“Comunque vada, sarà un insuccesso”. Mai previsione fu più facile per la “giornata del silenzio” indetta contro il DDL sulle intercettazioni dai vertici della Federazione della Stampa e appoggiata da un composito schieramento di partiti di opposizione, esponenti di maggioranza anti-Berlusconi e, soprattutto, proprietari di giornali sempre attenti a difendere il potere e le ricadute assicurati dalla fetta di stampa posseduta.
E’ stato un insuccesso perché nessuno ha saputo fornire spiegazioni soddisfacenti alla contraddizione macroscopica insita nella manifestazione stessa: da un lato la denuncia di un presunto bavaglio con il quale le forze della reazione costantemente in agguato vorrebbero tappare la bocca ai nostri eroici difensori della libertà, dall’altro eroici giornalisti senza macchia e senza paura che si auto-imbavagliano per un giorno.
Ed è stato un doppio insuccesso perché sono emerse crepe profonde nell’ambito della categoria dei giornalisti e del settore della stampa. Tante le dissociazioni: molti giornalisti hanno lavorato nonostante la parola d’ordine contraria e diversi giornali, di diverso orientamento sono usciti, contravvenendo la consegna del silenzio.
Non facciamo una questione di numeri: è evidentissimo che la consistente maggioranza dei giornalisti ha scioperato e che tutti i principali giornali italiani non sono usciti. Ma quello della stampa è un mondo particolare: basta la manifestazione del dissenso e bastano pochi o molti giornali in edicola a seminare dubbi e contraddizioni capaci di vanificare qualsiasi parola d’ordine.
Ciò è reso ancora più chiaro dai distinguo, vere e proprie giustificazioni, con i quali in molti hanno sentito il bisogno di accompagnare la loro adesione allo sciopero.
Sul DDL abbiamo espresso più volte la nostra opinione. E’ tutt’altro che perfetto, anzi ha difetti vistosi. Ma non attenta ad un bel niente: né alla libertà di stampa ( si spostano in avanti i termini per pubblicare, e a noi piacerebbe che si iniziasse il più possibile quando difesa ed accusa si confrontano ad armi pari, cioè in sede di dibattimento ove, secondo il rito accusatorio, si forma la prova). E nemmeno attenta alla possibilità di indagare da parte dei pubblici ministeri: le intercettazioni non dovrebbero essere “a strascico”, per cercare “notizie di reato”, bensì per cercare le prove di reati dei quali già si ha notizia.
Dunque, un DDL certo criticabile, ma-ripetiamo- meglio della giungla e degli abusi attuali.
Su questi punti, Pensalibero da tempo conduce una battaglia. Ci conforta avere constatato, proprio in occasione dello sciopero, che quanto sosteniamo non è poi così “minoritario”.
Si leggano al riguardo gli articoli del direttore del Riformista, Antonio Polito e del direttore della Stampa, Mario Calabresi, l’uno contrario allo sciopero e l’altro favorevole. Nell’articolo di Polito ci riconosciamo pienamente. Di quanto scrive Calabresi apprezziamo il tono anche se non possiamo fare a meno di rilevarne le contraddizioni.
Nicola Cariglia

Caro Paolo,
a essere guardati con compassione a Firenze perché non si aveva Unità o Repubblica sotto il braccio eravamo in molti. Ma occorre capire perché. Il mio anticomunismo non è mai stato antimarxista ma anticattolico, da quando iniziò il tormentone demenziale del Papa buono fino all’attuale diarrea dei tg regionali. Firenze fu la sentina di siffatta sinistra, allora usava dire laboratorio, complice un sottofondo antropologico che oscilla senza problemi dallo sputare nell’acquasantiera alla speranza di ritrovare la nonna in paradiso. Ma ora che tutto in Toscana è riposto nella certezza di morire così longevi tanto da non ricordarsi se valga la pena risorgere o meno, il discorso si è scaduto in una sinistra grassa e assuefatta, una sinistra di vecchi bolsi che nemmeno sanno dove sia il loro forte Bastiani. Voglio dire che si sta aprendo un’inaspettata latitanza cattolica che permetterà anche la latitanza dei suoi nemici e sodali. Se spariscono i preti anche per i libertini non c’è né pane né companatico. In questa latitanza esplodono i caratteri e le individuali libertà e penso proprio che potresti ritornare in patria quasi da vincitore. Se non lo farai sarà per altre degnissime ragioni che non mi interessano, ma non proprio perché sei un Silvio Pellico ai ferri dello Spielberg.
