Una piccola soddisfazione, per ora. Ma non disperiamo: sulla Giustizia, tema che da venti anni dilania politica e società italiane, è arrivato il momento della inversione di marcia. Se fino a qualche tempo fa la bilancia pendeva nettamente a favore della parte più retriva e giustizialista dell’opinione pubblica, abbagliata dalla demagogia di tanti falsi vendicatori delle ruberie della classe politica, ora la linea di demarcazione si è nettamente spostata.
La gente ha preso coscienza degli eccessi e degli strumentalismi. Troppi,magistrati, giornalisti e compagnia bella, si sono costruite rapidissime carriere accusando in una sola direzione, troppo spesso con superficialità pari solo alla violenza delle indagini. I veri problemi della giustizia, penale e civile, sono stati ignorati e sacrificati sull’onda montante della concezione sacrale e vindice dei magistrati.
Finalmente c’è chi dice basta con le fughe e gli opportunismi: si torna ai problemi irrisolti.
I segnali sono sempre più numerosi: giorni fa il Corriere della Sera ci informava che anche nella magistratura associata, tanto nelle correnti “ di destra” quanto in quelle “di sinistra”, cresce l’insofferenza per il rifiuto pregiudiziale ad ogni dialogo sulla riforma della giustizia. E’ così anche in alcuni settori del PD, mentre è nota la disponibilità a discutere dei centristi. Ora, in maniera più scoperta e organica, non di semplice ballon d’essai, c’è da registrare l’appello dei direttori di tre riviste della sinistra liberale, riformista e socialista: Covatta per Mondo Operaio, Macaluso per le Ragioni del Socialismo e Carluccio per Critica Sociale, pubblicato e fatto proprio da Il Riformista.
Chiedono che la sinistra dica sì, e metta al bando ogni forma di impaccio per innovare la nostra obsoleta giustizia. Rinfacciano i mali della stagione giustizialista che favorì “ atteggiamenti autoreferenziali da parte dei magistrati”. Ricordano che le proposte di cui oggi si discute erano non dissimili, spesso più arretrate rispetto a quelle della bozza Boato ai tempi della bicamerale presieduta da D’Alema.
Prima ancora, lo ricordiamo, le stesse cose le avevano dette i radicali anche tramite Pannella. Per poco non furono linciati “da sinistra”. Ora, invece, come dicono a Roma “si può fare” o quanto meno se ne può discutere senza essere travolti dal consueto massiccio fuoco di interdizione.
Fino a poco fa, ogni accenno di Pensalibero alla necessità di affrontare l’argomento era chiosato da insulti e accuse di intelligenza con non si sa quale nemico ( come se la prima regola della politica non fosse quella di essere disponibili a discutere di tutto con tutti). E si tratta di un sito dichiaratamente garantista, laico, liberale e riformista!
Se ne è fatta di strada. Ma, per arrivare in fondo, bisogna farne ancora di più.
P.

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