Chiunque sia stato, Massimo D’Azeglio o Camillo Benso, Conte di Cavour a pronunciare la frase: “Abbiamo fatto l’Italia, ora bisogna (o dobbiamo) fare gli Italiani”, dopo che Vittorio Emanuele II proclamò, il 17 marzo 1861, la nascita del Regno d’Italia ha avuto ragione.
Purtroppo, l’anzidetta frase è ancora veritiera e attuale, tenuto conto di come gli Italiani sono divisi politicamente, culturalmente e più ancora economicamente.
Parlare di festa per la ricorrenza dei 150 anni dell’Unita d’Italia significa far ridere i bambini dell’asilo.
Gli Italiani non avrebbero dovuto vedere nessun telegiornale, alcun talk show televisivo; non avrebbero dovuto leggere alcun giornale per credere nella favola della ricorrenza dell’unità d’Italia.
A evidenziare la “spaccatura” barbarica dell’Italia è proprio il Parlamento, divenuto luogo di scontro fisico tra politici nemici per l’avidità di potere, per problemi personali e mai per questioni della collettività.
C’è lo sconforto pieno vedere Di Pietro, Franceschini, Rosy Bindi, Fini, Casini aggredire i rappresentanti del Governo con un fare da capi di Tribù tropicali.
Più impressionante è la lotta tra le Istituzioni. La Magistratura contro il Governo per fermare le riforme delle quali tutti avvertono urgente necessità.
Il Governo che accusa la Magistratura di avere al proprio interno magistrati di tendenza di sinistra.
Divisioni che dal Parlamento si trasferiscono nelle piazze dei grossi centri e della periferia.
La rottura tra i sindacati e tra questi e gli imprenditori è uno spettacolo senza fine.
E che dire delle arene di Annozero, Ballarò, Gli Infedeli e tante altre ancora dove i parlamentari si trasformano in gladiatori e il pubblico applaude o grida secondo di dove sono stati messi a sedere.
A rendere appariscente la spaccatura del Popolo italiano è la divisione tra chi vuole apparire intellettuale leggendo la Repubblica o l’Espresso e chi per modestia o fede politica legge un altro giornale.
Sempre a rendere visibile e concreta la rottura degli Italiani ci sono quelli che s’isolano e fanno gruppo a sé.
Data per scontata tale analisi, non serve prenderci in giro con un giorno di festa punto e basta e giammai di una ricorrenza storica mai esistita.
Domenico Civitano

E’ molto bello sentirsi fraternamente amico con una persona che non conosci oersonalmente.
Un abbraccio sincero.
Domenico Civitano
Carissimo Civitano,
sono contento di essere riuscito nel mio intento di farLa distrarre dalla contingenza e sorridere con un piccolo siparietto. Non era mia intenzione mancarLe di rispetto, me ne guarderei bene in quanto Lei è una persona di modi così squisiti e tra i partecipanti a questo libero forum Lei è il meno borioso.
Anche io sono un grande ammiratore di Totò e nei momenti più tristi mi confortano molto le sue esilaranti interpretazioni.
Lei come me è uomo del Sud e noi abbiamo una sensibilità diversa rispetto agli altri abitanti del centro-nord. Noi proveniamo da una gloriosa tradizione che affonda le sue radici nel glorioso Regno di Napoli (o delle Due Sicilie) e da secoli siamo abituati ad una ironia amara nei confronti della vita che a volte ferisce perché più incisiva e forse più vera. Abbiamo sempre sbeffeggiato il potere con grande classe, e la simpatica scenetta tra Totò e l’on. Trombetta ne è una conferma. Ne avessimo ancora di attori così.
Sulla mia identità sento di non poterLa accontentare, io mi sento “uno nessuno e centomila”. Come vede torna sempre il caro Luigi.
Un caro ed affettuoso saluto.
Cara Signora TROMBETTA IN BOCCA
Il suo intervento (da VERO attore) mi ha reso un po’ di buonumore. Vivendo in un clima così avvelenato dalla cattiveria degli uomini è difficile immaginare che ci si possa imbattere in un soggetto che pur di sdrammatizzare l’amarezza e la delusione imperanti nella vita reale, recita la parte di più personaggi dotati dello stesso umore. Veramente BRAVO! …. Chiedo perdono per l’errore, Signora Trombetta in Bocca.
Cordiale saluto
Domenico Civitano
P.S. Mi farebbe piacere conoscere il Suo vero nome.
Gent.mo Sig. Civitano,
sono la sorella meno nota del più che noto on. Trombetta. Vengo con questa mia a dirLe che mi sento mortificata per il turbamento provocatoLe dal commento del mio illustre fratello.