La politica s’annoda in se stessa a vivere di sola politica. Intendo che occorre aria fresca, extrapolitica. Se la Fisiognomica dei vari Della Porta, Lombroso e seguaci, non fosse stata messa all’indice per terrore di derive razziste e di becere prevenzioni il giudizio su cose e persone sarebbe lampante senza bisogno di tanto disquisire. Perché di magistrati, politici, intellettuali, giornalisti, sportivi, premi nobel, gossippari e fauna varia ascoltiasmo il bla bla bla invece di studiarne le facce? Dico studiare le facce, non denigrarle o contemplarle.
Caro Cariglia, niente di nuovo sotto il sole, é da quel tempo che le cose vanno cosi’! A Firenze, come piu’ volte ho ripetuto su queste pagine, se nel mondo culturale non eri uno dei “loro” con Repubblica o Unità sotto al braccio, ti guardavano con la testa un po’ inclinata e l’aria del viso che esprimeva chiarissima la nuvoletta pensata e non detta “poerino”…fino poi a farti fuori molto delicatamente, non subito, ma poco a poco…ricordate il film “Notorius” con Ingrid Bergman e Cary Grant…ti facevano fuori senza che tu te ne accorgessi, ma poi eri piu’ o meno finito.
Berlusconi e i suoi, da troppo tempo , avevano modo di cambiare bene le regole, di riformare la magistratura senza agire contro di essa con gli stessi metodi, di rasserenare il clima con leggi a favore del popolo, in nome di una libertà che sventolano senza applicarla, talmente sono beceri , ignoranti e incapaci!
Anche questo c’entra poco con le intercettazioni, qui si tratta di articoli nero su bianco.
Cari tutti,
una modersta proposta: si può parlare delle cose a prescindere da Berlusconi? Noi di Pensalibero lo stiamo facendo da sempre. Naturalmente diamo a Cesare ciò che è di Cesare e spesso parliamo di ciò che fa o dice. Ma tutto finisce li. Poi, se parliamo del Milan non ne parliamo necessariamente male o bene perchè ne è il presidente. E se parliamo del DDL sulle intercettazioni, poco ci importa di lui per giudicare nel merito il provvedimento e le sue conseguenze.
A proposito: l’amico Adalberto Scarlino mi ha girato la lettera che trascrivo quì sotto. Ne vogliamo parlare alla luce del comportamento dei moralisti e dei difensori della libertà in servizio permanente effettivo?
LETTERA DA DIFFONDERE
Scritto da Il Legno Storto
venerdì 02 luglio 2010
Carissimi lettori de Il Legno Storto, con grandissima amarezza vi annunciamo che in questi giorni il nostro giornale sta correndo il pericolo di essere chiuso.
Negli ultimi tempi, infatti, ben due magistrati, cioè il dr. Luigi Palamara e il dr. Pier Camillo Davigo, ci hanno querelato. Per l’esattezza la Procura di Roma ci ha comunicato (attraverso il quotidiano la Repubblica, divenuto ormai il “postino” e il “megafono” delle procure) che ha aperto un fascicolo per le minacce che noi avremmo formulato con questo articolo nei confronti del dr. Palamara. Sono in corso indagini (siamo stati già chiamati dalla Digos di Milano) che, al momento, non sappiamo come e quando finiranno: ma è facile immaginare il peggio…
Giorni fa abbiamo poi ricevuto una citazione dal dr. Davigo che ci chiede 100.000 € per risarcimento danni da diffamazione a mezzo stampa per altro articolo , pubblicato da noi il 21 giugno 2009.
Per completare il quadro di quella che a noi pare una manovra per farci fuori dalla rete, circa due mesi fa abbiamo ricevuto un’altra querela dal sindaco di Montalto di Castro – Salvatore Carai del Partito Democratico – che si è sentito diffamato da un articolo che abbiamo pubblicato su il 27 ottobre 2009.
