Siamo stati abituati a pensare su schemi territoriali, anche in base a quello che abbiamo studiato in geografia. Ma molto dobbiamo anche alla burocrazia. Decenni di sistema comuni- province-regioni ci hanno fornito una griglia di confini che ci ha aiutato (o bloccato, a seconda) nel muoverci.
Quella griglia ci ha condizionato nello spostarci, nel cercare di essere liberi o vincolati. Cancellate le province (sulla carta) apriti cielo, tutti in crisi.
Anche nelle vacanze spesso a nostra insaputa rispettavamo dei confini. Se andavamo al mare alle Cinque Terre, e magari facevamo una escursione, cercavamo o cerchiamo tuttora di rimanere in Liguria anche se il litorale toscano era a pochi chilometri.
Chi andava o va a villeggiare a Rimini Riccione e Cattolica è portato a fare viaggi ed escursioni anche nell’entroterra ma raramente si spinge oltre il confine marchigiano verso le colline di Pesaro Urbino. Una specie di blocco geografico mentale condiviso., e di rispetto di confine autoimposto.
Poi ovviamente ci sono state e ci sono le eccezioni: conosco una famiglia che alloggia a Cattolica, Emilia Romagna, e va a prendere il sole sulla spiaggia di Gabicce Mare, Marche. Ma lì è questione veramente di duecento metri.
In realtà, se ci pensiamo bene, proprio per gli studi fatti e le regole impartite e inculcate, siamo spesso portati a rispettare i confini geografici che sono diventati confini mentali. Se decido di fare un giro delle cattedrali e delle rocche dell’Alto mantovano, quindi per esempio da Castiglione delle Stiviere a Solferino, non è così facile che mi venga in mente di aggiungere ai centri mantovani anche Castenedolo o Lonato, che sono lì vicini ma in territorio bresciano.
Per rimanere da quelle parti proprio il Lago di Garda è un esempio di come da una sponda all’altra vi siamo abitudini e riti diversi e anche apprezzamenti individuali diversi. Chi si affeziona alla sponda veronese, da Lazise a Garda da Torri a Malcesine, dice di far fatica ad abituarsi alla sponda opposta quella bresciana ugualmente incantevole, da Limone a Salò da Gardone a Desenzano.
Siamo fatti così, siamo fatti a schemi e abbiamo bisogno di confini. In questo caso -psicologia della percezione aiuta- il confine non è vissuto come limite come ostacolo come barriera ma come sicurezza, come adesso sto bene in questa tana, sia essa un campeggio, un paese, un resort, una nave o una intera zona geografica (Chianti!) ma configurata, battezzata, riconosciuta.
Turismo e vacanza sono anche adeguamento continuo ad una armonia territoriale. Ci siamo chiesti mille volte come mai stiamo meglio in un posto rispetto ad un altro anche in vacanza. Bastano un panorama, un castello, un piatto, una via, una insegna, un colore, addirittura un ricordo di essi per farci sentire nei confini naturali nella nostra vacanza.
Ma sapete quel è il bello dei confini? Trasformarli in ponti. Il bello di avventurarsi nella terra delle rocche emiliane e proseguire senza confini verso quelle della Garfagnana e della Lucchesia. E ancora, sempre per parlare di superati confini provinciali, farsi trasportare dai borghi che dal Casentino, Arezzo, ci portano oltre la Valdarno e verso la val d’Orcia, Siena.
Insomma è bello sentirsi riparati e protetti dai confini turistici imparati dai libri delle medie, ma è anche salutare scavalcare quei confini e vedere oltre, scalare un orizzonte che la guida turistica non indica ma che il nostro cervello già immagina e vuol vedere.
Anche la politica parla di aree vaste e nuovi disegni territoriali, aggregazioni e fusioni per semplificare e per razionalizzare. Probabilmente si arriverà a macro regioni che uniscono terre ora divise su due o tre amministrazioni, probabilmente molti organismi abbracceranno quelle che in passato erano tre quattro o 5 province. Tutto interessante ma l’importante è capire che la prima area vasta, da capire e da applicare, è quella del nostro cervello.
Fabrizio Binacchi

Si, certo per i settentrionali valevano le vacanze e la scoperta d’Italia (io e tanti veneti l’abbiamo girata quasi tutta) Per i meridionali valeva la ricerca del posto di lavoro ed il ritorno nella “terra natia”.
Ma è vero; ora con l’età i trasferimenti diventano difficoltosi. Allora meglio i grandi viaggi e le crocere, non ti pare?