
A Milano i tram deragliano. Ma prima ancora deraglia la responsabilità politica.
Tre episodi in pochi giorni possono forse essere raccontati come coincidenze. Ma quando a uscire dai binari sono sempre mezzi dello stesso nuovo modello, il problema smette di essere una fatalità e diventa una questione politica. Una questione che chiama direttamente in causa il sindaco Giuseppe Sala, la sua amministrazione e il modo in cui è stata gestita la modernizzazione della flotta ATM.
L’ultimo episodio è avvenuto a Rozzano, all’altezza del centro commerciale Fiordaliso. Un tram della linea 15 si era appena fermato al capolinea e, al momento della ripartenza, una ruota si è bloccata provocando il deragliamento del carrello centrale. Nessun ferito, per fortuna. Ma il traffico interrotto, bus sostitutivi attivati e tecnici al lavoro per rimettere sui binari un mezzo che, teoricamente, rappresenta il futuro del trasporto pubblico milanese.
Due giorni prima, venerdì sera, un altro tram dello stesso modello era uscito dai binari in via Filzi mentre si dirigeva al deposito. In quel caso si è parlato di un bullone sui binari. Una spiegazione che può anche essere plausibile, ma che non cancella una domanda sempre più evidente: perché sono sempre gli stessi mezzi a finire fuori strada?
E poi c’è il precedente più grave, quello del 27 febbraio in viale Vittorio Veneto. Un tram della linea 9 deragliato e schiantato contro un palazzo. Due morti. Più di cinquanta feriti. Un incidente che ha segnato profondamente la città e che è ancora al vaglio della procura. Si parla di un possibile malore del conducente, ma le verifiche sulla scatola nera e sul cellulare del macchinista devono ancora chiarire la dinamica.
Presi singolarmente, i tre episodi hanno cause diverse. Presi insieme, però, raccontano una storia inquietante: i tram coinvolti appartengono tutti al nuovo modello introdotto nella flotta.
Ed è qui che la questione smette di essere cronaca e diventa politica.
Perché la modernizzazione del trasporto pubblico non è una campagna pubblicitaria. È una responsabilità amministrativa enorme. Significa scegliere fornitori, verificare standard industriali, controllare collaudi, pretendere qualità. Significa, soprattutto, garantire che i mezzi che trasportano ogni giorno migliaia di cittadini siano affidabili.
E invece Milano si trova a fare i conti con una sequenza di incidenti che solleva interrogativi pesanti sulla qualità delle forniture, sulla progettazione dei nuovi tram e sulla solidità dei controlli effettuati prima di metterli in servizio.
Dove sono stati fatti i collaudi? Con quali verifiche? Con quali garanzie industriali?
Sono domande legittime che meritano risposte pubbliche, non comunicati rassicuranti.
Ma c’è un altro aspetto che in questa vicenda pesa come un macigno: la condizione dei lavoratori ATM. Per anni conducenti e tecnici hanno denunciato carenze di personale, turni massacranti, pressioni operative e un’organizzazione del lavoro sempre più fragile. L’amministrazione Sala ha sistematicamente ignorato questi segnali, preferendo la narrazione patinata della “Milano che corre” alla realtà quotidiana di chi quei tram li guida e li mantiene.
E quando succedono gli incidenti, troppo spesso la responsabilità sembra ricadere automaticamente su chi sta alla guida. Un malore, una distrazione, un errore umano.
È una scorciatoia comoda. Ma è anche profondamente ingiusta.
Perché dietro ogni conducente c’è un sistema organizzativo che deve funzionare: manutenzione, turnazioni, formazione, qualità dei mezzi. Se qualcosa si inceppa, la responsabilità non può essere scaricata sull’ultimo anello della catena.
Il punto vero è che Milano sta pagando una gestione politica che ha privilegiato l’immagine rispetto al controllo.
Si inaugurano nuovi tram, si racconta la città green e moderna, ma poi emergono dubbi sulla qualità delle forniture e sulla tenuta tecnica dei mezzi. E quando i problemi esplodono, la risposta dell’amministrazione è sempre la stessa: minimizzare, frammentare gli episodi, ridurre tutto a singole coincidenze.
Ma tre deragliamenti in pochi giorni non sono più una coincidenza.
Sono un campanello d’allarme.
Se i nuovi tram presentano criticità strutturali, qualcuno deve dirlo. Se i protocolli di collaudo non sono stati sufficienti, qualcuno deve risponderne. Se il problema riguarda la qualità industriale della fornitura, bisogna aprire un confronto serio con il costruttore e rendere pubblici tutti i dati.
Perché il trasporto pubblico non è una vetrina politica. È un servizio essenziale.
E quando i mezzi cominciano a uscire dai binari, non è soltanto un problema tecnico. È il segno che qualcosa nella gestione della città ha perso la direzione.
A Milano oggi non stanno deragliando solo i tram.
Sta deragliando la responsabilità politica di chi avrebbe dovuto garantire sicurezza, controlli e rispetto per i lavoratori del trasporto pubblico.
E su questo, il sindaco Sala non può continuare a fare finta di niente.
Luca Rampazzo

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