Al di là di ogni considerazione sul merito degli articoli, che agli occhi di chiunque li legga senza volontà punitive riterrebbe duri, certo, ma sempre nell’ambito del diritto di critica, la cosa che lascia esterrefatti è la rapidità con la quale sono state notificate le querele e/o l’avvio di indagini, quando si tratta di magistrati. Una denuncia per diffamazione di un qualunque cittadino verso qualcuno che non appartenga alla casta della magistratura, in Italia, impiegherebbe sicuramente anni per giungere a destinazione. Noi invece siamo chiamati a giudizio (querela del dr. Davigo) il prossimo 28 luglio per un articolo pubblicato il 21 giugno 2009. La giustizia insomma, quando vuole – cioè quando si tratta di uno di “loro” – dà prova di grande celerità ed efficienza: poco più di un anno. Nell’atto di notifica del dr. Davigo c’è applicata un’etichetta con la scritta: “Urgente”. Chiaro il concetto: visto che si tratta di un “pezzo da novanta” della casta (la citazione del dr. Davigo comincia così: «L’odierno attore, attualmente in servizio presso la II sezione della Suprema Corte di Cassazione in qualità di Consigliere…») la giustizia deve fare il suo corso in tempi rapidissimi…
Sappiamo bene che, se il nostro giornale fosse schierato sul fronte delle Sinistre, a questo punto, davanti ad un episodio analogo, sarebbe già partita una crociata in nostra difesa, a sostegno della libertà di stampa e di opinione. L’Ordine dei Giornalisti farebbe fuoco e fiamme, il Sindacato minaccerebbe sfracelli. Ma noi non apparteniamo a questo schieramento, e dobbiamo aspettarci che in nostra difesa insorgano, forse, solo i nostri lettori, e qualche singolo amico e compagno di avventura. Chi si straccia le vesti per i provvedimenti in discussione intorno alle intercettazioni ed alla “libertà” negata tenga conto del fatto che qui su Il Legno Storto si cerca di difendere la libertà di discutere e di criticare, di contribuire alla crescita di una società politicamente “adulta”. Là si lotta per il diritto di pubblicare gossip o accuse ancora tutte da dimostrare.
Questa è la situazione. E siccome non possiamo permetterci di confrontarci – a nostre spese – con forze tanto preponderanti, indipendentemente dalla ragione che pensiamo di avere non ci resta che valutare l’ipotesi di chiudere. Con buona pace di chi ancora ritiene che davvero il monopolio mediatico sia nelle mani di Silvio Berlusconi.
In questi anni abbiamo cercato sempre di offrire ai nostri lettori materiale utile per un approfondimento dei dibattiti e delle idee. Abbiamo cercato di evitare sciocchi appiattimenti e adesioni acritiche, ma ci siamo anche sforzati di combattere quella cultura dominante del conformismo di sinistra, che tanto nuoce al nostro Paese.
Da domani il Web potrà avere una voce libera e liberale in meno, e l’ordine regnerà ancor più indisturbato intorno a una Magistratura che non ammette critiche. È una sconfitta per noi, certo, ma è anche un colpo per tutti coloro che ritengono sacrosanta la raccomandazione di Voltaire: battersi per consentire, a chi la pensa diversamente da noi, di esprimere liberamente la propria opinione. Oggi gran parte della magistratura combatte, non applica la legge, in omaggio al principio etico-politico che spetta ai magistrati il compito di raddrizzare il Legno Storto dell’umanità.
Adesso è arrivato il nostro turno. Il motivo principale per il quale nel 2002 aprimmo Il Legno Storto fu proprio tentare di denunciare e arginare, (nel nostro piccolo) la deriva giustizialista ormai dominante nel nostro Paese. Ora siamo cresciuti, e cominciamo davvero a dar fastidio. Le denunce che abbiamo ricevuto in questi giorni hanno come obiettivo principale di farci scomparire dal web. E più in fretta possibile.
