartita. Splendidi esempi di cabaletta sono “Sempre libera degg’io” della Traviata di Giuseppe Verdi e “Ah! non giunge” della Sonnambula di Vincenzo Bellini.
Umberto Zanobetti
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