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Giustizia e Politica: qualche domanda

Il problema non è la storia criminale che può lambire la politica. Il problema è il corso della politica deviato continuamente dalla giustizia. E non solo il corso della politica, anche quello dell’economia.

di Nicola Cariglia | 18 Settembre 2017

Matteo Renzi ha ragione a lamentarsi per gli abusi e le scorrettezze che emergono dalla inchiesta Consip. Naturalmente tanto il PM Woodcock quanto gli ufficiali di polizia giudiziaria procedenti devono essere considerati innocenti fino ad eventuale condanna definitiva. Ma poiché gli attacchi a Renzi si sprecano, via padre, nonostante che nessun rilievo sia a lui rivolto, ecco che le sue reazioni sono comprensibilissime. Una cosa, piuttosto, non si spiega. Se è vero (e secondo noi lo è) che c’è un eccessivo straripamento della giustizia nel campo della politica, perché solo tre mesi fa il partito di cui Renzi è segretario ha fornito in massa i propri voti per una riforma penale e di procedura penale che prolungando i tempi complessivi della prescrizione e inasprendo le pene per una serie di reati rafforza ulteriormente il ruolo dell’accusa rispetto alla difesa? E lo ha fatto con tale determinazione che, addirittura, il governo Gentiloni ha posto la fiducia per superare le comprensibili riserve di tantissimi parlamentari.

Il Movimento 5 Stelle a parole continua a negare queste possibili invasioni di campo. E assicura che il loro rispetto per gli elettori e la loro fiducia nella giustizia sono tali da ritenere obbligatorie le dimissioni anche per un semplice avviso di garanzia.  Ma si guarda bene dallo spiegare perché questa regola, in casa loro, sia applicata o disapplicata a seconda dei casi.

E’ difficile dare torto a Matteo Salvini per il sequestro cautelare di ben 49 milioni di euro a fronte di un presunto abuso il cui ammontare sarebbe di cento volte inferiore. Per l’attuale segretario della Lega si tratta di un “atto politico”. Ora, però, Salvini deve spiegare perché invece di fare considerazioni analoghe per altrettanto gravi, se non maggiori abusi”, i leghisti  erano ben lieti dell’opera dei magistrati e si presentavano oscenamente in parlamento agitando volgarissimi cappi. Spieghi, Salvini; o chieda scusa.

Ci possiamo fermare qui. Perché le cronache di questi anni ci hanno fornito le prove di ciò che già sapevamo: tantissimi moralisti ostentavano sdegno per i peccati altrui, essendo capaci di compierne assai maggiori.

Ma, come sempre, il problema non è la storia criminale che può lambire la politica. Il problema è il corso della politica deviato continuamente dalla giustizia che straripa. E non solo il corso della politica, anche quello dell’economia. E fa venire i brividi alla schiena leggere dalle cronache che i protagonisti dello scandalo delle intercettazioni manipolate a danno del padre di Renzi, si sarebbero “occupati” anche di inchieste che hanno poi costretto alle dimissioni i vertici di grandissime aziende pubbliche. Tanto che l’ultima domanda ci va di farla a tanti giornali che ora, finalmente, riportano abbondantemente (come è giusto) le accuse di Matteo Renzi. Il clamore è giustissimo. Ma perché solo ora?

 

Nicola Cariglia

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, anni, aziende pubbliche, considerazioni, dimissioni, euro, giornali, governo, intercettazioni, lega, massa, matteo renzi, movimento, parlamento, polizia, renzi

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    24 Settembre 2017 alle 07:52

    Attento Paolo a non dire troppe verità, perché i parrucconi ti tacceranno di qualunquismo.

    Rispondi
  2. Paolo Francia

    23 Settembre 2017 alle 14:49

    la storia criminale non “lambisce” la politica, ma ne é parte integrante.

    Rispondi
  3. Ricky Raider

    19 Settembre 2017 alle 14:15

    Con tutta la stima per il direttore e l’apprezzamento per il suo articolo, è stupefacente come la giustizia si attivi puntualmente quando si tratti di (e diciamolo!) colpire miratamente i movimenti politici scomodi al Sistema, come lo è diventata la Lega con l’annuncio di voler recuperare la sovranità territoriale e monetaria del nostro paese, sovranità che, non dimentichiamolo, appartiene al popolo e di cui esso è stato scippato… Questo risveglio avviene quando esistono, da almeno tre anni, denunce a iosa da parte dei cittadini per la cessione di sovranità da parte della politica attuale, che stando alla costituzione, costituisce reato grave contro la personalità dello Stato, tanto grave da far supporre il reato di alto tradimento… evidentemente la giustizia ha interrotto quella pausa caffè di cui parla l’avvocato Marco Mori, uno dei primi promotori di tali denunce, ma evidentemente i reati sono di una tale portata che sfuggono alla comprensione dei P.M., che forse non conoscono la differenza fra limitazione e cessione di sovranità, e così si sono buttati sul semplice… per la cronaca, esistono e sono registrate dichiarazioni in tal senso da parte di “tecnici” e politici, che costituiscono veri e propri atti confessorii… ed intanto queste denunce dormono in qualche cassetto delle procure, sino a che saranno talmente impolverate da essere illeggibili o obsolete, perché per allora lo Stato Italiano non esisterà più… già… e le denunce sporte dai cittadini? Beh! Da quando in qua i cittadini contano qualcosa?

    Rispondi
  4. Dario Seglie

    19 Settembre 2017 alle 08:15

    Ottimo articolo: Montesquieu (1689-1755) è il filosofo della moderazione e dell’equilibrio, e la sua teoria della separazione dei poteri rappresenta uno dei princìpi necessari dello Stato di diritto e una condizione oggettiva per l’esercizio della libertà. L’unica garanzia di fronte al dispotismo risiede nell’equilibrio costituzionale di cui godono i paesi in cui i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario sono nettamente separati e distinti, capaci di controllarsi a vicenda. L’aveva affermato nel 1748 e oggi siamo nel 2017 ! O tempora o mores !

    Rispondi

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