A voi, nostri affezionati utenti ed amici, chiediamo di dare, come faremo anche noi, la massima diffusione alla notizia. È l’unica cose che possiamo fare per difenderci.
Un cordiale saluto,
Antonio Passaniti
Marco Cavallotti
Caro Paolo – Francia, perché non scrivi direttamente in francese? Ti s’adatta di più.
Ride bene chi ride l’ultimo…ma a vedere come siete messi viene piuttosto da piangere.
C’é un detto tedesco che dice, si dorme come ci si rifà il letto, tenetevi Berlusconi , la sua legge assurda e scompiscatevi per come va la vita nel vostro Bel Paese.
Paolo. il tuo risentimento è onesto ma fa tenerezza, senza ironia potrei scherzarci sopra fino a scompisciarci. Cosa vuoi che ti dica? Trancio giudizi senza conoscerti? Ma sono anni che ci fornisci i tuoi tic da Ulisse. E allora? Viaggia, viaggia, alla fine si vedrà chi ha più conosciuto.
Te Marzio, parli delle persone senza sapere neinte, tranci giudizi senza neppure avere la minima idea di cosa le persone hanno vissuto.
In Cina, per tua informazione, ci sono stato, e ci sono stato abbastanza per vedere e per capire, e ci sono stato per lavoro, in anni nei quali erano pochi quelli che vi si recavano, non come oggi che é diventato alla moda, e l’ho girata da nord a sud, nei piccoli centri come nelle metropoli.
Con me la storiella del “guarda come sono messi loro” non funziona, invece constato con tristezza che la questione qui é sempre la stessa, fascismo, anti-fascismo. Berlusconi, anti-Berlusconi. stampa o anti-stampa! Non sto né con col governo, né con i Santoro, il primo intenzionato solo a proteggere le proprie malefatte, vuole una legge assurda che ci ridicolizza davanti al mondo intero, i secondi gridano al lupo da sempre, e ora che forse hanno ragione, dopo 16 anni non sono piu’ credibili.
Forse il cosmopolitismo areoportuale ti farebbe capire che se in tanti posti si sta peggio, in moltissimi altri piu’ vicini all’Italia, le cose vanno decisamente meglio.
Basta uscire dal proprio guscio e cercare di guardare al di là del proprio naso.
L’arroganza con cui la federazione della stampa si serve dello spazio televisivo non suo per ridicoli tazebao da “non pasaran” mi porta in modo pavloviano a condividere il decreto sulle intercettazioni, e ad augurarmi anzi freni ulteriori su una pratica d’indagine con chiare implicazioni autoritarie. Mi sembra infatti che si dimentichi una cosa fondamentale propria all’involuzione della sinistra italiana, ossia come la sacrosanta lotta alla criminalità e al malcostume fin dagli anni ottanta abbiano sostituito la leva emotiva d’un antifascismo in fase sclerotica e non più capace di mobilitare. Nel cervello di ciascuno martella l’idea che tutto sia sudicio e corrotto, e se il fascismo non c’è allora sta la società marcia, che naturalmente tiene in sala d’attesa tanti Pinochet, contro cui l’informazione combatte strenuamente da mana sera per salvare le nostre libertà. Ma si dimentica che l’ottocento, morto in pratica nel ’45, non esiste più e che l’ottocento s’è portato nella tomba almeno altri due o tre secoli, proprio quelli in cui nacque il moderno giornalismo. Chissà, chissà cosa sta accadendo, ma qualcosa accade che dovrebbe farci dubitare su vecchi sproloqui e modi di pensare. E’ l’andazzo del disfattismo italiano rivestito di superiori verità a non reggere più, è la nostra illusione di cattolici atei di costruire una società perfetta, illusione che gli altri paesi non hanno mai avuto, e per questo hanno la facciata che funziona, cioè l’essenziale visto che oggi la facciata è tutto. Caro Paolo di Francia, se vivessi dove vivi tu e viaggiassi dove viaggi tu ti farei aprire gli occhi e ti estasieresti meno solo a non sentire parlare italiano, cerca di capire, vai a Pechino, chiuditi in camera d’albergo e lì chiuso cerca di capire senza bearti più di cosmopolitismo aeroportuale. E tu cara Elena, comprendo le tue ragioni che sono anche le mie, ma il problema delle intercettazioni sta alle nostre insoddisfazioni private come il cavolo a merenda. Veniamo via dalla Kansas City d’Alberto Sordi, rompiamo gli specchi. smettiamo di guardare l’erba del vicino che da secoli ha il prato di plastica.