La pregherei di comprendere Cosimo che è un pò “svampito”, pensi che crede ancora di essere onorevole e di fare politica in quell’Italia che oggi si suol definire in modo così sprezzante “prima Repubblica”. Il mio povero fratello crede (beato lui) che il presidente del Consiglio sia ancora Amintore Fanfani, e noi in famiglia gli facciamo credere ciò per paura che la verità possa definitivamente sconvolgerlo. Pensi un pò se scoprisse chi è diventato primo ministro!
Poi perdonerà l’ironia forse amara del povero onorevole, ma la frequentazione di Ennio Flaiano e di Vitaliano Brancati ha lasciato su di lui il segno. Lei immagino sarà abituato a ben altre frequentazioni, magari a Parigi sarà stato un habitué del caffé “Les deux magots” e lì avrà conosciuto e parlato con Jean-Paul Sartre e Simone de Beauvoir. Quindi posso ben immaginare il Suo fastidio per le parole del mio caro fratello.
Mi permetta di fare una considerazione: su questo libero ed intelligente blog avete bisogno di maggiore umorismo e di tentare di sdrammatizzare un pò la tensione che a volte si viene a creare. Troppa serietà da parte di chi scrive e di chi commenta. Un pò di Pirandello non guasterebbe mica. Le scrive una persona che ebbe la fortuna di conoscere il povero Luigi e da lui apprese molte cose. Ce ne fossero ancora di scrittori come Pirandello, Brancati o Flaiano. Invece oggi siamo sommersi dai libri di quel Camilleri.
Lo dico sempre a Cosimino (lo chiamo così quando siamo in privato): “Caro fratello come puoi pretendere che ti capiscano dopo decenni di Drive in, Dallas, Beautiful, Grande Fratello? La mente dei poveri italiani è obnubilata dall’immensa cultura che le televisioni profondono in maniera così copiosa”.
Sicura di aver chiarito l’equivoco, auguro a Lei e a tutti gli amici ogni bene.
Sua devotissima e fervente lettrice sig.ra Trombetta in Bocca.
Prego leggere questo commento.
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Confesso che quando ho bisogno di sentirmi lontano dalle cattiverie umane, consumate anche con inutile e sterile ironia, mi lascio distrarre da un buon film di Totò che ha come spalla il bravo attore Mario Castellani nelle vesti dell’on. Cosimo Trombetta. La scena più comica è quella della lite, durante il viaggio in treno, tra il semplice cittadino che probabilmente è la prima volta che viaggia in treno e l’on. Cosimo Trombetta che avverte un certo disagio a dividere lo scompartimento con un cittadino non di livello politico come lui.
Stupenda la scena, la cui didascalia è molto chiara per chi deve intendere, quando l’on. Cosimo Trombetta passa a Totò le valigie per sistemarle al posto giusto e questi i invece, le scaraventa fuori da finestrino lasciando l’onorevole, volgarmente detto, in mutante. Bisogna comprendere bene la didascalia di tale scena è chiaro?
Tutta la prosopopea, l’arroganza, la convinzione d’impartire lezione di stile di vita al semplice cittadino Totò, finisce per rimanere lui senza beni personali dopo la fulminea azione di scaraventare fuori dal treno beni e nello stesso l’immagine boriosa dell’onorevole da parte di Totò.
Il bello di Totò che le cose le fa come le decide lui senza bisogno di nessuno.
Confesso che quando ho bisogno di sentirmi lontano dalle cattiverie umane, consumate anche con inutile e sterile ironia, mi lascio distrarre da un buon film di Totò che ha come spalla il bravo attore Mario Castellani nelle vesti dell’on. Cosimo Trombetta. La scena più comica è quella della lite, durante il viaggio in treno, tra il semplice cittadino che probabilmente è la prima volta che viaggia in treno e l’on. Cosimo Trombetta che avverte un certo disagio a dividere lo scompartimento con un cittadino di un basso ceto sociale.
Stupenda la scena, la cui didascalia è molto chiara per chi deve intendere, quando l’on. Cosimo Trombetta passa a Totò le valigie per sistemarle sopra il porta bagagli e questi le scaraventa fuori da finestrino lasciando l’onorevole, volgarmente detto, in mutante, la cui didascalia di tale scena è chiara).
Tutta la prosopopea, l’arroganza, la convinzione di dare lezione di stile di vita al semplice cittadino Totò, finisce per rimanere senza beni personali ed altro perché erano stati scaraventati fuori dal treno ad opera di Totò che era più che cosciente di quello che faceva.
Domenico Civitano
Caro Civitano,
nel suo ultimo articolo il cui pensiero socialberlusconiano è molto articolato, mi ha colpito soprattutto per la Sua oggettività. Oggigiorno l’obiettività è divenuta cosa rara. Per fortuna che c’è ancora gente come Lei in grado di farci vedere le cose come effettivamente stanno. Continui così e La proporrò oltre che per l’alta onorificenza anche per una collaborazione con Emilio Fede o Alessandro Sallusti, lascio a Lei la scelta.
Distintamente La saluto e riverisco.
On. Cosimo Trombetta