Il Maestro e Matteo in questo inizio (o prosieguo) di campagna elettorale si comportano tutti e due come apprendisti stregoni che evocano il miracolo, addebitando ai complotti la loro caduta.
Silvio, il primo, dimenticando sia la catena di scandali che la naturale parabola discendente dopo un lungo periodo favorevole.
L’Allievo Renzi, dal canto suo, celando il fallimento politico e la disfatta del 4 dicembre e puntando tutte le fiches contro il colonnello Ultimo e il capitano Scafarto, quasi fossero stati loro a determinare gli avvenimenti.
C’è del comico, e del grottesco in questo comune atteggiamento, ma anche un’insultante sottovalutazione dei cittadini elettori, e a nulla varrà la robusta claque formata da Gentiloni, Franceschini ,Orlando, amplificata dagli stessi “potenti” mezzi di comunicazione che preconizzarono e sostennero la certa vittoria al referendum.
Gianfranco Micali

Però va ricordato che c’è una bella differenza tra il primo ed il secondo.
Berlusconi, che bene o male ha vinto le elezioni nel 1994 (con quella formula farlocca), è stato avversato dal primo momento. Le fakes sul suo conto si sprecavano, fino all’avviso di garanzia – arrivato giusto giusto al G7 di Napoli – ed alla fuga di grandi personaggi, poi scomparsi (primo il pres del Senato Scognamiglio, rettore LUISS.
Renzi, POMPATO e sostenuto con tutti i mezzi, fino alla sua autodisatruzione. per incapacità somigliante alle grandi affermazionii da osteria (tipo Laqualunque)!