caro nicola,
dai dati che ho in usa è il contrario di quello che dici tu, e poi fare confronti con l’inghilterra è a mio avviso fuoriluogo semplicemente perché là la giustizia funziona benissimo e i tempi di ragionevolezza del processo sono rispettati, qua è già tanto se si arriva al primo grado perché se hai dalla tua il ghedini di turno arriva la prescrizione e il decadimento del processo assicurato
è vero: il padre eterno non scende giù per queste bazzeccole, l’onu l’ue e l’america, invece, si muovono e ci dicono di farla finita col ddl intercettazioni..altrimenti..la strada per l’africa è belle che spianata..la libia, in fondo, è nostra cara amica da un po’ di tempo a questa parte..
La ringrazio Cariglia di darmi del giovane, quanto a speranze mi spiace deluderla, per l’Italia non ne nutro piu’ da tempo!
Ormai, le due volte all’anno che devo mio malgrado fare ritorno in Italia, mi sento come un alieno, niente mi va piu’ bene, perché il paragone con il modo di vivere che constato dove abito, e viaggiando spesso, anche in altri Paesi, non tiene piu’ con quanto offre l’Italia, e non mi parli del mangiare, perché anche quello é un mito da sfatare, si mangia bene o male ovunque, non esiste a priori la superiorità di nessuna cucina! Poi, se voglio un piatto di pasta cucinata bene, posso preparamelo da solo, senza dovermi scomodare a scendere in Italia.
Il problema, Cariglia, é che invece quanto dico c’entra eccome, perché fa parte dello stesso quadro!
Facciano, i politici, leggi PER i cittadini, tutti!
Leggi per tutelare e rispettare gli anziani, leggi per estirpare il cancro delle discriminazioni sessuali sul lavoro e nella vita di tutti i giorni, leggi per valorizzare il patrimonio artistico e la musica (se c’era forse una cosa della quale l’Italia che non esiste piu’ dovrebbe andare fiera…), leggi per impedire alle banche di spennare i clienti piu’ che negli altri Paesi europei, leggi perché lo scandalo della benzina piu’ cara sia ancora solo una peculiarità italica, leggi per rendere l’educazione civica la prima delle materie indispensabili a un popolo degno di essere considerato tale, e lei queste me le chiama speranze giovanili? Dove abito, é costume che le cose vadano piu’ o meno come le ho descritte, in Italia invece la mentalità non cambia e ci si crede sempre i piu’ furbi, i piu’ ganzi detta alla Toscana!
Ebbene no, la legge inutile della quale lei parla ,vana se tutto quello che le ho citato non si trasforma in realtà, non é fatta per tutelare la libertà sua Cariglia, giacché della qualità della sua o della vita di chiunque altro a questi politici non interessa un fico secco!
E che non interessa loro un cavolo lo dimostra il fatto che quello di cui parlo per i cittadini italiani non esiste!
La legge se la fanno invece per continuare indisturbati a restare al potere e a fregare la gente, a dispetto di qualsiasi etica o morale che sventolano solo per gli altri senza mai applicarla a loro stessi.
Caro Samuele,
su cosa sono d’accordo il sottosegretario americano, Obama, l’Onu, la Commisisone europea ed il Padreterno? Sul pubblicare tutto ciò che appartiene al privato o sull’intercettare “a strascico”? Non scherziamo: in America si intercetta una frazione millesimale rispetto all’Italia. E in Inghilterra il momento in cui si possono rendere noti i contenuti delle indagini coincide con il pubblico dibattimento, cioè con il momento in cui accusa e difesa sono ad armi pari.
