A Roma sabato si terrà una grande manifestazione nazionale contro la violenza alle donne. Un ennesimo appello. Quest’ anno sono più di 160 le donne uccise dal marito, dal proprio compagno, dall’amante. Uccise da coloro che avrebbero dovuto dare amore e hanno invece donato solo morte. Un numero impressionante. L’ultimo caso a Seveso. L’ assassino, il marito, un insospettabile farmacista che ha privato della vita la propria moglie, dopo violenze durate mesi. Non ci sono solo gli omicidi. Ma quotidianamente le donne subiscono molestie sul posto di lavoro, minacce, percosse, sevizie nella propria casa. Lo stalking ormai è diventata prassi per molti uomini. Tantissime denunce. Molti silenzi dettati dalla paura. Vi è la necessità di una profonda rivoluzione culturale. E gli uomini cosa fanno? Io credo che dovrebbero essere loro i primi a manifestare, a combattere contro gli uomini che commettono questi crimini. Non lascino da sole le donne. Servirebbe una campagna di educazione ai rapporti tra i sessi che parta dalla scuole.Infatti gli atti di bullismo spesso sono contro le donne. Dai giovani dovrebbe partire una rivolta contro una concezione ancestrale della donna. Le istituzioni devono impegnarsi al massimo per abbattere questo grave fenomeno. Attivare centri e case contro la violenza alle donne è un dovere. Anche le forze dell’ ordine devono comprendere che questo non è un crimine secondario, ma un crimine che va perseguito. La strada è sicuramente ancora lunga. Importante è uscire dal silenzio.
Roberto Caputo

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