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“GHE PENSI MI”

La frase del nostro amatissimo presidente ricorda una battuta d’operetta che ancora risento con la voce in falsetto di Tito Schipa.
di Marisa Brambilla

di Marisa Brambilla | 6 Luglio 2010

“Ghe pensi mi” Ho trascorso alcuni decenni della mia prima vita tra Milano e Brescia, il mio cognome ne fa fede. E la frase che il nostro amatissimo presidente del Consiglio ha pronunciato nei giorni scorsi con la sua tipica presunzione, in realtà, nei miei ricordi, quando ancora in famiglia e tra gli amici si parlava in dialetto, suonava come una battuta da operetta, che ancora risento con la voce in falsetto di Tito Schipa, un comico caratterista del dopoguerra. Era una battuta milanese un po’ smargiassa, da presa in giro per chi si credeva “troppo” qualcosa, e di solito faceva ridere. Ma qui, ora, per noi italiani, la situazione è seria, e non basta certo una battuta da avanspettacolo per tranquillizzarci. Perché pronunciata da un leader che attacca sistematicamente la Costituzione, il Presidente della Repubblica, la Corte Costituzionale, poteri che, a suo dire, non gli consentirebbero di governare. Ma governare come? Senza controlli e senza freni, senza dibattiti nè opposizione, tanto da far dire, all’alleato Gianfranco Fini (o ex alleato?) che qui si corre “un rischio di cesarismo”. Sensazione non peregrina, se nella stessa serata tre grandi reti televisive (TG1, TG2 e TG5) replicano una intervista al premier a senso unico, senza contradditorio, come è nel suo stile. Eppure i problemi ci sono e sono tanti e delicati, ed andrebbero affrontati con la giusta dose di competenza e di buonsenso, a partire dalla recente crisi tra la FIAT di Marchionne, i dipendenti di Pomigliano, la CGIL. Cosa ha fatto, cosa ha detto questo governo, tra l’altro privo del ministro del lavoro e dello sviluppo economico? Un tempo, quando governare era considerata cosa seria, si sarebbe aperto un tavolo di confronto e di trattativa, i ministri competenti avrebbero proposto una mediazione, si sarebbe discusso con i sindacati di questa svolta aziendale che è una svolta di crescita e di ammodernamento, che guarda verso una dimensione del lavoro più flessibile e più moderna, come è già avvenuto in tanti altri paesi più evoluti economicamente, dalla Germania agli Stati Uniti. E che dire del caso Blancher, un plurinquisito nominato ministro senza deleghe, un clamoroso autogol da cui si uscirebbe solo con le dimissioni e le scuse agli italiani. Ma ancora più grave è l’atteggiamento succube di questo governo verso la Lega, che ogni giorno, come un ritornello, chiede secessioni mistificate da federalismo, minaccia l’unità d’Italia e la Costituzione, là dove afferma che l’Italia è “una e indivisibile”. Un continuo insulto alla nostra storia passata e presente. C’è di che preoccuparsi? Tranquilli, ghe pensi mi, dice il nostro ineffabile leader. E gli italiani, tanti, troppi italiani, ancora ci credono.

Marisa Brambilla

Pubblicato in : Primo pianoTag: corte costituzionale, costituzione, crisi, dimissioni, federalismo, fini, germania, gianfranco fini, governo, intervista, italia, lavoro, lega, marisa brambilla, milano, opposizione, presidente del consiglio, presidente della repubblica, repubblica, sindacati, stati uniti, sviluppo, Unità d'Italia

Info Marisa Brambilla

Marisa Brambilla, di origini lombarde, vive ora stabilmente in Toscana, dove è stata per molti anni insegnante di Lettere, poi preside di Licei nell’area fiorentina, sempre impegnata a portare nella scuola progetti innovativi e sperimentali. È autrice di testi di narrativa e di ricerca storica e collabora a riviste e periodici su tematiche scolastiche e di attualità.
Tra le opere storiche ricordiamo: Resistenza Liberale a Firenze, pubblicato nel 1995 per il 50° anniversario della Liberazione e 2 giugno 1946 – Il giorno della Repubblica. Croce e i liberali tra monarchia e repubblica, edito nel 2002, dedicato a Benedetto Croce nel cinquantenario della morte, Gli anni della ricostruzione (2011), Firenze e oltre. I liberali fiorentini negli anni Settanta 2016, tutte in collaborazione con Gianni Fantoni. Infine nel 2018 la raccolta di biografie Per non dimenticare. Liberali nella storia fiorentina e nazionale a cura del Circolo culturale Piero Gobetti di Firenze.

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