Mi ha salutata dicendo che ero una “giovane donna arrogante”. Ho risposto che “erano le tre cose che gli mancavano per essere un uomo perfetto”.
Giornate tedesche. Clima insolitamente mite. Ritorno con il solito Air Dolomiti/Lufthansa da Francoforte.
Ho incontrato lui: l’amico non amico. L’amante non amante. Ultima volta allo Sheraton di Malpensa. Non potevo non incontralo (…poi nella sua città). Mi ha invitata a casa sua (per la notte), ed ho dovuto rifiutare. Rimarrà così, nel limbo. Non abbastanza per un amore, non dimeno, un’attrazione. Non so bene su quale mondo sia tramontato il sole: se su un’amicizia troppo intima o solo su un modo sbrigativo ed eccitante per annusare (di quando in quando) senza impegno, il profumo di un uomo. Tant’è …così è andata.
Sul professionale segnalo una nuova entrata tra i clienti industriali della ditta: rubicondo, grosso, bianco (di carne e di pelo), iracondo, odioso, sbrigativo. In un film di guerra (anni sessanta), farebbe il panettiere del villaggio alsaziano (o il birraio). Nella realtà, manda avanti una baracca da qualche migliaio di anime. È insopportabile e (drammaticamente) intelligente.
La mia (in Germania) era una sostituzione di una brillante collega mandata al creatore da un pilota della domenica che pensava di essere a Monza (mentre era in autostrada). E sapete com’è, siccome le distanze di sicurezza sono solo per le checche che hanno paura… ha spianato quella giovane mamma che ora da da mangiare ai vermi (mentre suo figlio cresce solo).
L’umore era quindi quello che era. Il lavoro davvero duro e complesso.
Ho aperto breccia intellettuale, umana e sensuale sui suoi collaboratori. Ho guadagnato le fiducia delle sue college. Mentre il teutonico omone rubicondo non si è mai ammorbidito ed il suo sguardo da doganiere zitello non è mai sceso sotto le mie orecchie. Non sembrava interessato: né alle ginocchia, né alle mani, né alle scarpe, ma sopra ogni cosa, neppure alle mie idee.
Lo ammetto, è stata (lì per lì) una sensazione di vera impotenza.
Mi ha salutata dicendo che ero una “giovane donna arrogante”. Ho risposto che “erano le tre cose che gli mancavano per essere un uomo perfetto”. Naturalmente con un gran sorriso da parte di entrambi.
Oggi mi ha chiamata il capo per dire che Hans il birraio cicciottone ritiene sia una “femmina” “insopportabile”, “saccente”, “supponente” e che mi aspettava alla prossima riunione perché ero stata costruttiva.
Ha detto la cosa più vicina ad una dichiarazione d’amore che potesse dire. Dev’essere uno di quei nordici a cui piacciono il frustino, manette e bacchettate.

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