Il convegno “Giovannino Guareschi l’attualità di un genio multiforme” chiude il ciclo di eventi “UN FAMOSISSIMO SCONOSCIUTO: GIOVANNINO GUARESCHI” promosso dal Centro Studi Arnopolis in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Pisa.
Il progetto ha riscosso fin da subito l’interesse dell’Assessore alla cultura del Comune di Pisa, Filippo Bedini, che ha messo a disposizione la biblioteca comunale per accogliere la mostra itinerante del Club dei Ventitré (l’associazione che fa capo ai figli di Giovannino Guareschi e conserva il prezioso archivio non solo del materiale prodotto da Guareschi ma anche di tutto ciò che viene pubblicato su di lui e di tutte le traduzioni – e sono tantissime – delle opere di Guareschi pubblicate nel mondo) e presentare il nuovo saggio di Alessandro Gnocchi, uno dei massimi esperti di Guareschi, autore di saggi per la Rizzoli, Marsilio, Ed. Paoline.
Sarà il convegno “Giovannino Guareschi l’attualità di un genio multiforme”, che si terrà sabato 6 aprile dalle ore 17 presso la Sala delle Baleari del Comune di Pisa, a concludere il ciclo di eventi che il Centro Studi Arnopolis, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Pisa, la casa editrice dreamBOOK edizioni, il Club dei Ventitré e con il Patrocinio della Regione Toscana, della Provincia di Pisa e del Comune di Pisa, ha dedicato a Pisa alla figura di Giovannino Guareschi.
La mostra “Tutto il mondo di Guareschi” ospitata dalla biblioteca comunale SMS, la presentazione del nuovo saggio di Alessandro Gnocchi “Andavamo con Dio e tornavamo al tramonto – Scorribande nel Mondo piccolo di Giovannino Guareschi” (dreamBOOK edizioni), le visite guidate delle scuole primarie e secondarie alla mostra, hanno riproposto all’attenzione dei giovani e dei meno giovani questa straordinaria figura di intellettuale “scomodo” che ha attraversato il Novecento per fermarsi sulla soglia delle “rivoluzioni” del ’68 lasciando una preziosa eredità di esempio di coerenza di rettitudine ed una serie di idee che, a distanza di oltre cinquant’anni risultano straordinariamente attuali.
Molte e interessanti gli argomenti che saranno trattati nel convegno:
Fabio Trevisan parlerà di Guareschi SCRITTORE: Dal “Diario Clandestino” a “Mondo piccolo”: le parole ritrovano la loro vera anima e ci parlano ancora oggi.
Paolo Giulisano affronterà il tema de IL CREDENTE: L’eterno fascino di un uomo capace di raccontare a tutti il cristianesimo così com’è.
A Elisabetta Frezza il compito di parlare de IL MAESTRO: Una guida sicura per andare alla riscoperta Di ciò che la scuola oggi non ci insegna più.
Alessandro Gnocchi approfondirà il tema di Guareschi GIORNALISTA: Da “Candido” al “Borghese”: cosa ci insegna L’impegno civile secondo “un uomo di difficili costumi”.
A Marco Vignolo Gargini il compito di analizzare una felicissima invenzione di Guareschi che ha ironicamente stigmatizzato l’ “Obbedienza cieca, pronta e assoluta»: C’ERA UNA VOLTA IL TRINARICIUTO.
Dopo l’introduzione dell’Assessore alla Cultura del Comune di Pisa, Filippo Bedini, sarà il giornalista Stefano Mecenate a coordinare il convegno, offrendo al pubblico l’opportunità di confrontarsi con le tesi esposte dai relatori.
NOTA
Per quanto concerne i “trinariciuti, merita fare due citazioni che a nostro avviso aiutano a comprendere lo spirito con il quale lo scrittore e giornalista parmense ha creato questi personaggi.
Significativo il finale di una risposta che Guareschi aveva dato ad un lettore, offeso per quelle vignette sui trinariciuti:
“Perché nel mio concetto base, la terza narice ha una sua funzione completamente indipendente dalle altre due: serve di scarico in modo da tener sgombro il cervello dalla materia grigia e permette nello stesso tempo l’accesso al cervello delle direttive di partito che, appunto, debbono sostituire il cervello. Il quale cervello, lo si vede, appartiene oramai ad un altro secolo. Non dico, come i miei nemici personali desidererebbero, ad un’altra era. Perché la terza narice esisteva anche nell’altra era, ma era proibito mostrarla, e tutti dovevano portarla abilmente mascherata. Non ho niente altro da dirLe. Naturalmente la terza narice non è una strettissima prerogativa delle sinistre: io credo che ce ne siano molte altre, distribuite un po’ in ogni dove. Il guaio è che sono ancora tappate per motivi prudenziali o altro e non si vedono ancora. Ma se va avanti così la faccenda, temo che presto verrà messa in vigore la legge del taglione: «Occhio per occhio, narice per narice», E non è ancora tutto: infatti quanta gente ha la terza narice e non lo sa ancora? Le confesso che anche io alle volte, rileggendo quello che ho scritto e che, purtroppo è già stampato (per esempio la storia del campo minato del n. 12), mi guardo perplesso nello specchio. Attenti dunque alla terza narice (cfr. «Candido» 14, 5-04-1947)
Ancora a proposito dei “trinariciuti” e dello spirito con il quale Giovannino Guareschi li ha inventati, merita citare quanto ha scritto Angelo Rizzoli nel 1952 in merito alla tesi contenuta nei racconti di Mondo piccolo:
“…è di far risaltare la differenza sostanziale che esiste tra la ‘massa comunista’ e ‘l’apparato comunista’. Indurre cioè l’uomo della massa a ragionare col suo cervello e con la sua coscienza: fargli cioè capire che le direttive possono essere seguite soltanto fino a quando esse non vadano a
ledere quelli che sono universalmente conosciuti come sani e onesti principi. Indurre la massa fondamentalmente onesta (Peppone) a ritirare i cervelli versati all’ammasso del Partito Comunista. Trasformare cioè l’obbedienza cieca, pronta e assoluta in obbedienza ragionata. Le mie rubriche a disegni ‘II compagno padre’ e ‘Obbedienza cieca, pronta e assoluta’ tengono anch’esse a raggiungere questa finalità. Esse non sono state fatte per divertire i borghesi alle spalle dei comunisti, ma per provocare nei comunisti quella reazione salutare di cui si parlava. Per dimostrare insomma alla massa comunista che ad essa non si chiede la restituzione della tessera al PCI e
l’iscrizione all’Associazione delle Figlie di Maria, ma si chiede soltanto un po’ di ragionamento. «Si chiede che essi componenti della massa, prima di obbedire a un ordine del Partito, obbediscano agli imperativi della loro coscienza. In definitiva lo scopo di “Mondo piccolo” (e delle altre rubriche) è quello di cavar fuori dalla massa irragionevole e anonima l’individuo, che – se ha un fondamento buono, come ha in realtà la gente del nostro popolo – è sempre ragionevole.»”


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