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Giustizia e politica: il silenzio come forma di rispetto istituzionale

Le parole pronunciate dal presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Cesare Parodi, nelle ultime ore meritano attenzione. Non tanto per il tono, volutamente misurato, quanto per il significato istituzionale che contengono. “In queste ultime settimane abbiamo deciso di non rispondere mai agli attacchi ricevuti a più riprese da esponenti politici… continueremo a mantenere inalterata la nostra linea”. È una scelta che va letta nel solco dell’appello rivolto dal Capo dello Stato ad abbassare i toni dello scontro tra politica e magistratura. Un richiamo che non riguarda solo la forma del confronto pubblico, ma il rispetto reciproco tra poteri dello Stato.

di Cesare Mannucci | 10 Marzo 2026

Le parole pronunciate dal presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Cesare Parodi, nelle ultime ore meritano attenzione. Non tanto per il tono, volutamente misurato, quanto per il significato istituzionale che contengono.

“In queste ultime settimane abbiamo deciso di non rispondere mai agli attacchi ricevuti a più riprese da esponenti politici… continueremo a mantenere inalterata la nostra linea”.

È una scelta che va letta nel solco dell’appello rivolto dal Capo dello Stato ad abbassare i toni dello scontro tra politica e magistratura. Un richiamo che non riguarda solo la forma del confronto pubblico, ma il rispetto reciproco tra poteri dello Stato.

Quando il Presidente della Repubblica invita alla moderazione, non lo fa mai per semplice opportunità diplomatica. Lo fa perché percepisce un rischio: quello di una deriva polemica che può finire per incrinare l’equilibrio tra istituzioni.

In questo senso la scelta dell’Associazione Nazionale Magistrati di non alimentare la polemica appare non solo comprensibile, ma anche opportuna.

La magistratura, per la funzione che esercita, non può diventare un soggetto del dibattito politico quotidiano. Non può trasformarsi in una parte in conflitto con il potere legislativo o con quello esecutivo.

Il suo ruolo è un altro: applicare la legge con indipendenza e autonomia.

Quando il confronto tra magistratura e politica scivola sul terreno dello scontro pubblico, il rischio è sempre quello di generare un cortocircuito istituzionale.

Del resto la storia recente del nostro Paese insegna che le interferenze tra politica e giustizia hanno prodotto tensioni profonde. In passato non sono mancati momenti nei quali la politica ha tentato di intervenire nel corso di indagini che coinvolgevano esponenti istituzionali.

E in quelle circostanze si levò, giustamente, la difesa dell’autonomia della magistratura.

Proprio per questo oggi sarebbe altrettanto inopportuno che fossero i magistrati a entrare direttamente nel terreno dello scontro politico.

L’equilibrio tra i poteri dello Stato si fonda anche sulla capacità di ciascuno di restare nel proprio ambito di responsabilità.

La politica legifera e governa.
La magistratura giudica e indaga.

Quando questi confini si confondono, il sistema si indebolisce.

L’invito del Presidente della Repubblica ad abbassare i toni non è dunque un generico appello alla calma. È un richiamo alla cultura delle istituzioni.

Una cultura che dovrebbe appartenere tanto alla politica quanto alla magistratura.

Per questo la scelta dell’Anm di non rispondere alle provocazioni rappresenta un segnale importante. Non di debolezza, ma di rispetto istituzionale.

In una stagione in cui il linguaggio pubblico tende spesso alla contrapposizione permanente, la moderazione può apparire quasi una virtù fuori moda.

In realtà è esattamente il contrario.

È il segno di una democrazia che vuole preservare l’equilibrio tra i suoi poteri fondamentali.

Cesare Mannucci

Pubblicato in : Blog, Editoriale, La parola al Sindaco

Info Cesare Mannucci

Direttore Responsabile ad interim, già Vice Direttore vicario di PensaLibero.it, svolge una intensa attività giornalistica da oltre 40 anni. Ha cominciato nel settimanale L’Eco di Milano e provincia, come collaboratore, per ricoprire poi incarichi di responsabilità come caposervizio, caporedattore sino alla condirezione dello stesso. E’ stato collaboratore esterno del quotidiano del pomeriggio La Notte (gruppo Rusconi Editore), e per oltre 24 anni giornalista al quotidiano nazionale Il Giorno (Eni e poi Poligrafici Editoriale) per il quale si è occupato di cronaca nera, amministrativa, sindacale e giudiziaria. Componente del Cdr de Il Giorno in qualità di fiduciario. E’ stato anche collaboratore del quotidiano della Cei, L’Avvenire e dell’Unione Sarda. Ha svolto, inoltre, intensa attività politica come Sindaco del comune milanese di Mediglia, Vicepresidente vicario del consiglio direttivo del Parco Agricolo del Sud Milano, per il quale è stato componente del consiglio d’amministrazione di Fedenatur la rete dei parchi periurbani della Comunità Europea (con sede a Barcellona) in rappresentanza della Provincia di Milano. Componente del comitato tecnico intercomunale per la trasformazione del Consorzio dell’Acqua Potabile di Milano (Cap) in società di capitali (Cap Holding SpA). E’ stato anche delegato per la Lombardia al congresso nazionale dell’ Associazione nazionale comuni italiani (Anci) del 1999 a Catania. Capo Segreteria a Milano di un noto europarlamentare (2016). Consigliere comunale all’opposizione a San Donato Milanese, cittadella che ospita Metanopoli e il quartiere generale dell’Eni (2017-2022). Da giugno 2022 Consigliere comunale di minoranza a Dresano (Mi). Dal 2023 al 2024 Responsabile della comunicazione di un conosciuto europarlamentare pavese. Direttore Responsabile de “Il Giornale dei Laghi” mensile della Gestione Navigazione Laghi-Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (dal luglio 2025)

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