Cara Elena,
massone, non ci srebbe niente di male, non lo sono mai stato. Deviato, chissà..
caro nicola, la mia opinione la conosci bene, ma conta quello che può, ossia molto poco, medita però sul fatto che la pensano all’opposto la commissione europea, un sottosegretario americano che se parla ha dietro obama e ora pure l’onu
Ncola, è solo quando il pazzo si OSTINA A DICHIARARSI sano che bisogna intervenire con la camicia di forza. Se tu difendi ( con insuccesso, a quanto leggo) un principio che di liberale non ha nulla ( i veri liberal, GLI AMERICANI permettono persino alla POLIZIA di intercettare , in Italia lo puo autorizzare solo il giudice) devi fare un gesto coraggioso e dichiararti MASSONE IN CHIARO O ANARCHICO DI DESTRA. Solo loro infatti sono contrari al controllo PER PRINCIPIO. Per tutto il resto c’è mastercard e la COSCIENZA PULITA.
UN GRANDE CIAO ..:-))
Caro Paolo,
non si offenda, ma i suoi ragionamenti ( che in se condivido) mi hanno riportato ai bellissimi tempi, pieni di speranze della mia gioventù.
Era tantissimo tempo, infatti, che non mi immergevo nel “benaltrismo” tanto in voga all’epoca, quando credevi di avere infilato un ragionamento giusto e c’era chi ti rispondeva che i problemi erano “ben altri”.
Tutto giusto quello che dice, Paolo: ma che c’entra con le intrusioni e le sopraffazioni di chi pretende di realizzare il regime del Grande Fratello?
Cara Elena,
l’ho già scritto, ma mi devo ripetere. L’argomento secondo il quale chi non ha fatto niente di male non deve temere le intercettazioni, è il più debole che si possa tirare fuori, ma anche, permettimi, il meno in linea con la democrazia liberale.
Per cui, tu continua pure a dire “intercettatemi”, ed io “se mi intercettate a sproposito mi fate girare le balle”. Con affetto ed amicizia,
Nicola
Stavolta, caro Cariglia, mi trovo in disaccordo con lei. Penso che l’intervento di Elena sia condivisibile. Lei insiste che questa legge, piena di difetti, é meglio del nulla…io le rispondo che invece é meglio il nulla, e che questo furore attorno all’esigenza di una simile legge mentre l’Italia ha altre gatte da pelare mi pare ridicola!
L’Italia della cultura muore, gli artisti del mondo dello spettacolo sono falcidiati dalla legge Bondi, le orchestre già al lumicino chiuderanno i battenti, per i diritti civili siamo anni luce dagli altri Paesi d’Europa, la disoccupazione arriva a livelli mai visti, e lei si interessa ad una legge simile? Il Paese affonda, gli intrecci sporchi tra i politici e le gerarchie ecclesiastiche sembrano solo all’inizio, cosi come gli intrecci con la malavita e lei si preoccupa della legge sull’informazione? Che ci dicano bene invece cosa fanno le persone che ai vertici dovrebbero dare il buon esempio, invece di soffocare la verità! E che si finisca questa storia del moralismo italico, la gente non dovrebbe essere ricattabile per scelte della vita privata (che anche se fossero divulgate non dovrebbero servire per intralciare carriere politiche).
La parola GLASNOST non se la ricorda piu’nessuno? Il problema dell’Italia attualmente si chiama governo e classe dirigente, e non c’é niente da salvare di questa gente, Cariglia, c’é solo da augurarsi che se ne vadano presto tutti a casa.
Ahi ahi Nicola, ogni tanto mi sporgo alla finestra di questo giornale per poi trovarlo regolarmente sempre piu apertamente ( nonostante il trucco british) filo-governativo, cioè vetero-massonico. A me personalmente non solo non fa paura l’essere intercettata,ma mi augurerei che lo si facesse: si capirebbero al volo l’ingiustizia della mia condizione professionale, la povertá delle mie finanze, le difficoltá che devo quotidianamente superare in quanto single,donna, 50 enne, la forza con cui continuo ad oppormi alle violenze di questo sistema sociale, politico, economico. Facciano pure dunque, ed in fretta: il nemico all’escolto potrebbe solo venire a bussare alla mia porta e farmi pat-pat sulla spalla. Dunque poche storie: le intercettazioni sono fondamentalali per avere il quadro reale della vita di una persona e se quella, magari con importante carica pubblica, famiglia e valori di facciata, va a trans e lo si viene a sapere, allora sai cosa penso? Che sono (letteralemente) c…i suoi.
