La manovra del governo italiano è tutta orientata al miglioramento dell’offerta e quindi dell’export e questo in un momento in cui lo stesso ministro dello Sviluppo Calenda annuncia un crollo del commercio mondiale nel 2017. Per questo serve anche un maggiore impegno per rafforzare la domanda interna, in una fase in cui i consumi risultano fermi, cala la fiducia dei consumatori, mentre aumenta la propensione al risparmio. La Commissione Europea apre nei confronti del nostro Paese ad una valutazione benevola dei maggiori oneri per l’immigrazione e per il terremoto. Tutto questo non basta, bisogna fare di più, a partire dalla riforma delle aliquote Irpef, per ridare ossigeno almeno al ceto medio-basso e mettere maggiori risorse per le famiglie più povere. Il nostro Istituto di Statistica conferma la crescita debole nei prossimi mesi, anche se c’è un lieve miglioramento nelle aspettative delle imprese. Che bisogna fare di più lo dice anche il ministro dell’Economia Padoan che parla di “dati paurosi” relativi al crollo globale del commercio estero nel prossimo anno. Intanto nel 2016 gli scambi globali continuano a rallentare e ormai anche i neoliberisti più convinti iniziano a parlare di fallimento della globalizzazione e di una ripresa del protezionismo e delle guerre commerciali, a partire da quella tra le due sponde dell’Atlantico. Per questo sono da condividere le osservazioni della Banca d’Italia che valutano la crescita dell’1% del Pil nel 2017, troppo ottimistica. Siamo stati tra i primi, alcuni mesi or sono, a segnalare su queste pagine il pericolo di una “stagnazione globale” e di crisi della globalizzazione. Questa doveva, al contrario, garantire più ricchezza per tutti. Il risultato è la crescita delle disuguaglianze e soprattutto la distruzione di parte del ceto medio e di minor lavoro soprattutto per le nuove generazioni. Il Trattato di libero scambio tra Stati Uniti e Paesi del Pacifico, a molti è sembrato soprattutto lo strumento per isolare la Cina e quello Transatlantico tra Unione Europea e Stati Uniti attualmente è stato rinviato sine die. La sensazione dominante è che questi accordi servono soprattutto a garantire l’attuale assetto, quello scaturito dalla seconda guerra mondiale. Non c’è stato alcun progresso sulla nuova Governance globale, strumento indispensabile per superare gli attuali squilibri. Ci troviamo di fronte ad una nuova guerra fredda che vede l’isolamento di Russia e Cina dal resto dell’Occidente e dall’Europa. Tutto questo accade alla vigilia dell’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti, con gli americani che faticano a capire tra la Clinton e Trump chi è il meno peggio da votare. L’Europa è letteralmente paralizzata con l’aggravante delle elezioni del presidente francese nella prossima primavera, con l’aggravarsi della crisi spagnola e delle elezioni politiche tedesche del prossimo mese di settembre. Fino a quella data la signora Merkel pretende che resti tutto fermo. Il nostro Paese è impantanato nella campagna per il referendum costituzionale del 4 dicembre, tra l’indifferenza dei cittadini la cui maggioranza non ne conosce nemmeno i contenuti. In questa campagna c’è l’impegno totale del presidente del Consiglio che continua nell’errore di metterci la faccia e il suo governo, ignorando il fatto che nei sondaggi diminuisce sempre di più il livello della sua popolarità. Siamo quindi di fronte a un disastro complessivo in Occidente con il crollo di consenso verso tutti i governi e i leader: Hollande in Francia nei sondaggi è sceso sotto il 13% e la Merkel continua ad arretrare. La verità è che è andata in frantumi la fiducia dei governati verso i governanti e questo non fa che peggiorare una situazione già difficile. Da noi servono più salari e più investimenti per rafforzare la domanda interna, proprio in vista della tempesta globale, ma Renzi continua a sbandierare la riforma costituzionale come medicina atta a curare tutti i mali e ad assicurare al Paese un futuro radioso. Al momento l’Istat segnala che, a fronte di un incremento del reddito disponibile delle famiglie, non c’è un incremento dei consumi e il clima di fiducia dei consumatori ha segnato un’ulteriore flessione. Aumenta la propensione al risparmio, alimentata dall’incertezza del domani e non dalla necessità di intraprendere nuove attività. Alla luce di quanto abbiamo detto il dibattito in corso sulla riforma costituzionale non è sui contenuti delle modifiche alla Costituzione, ma sulle sorti del presidente del Consiglio e del suo governo. Il Partito Democratico è più che mai diviso e i Cinque Stelle, che sono ormai il partito di maggioranza relativa, dimostrano a Roma tutta la loro inadeguatezza a governare il Paese nel breve periodo e il Centro Destra è completamente a pezzi. L’unico che può ancora salvare il giovane Renzi è l’anziano Silvio Berlusconi che ha il doppio della sua età. I medici gli proibiscono, visto il suo stato di salute, di fare campagna per il referendum a favore del “no”. Se il vecchio leader accetterà il consiglio dei medici questo porterà a un sostanziale appoggio a Matteo Renzi. Siamo ad un passo dal precipizio e di una nuova crisi non solo in Italia e in Europa, ma in tutto l’Occidente. Caro Sergio, fratello mio, purtroppo questa è la verità e ti assicuro che non sono pessimista. A tutti voi chiedo, che ne pensate?”
Tommaso Sessa

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