
Meloni pure con Vance ribadisce l’acquisto di armi e gas dagli USA e niente tasse sulle big tech.
Senza aver ottenuto in cambio nulla di concreto.
Costa molto cara agli italiani la scelta di questo governo di fare dell’Italia una specie di cinquantunesima stella sulla bandiera a stelle e strisce.
Anche sulla vicenda della guerra in Ucraina, l’affidamento alla guida di Trump è totale, poco importa se fino a ieri Meloni aveva sostenuto Zelensky.
Vance, che è un vicepresidente, viene ricevuto, a Palazzo Chigi, dalla Presidente del Consiglio come fosse un capo di governo, a braccia aperte, con sorrisi e manifestazioni di gioia. Poi, in modo ancor più inusuale, tutti a pranzo insieme, anche con i vicepresidenti Tajani e Salvini, tanto per ribadire che tutto il governo è unito nella svendita dell’Italia all’impero americano di Trump.
Vance invece non sarà ricevuto da Francesco. Il Pontefice già due mesi fa non aveva lasciato che il neoconvertito vicepresidente utilizzasse sant’Agostino contro i migranti. Papa Francesco aveva infatti replicato che il vero amore cristiano è “universale e inclusivo, ispirato alla parabola del buon Samaritano, meditando cioè sull’amore che costruisce una fraternità aperta a tutti, nessuno escluso”.
Forse non è un caso che proprio ieri anche il presidente Mattarella intervenendo sul tema dei migranti si sia espresso con tanta chiarezza, in senso opposto alle politiche del governo italiano, elogiando “le navi che in condizioni estreme salvano vite umane rispettando la legge del mare”.
Però Meloni tira dritto per la sua strada. Nel nome di una comune ideologia ha fatto, in modo definitivo, la scelta di stare con Trump, il quale la ricambia chiamandola Georgia e dicendole che è fantastica.
Per l’Italia significa abbandonare la prospettiva di un impegno serio per rafforzare l’Europa; non si può essere infatti, allo stesso tempo, europeisti e trumpiani.
L’attacco aberrante di Meloni, qualche settimana fa, in Parlamento, contro Spinelli e contro il Manifesto di Ventotene per un’Europa federale, aveva anticipato questa svolta politica.
Trump con il suo lapsus ha ragione: d’ora in poi anche noi chiameremo “Georgia l’americana” la Presidente del consiglio italiana.
Mai nomignolo fu più azzeccato.
Enrico Rossi

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