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Quel “gerarca” dell’Anpi legato al suo ruolo più che ai valori della Resistenza

Ingiustificabile accanirsi contro la memoria della povera Giuseppina Ghersi come oltre settanta anni fa avevano fatto contro il suo povero corpo e la sua dignità uomini indegni di essere qualificati combattenti per la libertà.

di Tuttocchiali | 18 Settembre 2017

Ho letto e riletto le cronache che parlavano della piccola e sfortunata Giuseppina Ghersi. Ho cercato in tutti i modi una spiegazione della incredibile protesta del presidente dell’ANPI di Savona per la lapide in sua memoria, dopo la morte e gli oltraggi che dovette subire settantadue anni fa perché tredicenne ma “fascista”. Alla fine di spiegazioni ne ho trovata solo una. Chi si è opposto alla lapide, non aveva in mente di difendere al di là di ogni ragionevole limite il valore dell’antifascismo. Non pensava a qualcosa di così grande, ancorchè aberrante. In cima ai suoi pensieri c’era la difesa delle ragioni di una carica, che l’usura del tempo rende sempre più flebili. Non conoscendo il sig. Simone Rago, al cui nome risponde il presidente provinciale dell’ANPI di Savona, sono anche disposto a credere che sia una bravissima persona. Ma non a continuare nell’equivoco che caratterizza l’Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani, più di altre Associazioni che perseguono il medesimo fine di tenere desti gli ideali della Resistenza, nel nostro Paese. Il fatto che la nostra è una Repubblica fondata sui valori della Resistenza, non significa che le associazioni partigiane debbano considerarsi un tutt’uno con le Istituzioni. L’ANPI e le altre Associazioni partigiane sono legittime, meritorie, ma private: In passato il confine è sempre stato labile, tanto che si è ritenuto giusto ospitare in tanti Comuni o in edifici di proprietà pubblica le loro sedi. Il signor Rago, probabilmente è stato indotto anche da questa sopravvalutazione del suo ruolo nella pretesa di accanirsi contro la memoria della povera Giuseppina Ghersi come oltre settanta anni fa avevano fatto contro il suo povero corpo e la sua dignità uomini indegni di essere qualificati combattenti per la libertà.

Sulla triste vicenda, difficile dedicare parole più appropriate di quelle del grande Cesare Pavese suggeritemi dall’amico Luciano Pallini, già sindaco di Pistoia, studioso, uomo di raffinate letture e grande sensibilità.

“Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuol dire che anche vinto il nemico è qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l’ha sparso. Guardare certi morti è umiliante. Non sono più faccenda altrui; non ci si sente capitato sul posto per caso. Si ha l’impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi, tenga noialtri inchiodati a vederli, a riempircene gli occhi. Non è paura, non è la solita viltà. Ci si sente umiliati perché si capisce – si tocca con gli occhi – che al posto del morto potremmo essere noi: non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato. Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione” (Cesare Pavese).

Tuttocchiali

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, pistoia, repubblica

Info Tuttocchiali

Tuttocchiali: uno scriba errante e discontinuo che appare e scompare da oltre quaranta anni su giornali e testate della Toscana. qualcuno dubita che realmente esista, altri pensano addirittura che i suoi scritti siano frutto dell’opera collettiva di una molteplicità di altri scrivani. Ma non è lecito rivolgersi ad esempi del passato che porterebbero a confondere l’ironia con il ridicolo.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Lucia Pugliese

    27 Settembre 2017 alle 10:02

    Un articolo toccante, un documento drammatico agghiacciante, con la povera bambina, perché di bambina si trattava, accompagnata al plotone di esecuzione – un’esecuzione perversa e inaudita – con i carnefici che trasudano dalle loro facce empie un compiacimento che riga l’anima di chiunque osservi questa foto e risponda alle caratteristiche di essere umano. Dovremmo far in modo che certi miti cadessero, non gli eroi di quei miti (ce ne sono anche stati) e si riuscisse ad interrompere questo assurdo modo manicheo di ragionare ritenendo che ci siano giusti e non giusti. Ma perché si continuano a negare evidenze storiche documentate, ci si ostina a non volersi documentare e a sostenere in modo incondizionato la propria parte politica ritenuta, evidentemente, callida e infallibile; o forse c’è una volontà lucida di tenere nascosti eventi che possano incrinarla? Fra i partigiani c’erano anche “bandacce” i cui componenti spesso erano sbandati che avevano colto l’occasione di esprimersi …
    Vorrei solo fare un richiamo all’onestà e miei complimenti all’Autore di questo articolo.

    Rispondi
  2. Adalberto Scarlino

    19 Settembre 2017 alle 11:46

    APPLAUSI a Tuttocchiali: pezzo magistrale !
    Grazie a lui ed anche alla Citazione preziosa de La Casa in Collina , felice suggerimento – leggo – di Luciano Pallini.
    Adalberto Scarlino, Firenze

    Rispondi

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