
In una settimana la destra europea si è piegata ai diktat di Trump, prima sulle spese per il riarmo al 5 % e ora anche sulle tasse alle multinazionali.
Ricordate la Global Minimum Tax?
Era la tassa minima del 15% sui profitti delle multinazionali decisa nel 2021 per contrastare l’elusione fiscale dei colossi digitali, quelli che da anni non pagano quasi nulla grazie ai paradisi fiscali come Irlanda, Lussemburgo o le solite isole Cayman.
Bene. È bastato il ritorno sulla scena di Trump per stracciarla in silenzio, con la complicità del G7 e il servilismo dell’Europa.
Ora le multinazionali americane sono esentate da quell’obbligo perché il presidente degli Stati Uniti ha minacciato ritorsioni, “revenge tax”, contro chi osa farle pagare.
Il risultato è un’umiliazione per l’Europa e un trionfo per Trump e i suoi finanziatori: Big Tech, Big Finance e Big Pharma. Gli stessi che hanno costruito fortune immense grazie all’evasione legalizzata e ora si fanno proteggere dal loro uomo alla Casa Bianca.
E l’Italia? Il ministro Giorgetti, fregato e felice, applaude: “È un compromesso onorevole”. Onorevole per chi?
Non certo per i lavoratori italiani che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo. Non per le PMI che non possono permettersi né i paradisi fiscali né gli avvocati di New York.
In tutto il G20 -denuncia Oxfam- solo otto centesimi per ogni euro di entrate fiscali vengono da imposte sulla ricchezza. E mentre i miliardari vivono di plusvalenze e dividendi tassati meno si tagliano servizi pubblici, sanità e scuola. E aumenta la povertà.
Il mondo al contrario: chi lavora paga. Chi specula comanda. E adesso, grazie al G7, pure senza più fastidi.
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Ecco un elenco, ricavato da documenti ufficiali OCSE e UE, delle principali multinazionali statunitensi che beneficeranno dell’esenzione dall’applicazione della Global Minimum Tax, grazie all’accordo G7 voluto da Trump e accettato dall’Europa per evitare ritorsioni:
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Big Tech
Queste aziende hanno fatto scuola nell’elusione fiscale, spostando profitti verso Paesi a bassa imposizione:
• Apple – ha canalizzato per anni i profitti in Irlanda e in altri paradisi fiscali digitali.
• Amazon – ha sfruttato il Lussemburgo e Paesi Bassi per pagare tasse irrisorie sui suoi enormi profitti.
• Google (Alphabet) – storicamente tra i principali utilizzatori dello schema “Double Irish with a Dutch Sandwich”.
• Microsoft – ha utilizzato società offshore per ridurre la base imponibile.
• Meta (Facebook) – ha spostato profitti attraverso Irlanda e Singapore.
• Netflix – ha fatto leva su filiali estere per non tassare gli introiti provenienti da abbonamenti globali.
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Big Finance & Big Payment
Molte operano attraverso strutture offshore e holding europee:
• Visa
• Mastercard
• PayPal
• BlackRock – il più grande gestore di patrimoni al mondo, attivo in tutte le piazze finanziarie a bassa tassazione.
• Goldman Sachs – con sedi operative in vari centri a bassa imposizione.
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Industria e Mobilità
• Tesla – non distribuisce dividendi, accumula valore in borsa e minimizza le imposte.
• General Motors
• Ford – utilizza strutture fiscali in Canada e Irlanda per ottimizzazione fiscale.
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Big Pharma
Settore tra i più aggressivi sul piano dell’elusione fiscale:
• Pfizer – ha spostato in Irlanda la sede fiscale di alcuni rami.
• Johnson & Johnson
• AbbVie – ha tentato inversioni fiscali in passato.
• Eli Lilly
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Altre multinazionali rilevanti
• Coca-Cola – da tempo al centro di contenziosi fiscali con l’IRS per profitti esteri.
• McDonald’s – ha sfruttato l’Olanda per incanalare royalties e dividendi.
• Nike – ha centralizzato le licenze dei marchi in Paesi a fiscalità ridotta.
• Procter & Gamble – utilizza sedi regionali per ottimizzazione fiscale.
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Nota importante
Tutte queste aziende superano la soglia dei 750 milioni di dollari di fatturato annuo, e quindi sarebbero teoricamente soggette alla Global Minimum Tax, se non fosse per l’accordo di esenzione concordato al G7.
Enrico Rossi

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