Non vogliamo parlarvi de “Il male oscuro”. Molti conoscono questo romanzo o almeno il titolo. È di un altro titolo, che quasi nessuno ormai associa al suo autore, che vogliamo parlarvi. Nel 1958 Giuseppe Berto aveva 44 anni. Non esisteva la moda americaneggiante della scrittura come terapia. E infatti per lui scrivere non fu terapia, ma pura riabilitazione perché grazie a questo, a poco a poco, emerse dall’abisso di nevrosi e depressione in cui era caduto come un paralitico che dopo l’attacco di trombosi rieduca a poco a poco gli arti immobilizzati e li riporta a compiere i movimenti. Nel 1964 “Il male oscuro”, il suo romanzo più noto, vide la luce e fu per lui una rivincita. Infatti, dopo il fortunato esordio de “Il cielo è rosso” del 1946, scritto in prigionia a Hereford (Texas), che narra la storia complessa e travagliata di una banda di ragazzini sopravvissuti al bombardamento di Treviso, avvenuto il 7 aprile 1944, era stato emarginato dai colleghi e dalla critica. Ci aveva anche messo del suo, ma sostanzialmente era colpevole di essere politicamente diverso e anche di vendere troppo. La storia di 18 anni difficili. Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/giuseppe-berto-anonimo-veneziano-afflitto-dal-mare-oscuro_2878.html

Lascia un commento