Caro Cariglia
siamo divisi da questo giudizio non dalla prospettiva di una società libera, laica e democratica. Grazie al tuo lavoro on line e a quello dei tuoi collaboratori. Anche questo periodico è un segno di autentico pluralismo. Meglio averne, che non averne. Pietro Caruso
Caro Caruso,
le ragioni dell’insuccesso, ovviamente dal mio punto di vista, sono dimostrate ed ampliate anche da questo tuo ultimo intervento.
Da quello che separatamente noi diciamo si capisce che siamo figli della stessa cultura, solidamente ancorata ai principi della democrazia liberale.
Tu non devi dimostrarmi che di questi principi Berlusconi poco o niente si cura: lo so anche io.
Ma la necessità di regolare la materia delle intercettazioni e della loro pubblicazione non può essere negata perchè gioverebbe a Berlusconi o perchè così è lui che lo vuole.
Ecco, io giudico un insuccesso il fatto che la parte preponderante dei giornalisti scioperi contro Berlusconi e glissi completamente sugli argomenti che dovrebbero essere la sostanza del dibattiito su questa materia, comunque la si pensi.
Grazie ancora perchè ci segui, un carissimo saluto,
Nicola Cariglia
Perché dissento
No, non sono d’accordo con l’impostazione dell’intervento di Nicola Cariglia. Sono molto più vicino alle considerazioni di Mario Calabresi. Uno che non può essere tacciato di “cripto comunismo”. Un liberale può, è vero, diffidare di una stampa ficcanaso e gossippara, ma un liberale deve anche accettare l’idea (che risale a Cavour) per la quale la libertà della stampa è come la spada di Ulisse: da un lato ferisce ma dall’altro risana. Dipende come viene usata e qui il dibattito è assolutamente aperto. In ogni caso trincerarsi sulle ragioni del Giornale, del Foglio del gemello bipolare Il Riformista, di Libero non è l’affermazione del libero pensiero. Possiamo anche aggiungere che con quello che questa Finanziaria prevede (dalle tariffe postali ai tagli dell’editoria) la purga alla stampa questo Premier la vuole somministrare. Ferito nell’onore personale? Trattato come una sorta di delinquente? La maggior parte della stampa italiana (e in parte mondiale) non è mai stata tenera con Berlusconi e motivi personali per adontarsene ne ha. Come altri in passato. Solo che a differenza dei tanti (in passato) Bertusconi che ha concentrato molti poteri, fra cui quello soprattutto mediatico televisivo, non è costretto all’esilio. Se potesse lo imporrebbe ai suoi avversari. Per quanto lo sciopero non sia un’arma vincente per i giornalisti, altri ne seguiranno e per questioni addirittura più vitali per la maggior parte della stampa italiana (soprattutto quella locale). L’insuccesso annunciato, se può essere letto così, è destinato a rinnovarsi. Per quanto conti la mia opinione le cose non stanno così. Comunque in una democrazia è sempre meglio contarsi e ai prossimi, inevitabili appuntamenti, vedremo se la protesta contro questo Premier e questo Governo fra i giornalisti sarà minoritaria. Fra l’altro, cosa che dovrebbe essere nota a molti giornalisti che hanno studiato Max Weber non c’è peggiore linea di quella che viene perseguita da chi trasforma i cronisti in agit-prop. Dimenticando che la maggior parte di loro sono diventati giornalisti anche per sfuggire a quella condizione. Evidentemente, fra i consiglieri del principe male illuminato, c’è chi pensa che elevando lo scontro con la maggioranza dei giornalisti ne trarrà un beneficio. E invece, sottovalutando la forza dell’informazione (in tutti i Paesi del mondo), la faglia che si è aperta sotto i suoi piedi continuerà ad allargarsi con la possibilità di trascinare insieme cortigiani, donzelle, menestrelli, cupi astrologhi, armigeri e orchi incappucciati.
Pietro Caruso – Forlì