Giovani vecchi e datati tutto un fuggifuggi. Si salvi chi può. E, soprattutto, chi ci salverà?
Sappiamo tutti l’ansia che prende quando suona il postino. Quando suona due volte è addirittura angosciante. Certo è solo un pensiero un sogno a occhi semichiusi ma chi usa internet di sicuro ha dato almeno una sbirciatina ai vari Mollotutto.
Chi di noi non ha pensato almeno una volta di fuggire. Non dico delle famiglie con bambini. La scuola il lavoro per i fortunati che ce l’hanno, li tengono qui. Ma gli under30/40 e gli over 60 più o meno pensionati che non hanno figli e nipoti da accudire, spesso unica speranza di sostentamento per i giovani che decidono coraggiosamente di fare una scelta di prole.
Inutile parlarne. Sappiamo tutti l’ansia che prende quando suona il postino. Quando suona due volte è addirittura angosciante. Certo è solo un pensiero un sogno a occhi semichiusi ma chi usa internet di sicuro ha dato almeno una sbirciatina ai vari Mollotutto. Cresce l’angoscia quando si vede una coppia di ultraottantenni che vive in un camper o ragazzi che ciondolano, alcuni, presi dallo sconforto che alimenta la prigrizia, o che si danno da fare con lavoretti di poco conto senza speranza, che tremano all’idea di chiedere ai genitori un piccolo investimento per l’apertura di una partita Iva, spaventati all’idea che gli stessi genitori e magari anche i nonni , che il portafogli anche semivuoto ce l’hanno sempre aperto, potrebbero vuotarlo del tutto perdendo anche quel poco che hanno, senza speranza. E allora chi camperebbe la famiglia. Si parlava di sussidiarietà. Ma de che. I poveri poveri aiutati con case popolari, casa SPA A Firenze, prima che venga scippata da immigrati che non scappano dalle guerre ma si piazzano qui sfruttando il nostro welfare con annessi e connessi. I ricchi ricchi più o meno onesti non hanno problemi.
Che ha invece e tanti, la cosiddetta classe media in piena recessione con un piede sul bilico del baratro. Imprenditori e professionisti sembrano ectoplasmi. Benestanti del tempo che fu. Prima della guerra e negli anni 50 60 avevano perfino la serva. Quella fissa, che dormiva lì e faceva tutto. Sfruttata? forse, ma si trattava di ragazze di campagna che non potevano essere mantenute dalla famiglia. Il loro destino era il convento o il servizio nella città più vicina. Ora per avere un signora che fa la badante o la colf che si occupa di casa bambini o anziani e guadagna quanto un ingegnere, bisogna avere emolumenti da Governatore o anche semplice Consigliere di Regione. Giusto per fare un esempio.
Chi si salva, oltre ai suddetti soggetti istituzionali, sono gli impiegati pubblici, quelli che bene o male dormono fra quattro cuscini. Sicuri del lavoro, con emolumenti non eclatanti ma sicuri.
Grazie ai sindacati.
Gli altri si arrangino.
Per non parlare delle spese sanitarie. Con ticket spesso esorbitante rispetto al costo reale di una prestazione privata. Sarebbe più giusto e onesto ammettere che la sanità pubblica non ce la fa a sostenere le richieste di tutti i cittadini o extracom, tanti che intasano i Pronto Soccorso anche per un semplice graffio, e anzichè far guerra alle strutture private o comunque agli operatori sanitari come i farmacisti privati, li lasciasse lavorare. In pace.
Ma, c’è chi dice che il privato ruba. Il pubbico no ehh, timbra il cartellino con regolarità e fa sempre il proprio dovere Con le dovute eccezioni naturalmente. Ecco dunque, come faceva il marito per far dispetto alla moglie, le strutture pubbliche, le USL insomma, si accaparrano servizi che non possono reggere o che costano il doppio di quanto costerebbero se gestite dal privato. C’è o no qualcosa che non quaglia? Si, lo statalismo ancora ingessato.
Uno statalismo che non fa decollare questo Paese, una burocrazia che lo arrotola su se stesso. Non se ne esce, finchè qualcuno non penserà a renderlo davvero snello. E non si parla di liberismo selvaggio ma di un connubio equilibrato di stampo social liberale.
E, allora, si sogna di emigrare nei mari del sud.
Carla Ceretelli

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